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Guardia che lavoro, così gli uomini antifurto hanno vinto il buio - Foto e Video

Livorno, insieme a uno dei venti vigilante che rischiavano di restare disoccupati e ora sono stati riassunti dalla Worsp: «Che paura durante quei giorni, adesso abbiamo un futuro»

LIVORNO. La città dorme quando gli uomini antifurto girano per strade nere e deserte: pagati per tenere lontani i brutti sogni dalla vita degli altri. Poi capita che una mattina i cattivi pensieri te li trovi dentro casa e resti sull’uscio pietrificato anche se sei una guardia giurata. Tiziano Morelli, 35 anni, da una settimana indossa la divisa da brigadiere della Worsp, un istituto di vigilanza in espansione che ha sedi in mezza Toscana e non solo: «Abbiamo appena vinto l’appalto per la si ...

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LIVORNO. La città dorme quando gli uomini antifurto girano per strade nere e deserte: pagati per tenere lontani i brutti sogni dalla vita degli altri. Poi capita che una mattina i cattivi pensieri te li trovi dentro casa e resti sull’uscio pietrificato anche se sei una guardia giurata. Tiziano Morelli, 35 anni, da una settimana indossa la divisa da brigadiere della Worsp, un istituto di vigilanza in espansione che ha sedi in mezza Toscana e non solo: «Abbiamo appena vinto l’appalto per la sicurezza al prossimo festival di Sanremo: a febbraio partiamo», dice soddisfatto entrando su una Fiat Panda bianca con appiccicati sulle fiancate gli stemmi rossi del nuovo datore di lavoro.

Per mesi lui e altri diciannove colleghi, sono rimasti in bilico tra la luce fioca di un posto fisso e l’ombra della disoccupazione dove sono caduti 30mila livornesi. E alla fine hanno vinto e il loro premio è stato il buio. Riassunti a tempo indeterminato, unico esempio di riscatto professionale nella capitale dei posti di lavoro perduti. «Dobbiamo ancora riscuotere quattro mensilità e la tredicesima dal vecchio istituto, la Fedelpol, - precisa - ma ora abbiamo un futuro. Nel periodo della trattativa, invece, è stata dura: eravamo in amministrazione giudiziale, ogni giorno era una battaglia. Ho una moglie e un figlio di 5 anni e nonostante il diploma da geometra mi alzavo al mattino e dicevo: “E ora che faccio?”».

Notti livornesi: così lavora una guardia giurata

È da via Bicchierini, una traversa di via Cimarosa - spettrale dopo la mezzanotte - che parte «il giro ispettivo dei bigliettini», come si dice in gergo. «Questa - spiega mostrando una cartellina da vecchio presentatore - è la tabella dove sono segnati i posti da controllare, in tutta Livorno ne abbiamo circa 500, più quelli dotati di allarme. Ce li dividiamo per zona con quattro o cinque colleghi su più turni, solitamente durano sette ore e senza straordinari, perché con i tempi che corrono quelli sono stati praticamente azzerati».

La prima tappa della ronda della sicurezza è una carrozzeria a poche centinaia di metri dalla sede dell’Istituto. «Uno dei paradossi dei vigilante - prosegue Morelli scendendo dall’utilitaria con un blocchettino arancione in mano - è quello di vedere sempre le attività commerciali chiuse. Spesso, quando di giorno entro in un negozio che controllo ogni sera quasi non lo riconosco, oppure è cambiata la gestione da anni e io non lo sapevo. L’altro è che se non cerchi di migliorare e crescere può diventare pesante».

I gesti di questi guardiani silenziosi sono una messa della prevenzione. «Controlliamo che il cancello o la saracinesca non siano stati forzati e inseriamo il bigliettino, ogni giorno di colore diverso per far vedere al cliente che passiamo. Ma bisogna farlo con attenzione perché il nostro modo è strano: non sai quante volte è capitato che la concorrenza passi e lo tolga per poi rubarti il cliente». Da quindici anni, quando ha iniziato a indossare la divisa della Liburnia, ogni notte per sette ore, le uniche compagnie di Tiziano e molti sei suoi colleghi sono la radio, un baracchino, la torcia e una scatola di mentine. «È un lavoro pieno di solitudine e silenzi - prosegue fermandosi in via di Popogna, davanti all’ingresso della Cantina del Sole - soprattutto d’inverno quando il rischio più grande è quello che ti sorprenda il sonno. Perché quando fa freddo sei costretto ad accendere l’aria calda e quella è come una ninna nanna. Ecco perché tanti colleghi fumano come turchi oppure bevono tanti caffè. Personalmente quando sento arrivare lo svarione dell’abbiocco mi fermo, prendo un caffè, al massimo due per notte. E riparto: non voglio mica finire in un fosso con la macchina...».

LO SPECIALE SULLE NOTTI LIVORNESI

La sveglia che non sa di caffeina e tabacco la dà l’allarme di uno dei locali da controllare. Stanotte suona poco dopo la mezzanotte quando il giro è arrivato a metà e le briciole della sicurezza sono disseminate tra viale Carducci, viale della Libertà, via Cairoli, piazza Benamozegh e piazza Grande. «Ce l’ho io il tuo foglio di marcia - risponde al collega che lo chiama sul cellulare - tu entravi più tardi, non ti ha chiamato Maria dalla centrale? Facciamo così: vengo a prendere le chiavi e vado». Il tempo ora corre più forte. «Dobbiamo andare a Mortaiolo, nella zona di Collesalvetti - dice imboccando la Variante - c’è da verificare la situazione dentro alla Migro, un grande magazzino che vende alle partite Iva e fare un sopralluogo in un’azienda lì vicino che si occupa di fotovoltaico».

Tiziano ha gli autovelox lungo via delle Sorgenti tatuati sugli occhi. «La maggior parte non funziona, ma io rallento comunque per non mettere a rischio la mia patente», spiega scalando. «La soddisfazione più bella del nostro lavoro? Arrivare su un furto prima delle forze dell’ordine - va avanti - e spesso capita perché noi abbiamo quindici minuti di tempo».

Ma non chiamateli poliziotti o carabinieri mancati. «Noi proteggiamo i beni, non le persone, ma come le forze dell’ordine siamo soggetti a visite periodiche, test tossicologici ed esami delle urine, oltre a prove di tiro perché molti di noi hanno il porto d’armi, insomma i tempi della guardia giurata in bicicletta che mette i bigliettini dopo il tramonto fa parte della storia». La città è alle spalle come il falso allarme dentro al supermarket. Davanti solo campi e strade bianche. In lontananza i piloni che sostengono la Fi-Pi-Li e un bivio che porta alla Sp 555. È la strada del ritorno dell’ultima notte livornese.  (prima puntata 10 ottobre 2016 - fine)

La notte dei vigilantes, tra allarmi e bigliettini tengono lontani i brutti sogni