Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

La notte dei piloti tra mare e terra: così domano i giganti ballando col vento

Livorno, viaggio con i comandanti senza nave che ogni giorno parcheggiano i natanti in banchina: «In 15 anni le dimensioni delle navi sono passate da 180 a 306 metri, ma il porto è rimasto lo stesso. Chi studia il traffico portuale non si capacita come sia possibile manovrare»

LIVORNO. Nel frigorifero del castello costruito tra mare e terra in via del Molo Mediceo c’è una frittata di zucchine incartata con cura. L’ha preparata donna Teresa prima di salutare e andarsene. «Questa - dice con un sorriso Massimiliano Lupi, capo dei piloti del porto di Livorno da meno di due anni - è per i tre colleghi che fanno la notte, ma credetemi: non vedrà l’alba». Due stanze più avanti, nella sala comandi illuminata a giorno e affacciata sull’imboccatura del porto di Livorno, Giu ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

LIVORNO. Nel frigorifero del castello costruito tra mare e terra in via del Molo Mediceo c’è una frittata di zucchine incartata con cura. L’ha preparata donna Teresa prima di salutare e andarsene. «Questa - dice con un sorriso Massimiliano Lupi, capo dei piloti del porto di Livorno da meno di due anni - è per i tre colleghi che fanno la notte, ma credetemi: non vedrà l’alba». Due stanze più avanti, nella sala comandi illuminata a giorno e affacciata sull’imboccatura del porto di Livorno, Giuseppe Vicchio, stazza da pilone e accento romano, controlla il traffico dei giganti in arrivo e in partenza; in sottofondo, dal canale 12 del Vhf, si sentono le voci del mare uscire da una conchiglia nera. «Su questo schermo - spiega indicando i puntini che si muovono come formiche sulla mappa - ci sono tutte le imbarcazioni con cui abbiamo a che fare: bettoline, navi da diporto, gasiere, mercantili, crociere e perfino sottomarini. Noi entriamo in azione quando raggiungono questo cono di colore diverso, più scuro: segna le tre miglia davanti all’ingresso del porto, un cuscinetto di sicurezza creato nel 1991 dopo la tragedia del Moby Prince. Quello - va avanti - è invece il programma di questa sera».

I tre mostri galleggianti da ormeggiare da qui a qualche ora si chiamano Zeus, Puglia e Regina. I loro nomi si leggono in blu su un tabellone che potrebbe essere in un aeroporto o in una qualunque stazione ferroviaria. «Sono tutte navi passeggeri, pesano tra le 500 e le 2000 tonnellate, lunghe anche più di duecento metri e larghe fino a ventiquattro». Il compito di questi comandanti senza nave che ogni anno ballano tra le onde con mille giganti diversi, è quello di salire a bordo, prendere il timone e far arrivare la nave in banchina, possibilmente senza far danni: evitando spigoli, scogli, altrui prue e fondali dragatati poco o male.

Piero Picchi, 47 anni, barba e cappello da marinaio, è uno dei dieci livornesi che fa parte dell’ultima corporazione italiana, citata perfino nella Bibbia e lodata da Seneca (Un grande pilota sa navigare anche con la vela rotta). «Per l’opinione pubblica - precisa Picchi prima di salire sulla pilotina che lo porterà sottobordo della Puglia - guadagniamo molto e lavoriamo poco. Ma in pochi si rendono conto di quanta preparazione e quanti rischi ci siano dietro a quello che facciamo. L’adrenalina passa da zero a mille in pochi istanti, è necessario essere preparati a qualsiasi inconveniente, alle 5 del mattino lucidi e al pezzo e vi assicuro che farlo anche con 35 nodi di libeccio, magari al buio, come adesso, ti fa sentire dentro a una lavatrice».

Ma c’è dell’altro: «In quindici anni - prosegue - le dimensioni delle navi sono passate da un massimo di 180 a 306 metri, ma il porto è rimasto lo stesso. Ecco perché chiunque faccia studi sul traffico portuale qui da noi, non si capacita come sia possibile manovrare a Livorno. Noi ci riusciamo - ammette con orgoglio - perché siamo bravi». Una massima che i ventuno piloti ripetono per spiegare la filosofia del loro lavoro, fa più o meno così: «La nostra competenza si vede dalla capacità di portare la nave dove vogliamo noi ascoltando le sue inclinazioni e conoscendo il palco sul quale dobbiamo farla sedere dopo aver ballato».

Vivere sull’acqua e non uscire mai in mare aperto è uno dei paradossi di questo organo privato e indipendente legato però a doppio filo alle esigenze di Capitaneria e Ministero dei trasporti. Un altro lo scopriamo quando il charter con a bordo i quattro piloti punta dritto per dritto contro la murata di sinistra della Sardinia Regina in arrivo da Bastia. «In mare soltanto noi andiamo contro le altre navi - spiega Lupi mentre Giuseppe esce dalla coperta per mettersi sul ponte - ma è solo un’esigenza: questo ci permette di affiancare l’altro natante e andare alla sua stessa velocità per far sì che il collega si aggrappi alla biscaggina senza il rischio di essere risucchiato dallo spostamento dell’acqua».

La scaletta di corda e legno diventata un nome comune di cosa noto ai più dopo la tragedia della Costa Concordia, penzola tra le onde e l’acciaio da una porticina che dà accesso ai garage, un pertugio dal quale si arriva alla testa del gigante da addomesticare.

«Una volta - ricorda Piero - c’era mare grosso, sono scivolato mentre salivo, ho provato a fare come Gatto Silvestro per tenermi, ma alla fine sono caduto di schiena e mi sono fatto pure male». In una notte senza brezza tra odore di gasolio e salmastro le cose vanno decisamente meglio e quando la prua della pilotina ruota per tornare verso la terra ferma si fa fatica a distinguere le luci del mare dalle luci della città, il porto Mediceo dalla Darsena Toscana, il Morosini dal faro, il mastio di Matilde dal vecchio silos dismesso. «Il sistema Livorno - si lascia andare Lupi mentre guarda la prua della Zeus scarrocciare verso il porto - ha delle potenzialità incredibili. Porti come La Spezia e Genova sono affogati, mentre noi abbiamo potenzialità sia sul mare che a terra. Ecco perché sono fiducioso che con la costruzione della Darsena Europa le cose potranno cambiare: il porto viene raddoppiato. Noi ci abbiamo lavorato con il simulatore e le cose cambieranno in meglio».

Magari pure per l’economia della città che sta andando a fondo nonostante i 700 mila crocieristi censiti nei primi nove mesi del 2016. «Noi oggi - conferma Piero dopo aver sistemato la Puglia tra un mercantile e l’accosto ed essere entrato in cucina - siamo i primi e gli ultimi che i passeggeri vedono a Livorno». Spesso anche gli unici, purtroppo.

Di notte con i comandanti senza nave che "parcheggiano" i giganti del mare