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Una notte in Maternità: «Si entra coppia e si esce famiglia», la vita inizia qui - Foto

Livorno, nel reparto dove fino a ieri i nonni vedevano sfilare i matti del paese, i loro nipoti oggi conoscono la gioia della natività. 878 i bambini venuti al mondo a Livorno nei primi undici mesi del 2016, l'ultimo si chiama Leonardo e dorme nella culla vicino alla mamma

LIVORNO.  La vita inizia qui, al primo piano dell’Ottavo padiglione dell’ospedale di Livorno, tra cicogne disegnate sulle pareti e foto di pancioni sorridenti appese davanti all’ingresso. È nella struttura dove fino a ieri i nonni vedevano sfilare i matti del paese che i loro nipoti - oggi - conoscono la pazza gioia della natività, nascosta al di là di una porta a vetri che si apre digitando un codice segreto. Sopra c’è scritto in rosa e azzurro: “Sala parto”. «Da qui si entra coppia e si es ...

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LIVORNO.  La vita inizia qui, al primo piano dell’Ottavo padiglione dell’ospedale di Livorno, tra cicogne disegnate sulle pareti e foto di pancioni sorridenti appese davanti all’ingresso. È nella struttura dove fino a ieri i nonni vedevano sfilare i matti del paese che i loro nipoti - oggi - conoscono la pazza gioia della natività, nascosta al di là di una porta a vetri che si apre digitando un codice segreto. Sopra c’è scritto in rosa e azzurro: “Sala parto”. «Da qui si entra coppia e si esce famiglia e la felicità è garantita», spiega sulla soglia con un ottimismo contagioso Francesca Mosconi, 31 anni, ostetrica di un turno di notte senza Luna piena, sacchi rotti e urgenze. Certo, a volte qualche stranezza capita anche adesso che il reparto è stato ristrutturato e la follia certificata ha traslocato altrove.

«Una volta dopo un parto una donna è scappata e l’abbiamo dovuta rincorrere per il corridoio - racconta Stefano Masoni, quindici anni nel reparto di Maternità dell’ospedale di Cecina prima di tornare a casa - una mamma, in un’altra occasione, aveva portato con sé un cd per rilassarsi e alla fine per festeggiare abbiamo cantato tutti insieme. È anche capitato che una signora decidesse di mangiare la propria placenta. Ma questi sono casi estremi, il più delle volte fila tutto liscio: alla tristezza cerchiamo di impedire l’ingresso».

L’ultimo miracolo dell’esistenza si chiama Leonardo Mattei, è venuto al mondo in un venerdì di dicembre alle 19.12, pesa poco più di tre chili, ha una cresta castano scuro in testa, il viso pieno di grinze simpatiche e dorme stringendo i pugni nella culla della stanza numero uno sfoggiando un pigiama verde fluo. Mamma Lorena Fonte, invece, è seduta sul letto a pochi centimetri dal suo primo figlio, ha una vestaglia con le carote disegnate sopra e l’espressione di chi ha superato un dolore scritto anche nella Genesi e che ora assapora la felicità. «Se ho avuto paura durante il parto? No, mai. Se ho sofferto? Sì, lo ammetto. Un po’ di agitazione - va avanti - ti viene, ma ero preparata, i corsi propedeutici che ti fanno fare prima ti aiutano molto: sapevo quando venire in ospedale e cosa mi stava accadendo: “Quando le contrazione sono regolari muovetevi”, ci avevano ripetuto. Così intorno alle 6,30 ho iniziato a sentire i primi dolori, ho preso la valigia e sono venuta in reparto. Ma il vero travaglio è iniziato molto più tardi, verso mezzogiorno».

Il dottor Masoni sta in piedi e ascolta l’ultima paziente che ha seguito una lacrima dopo un urlo raccontare la strada che porta a dare la luce. «Ho partorito in piedi, una cosa che non avrei mai pensato di fare: nei film mica succede così... Alla fine ero stanca, non ce la facevo più e ho urlato dal dolore, credo di non averlo mai fatto così forte in vita mia. Poi è scattato qualcosa dentro di me, ho tirato fuori la grinta, mi sono detta: ora o esce o esce. E Leonardo è uscito e tutto è passato in un istante». Per provare a capire i segreti del parto naturale moderno è necessario percorrere un corridoio in linoleum che sa di disinfettante, lasciarsi alle spalle la sala degli specchi ed entrare nelle stanze che medici e infermieri chiamano con quattro colori diversi. «Il parto - spiega Masoni dietro agli occhiali tondi - ha i suoi tempi che sono diversi per ogni mamma. Il nostro primo compito è accompagnare ogni donna in questo percorso fino a quando non è pronta. Alcune dopo le prime contrazioni hanno bisogno di ricaricarsi e diamo loro un cioccolatino, altre vanno dritte».

Davanti a questo bivio di passione si aprono due strade che portano nello stesso posto bellissimo che sa di carne e sangue. «La mamma - spiegano i dottori citando il protocollo - può scegliere di sottoporsi all’anestesia epidurale o trascorrere il travaglio in una vasca piena d’acqua che allevia la sofferenza». È da qui che si vedono le stelle, e non è solo un’illusione ottica per via del sistema di luci montato sopra all’ invaso. «In tante partoriscono sulla sedia olandese - prosegue l’ostetrica indicando una poltrona simile a quella di un dentista se non fosse per una apertura sulla seduta- ma la cosa che consigliamo a tutte, è di assumere la posizione nella quale stanno più comode, poco importa se è in piedi, attaccata alla corde oppure sdraiata».
Sempre più spesso dietro a una donna che partorisce c’è il padre del bambino a fare il tifo, come ha fatto Nico poche ore prima. «Il mio compagno - conferma Lorena - mi è stato vicino, mi ha sostenuta. E dire che io pensavo che svenisse». Leonardo, che non ha intenzione di svegliarsi, sarà un uomo nel 2050 e avrà tre amici su dieci di origine straniera. La città che verrà la disegneranno anche gli 878 bambini venuti al mondo a Livorno nei primi undici mesi del 2016.

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«Sono felice che cresca qui - ammette Lorena che tre anni fa per amore si è trasferita in Toscana da Torino - è a misura d’uomo e c’è il mare. Noi abitiamo in zona San Marco: dopo tre mesi che scendevo a fare la spesa mi salutavano tutti, una cosa impossibile altrove: mi sono sentita a casa. Un difetto? Siete fissati col sole, d’estate per voi il mondo si può anche fermare ma non capisco come facciate a stare su uno scoglio per tutte quelle ore. Cosa sogno per il futuro di mio figlio? Che sia felice, mi basterebbe». Poco importa se mamma e papà si sono scordati il fiocco azzurro da attaccare alla porta. La pazza gioia è comunque un regalo unico.

Nel reparto di Maternità, dove nasce la città del futuro