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Maestra a processo, "bambino costretto a leccare le briciole"

Livorno: l'accusa è di aver spinto la testa del piccolo sul tavolo. La donna coinvolta è la stessa per cui protestano i genitori della scuola in cui è stata trasferita

LIVORNO. La testa del bambino di appena tre anni spinta verso il tavolino per fargli leccare le briciole del biscotto che poco prima aveva sparso sul piano. E a mo’ di provocazione gli ripeteva: «È buono, è buono?».
È questa la punizione che una maestra di 45 anni originaria di Grosseto ma residente a Livorno, avrebbe inflitto la mattina del 26 febbraio scorso a uno dei piccoli che frequentano una scuola materna del centro città. Un comportamento che quel giorno non è passato inosservato all’interno dell’istituto e ha dato origine prima a una denuncia, poi a un’indagine della Procura e infine alla sospensione dell’insegnante (rientrata poi al lavoro).
L’ipotesi d’accusa nei confronti della donna è quella «di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina»: un reato per il quale è prevista una pena fino a sei mesi di reclusione.

Nei giorni scorsi il pubblico ministero Fiorenza Marrara, titolare del fascicolo, ha chiesto la citazione diretta a giudizio (il reato non prevede l’udienza preliminare) nei confronti della maestra di cui non facciamo il nome (così come non facciamo quello della scuola) per tutelare sia il bambino vittima degli abusi sia gli altri minori che frequentano l’istituto. E la prima udienza è stata fissata dal tribunale di Livorno per i primi giorni di febbraio. Il risvolto penale della vicenda è solo l’ultimo in ordine di tempo di una situazione che ha creato diversi disagi e tensioni, soprattutto tra i genitori della scuola dove è avvenuto il presunto abuso, e tra quelli dove la maestra è andata a prestare servizio in questo nuovo anno scolastico.

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Proprio nella materna dove la donna è stata assegnata nelle scorse settimane i genitori in diversi occasioni hanno chiesto spiegazioni e protestato con la preside, fino a non mandare a scuola, in qualche caso, i loro figli.
Tra i genitori molto preoccupati c'è chi segnala, anche, che le finestre dell'aula dove fanno lezione i piccoli, sono state tappate con alcuni cartelloni in modo tale da non poter guardare dentro.
«Abbiamo sottolineato la straordinarietà del caso, giustificando la così la nostra presenza senza preavviso - spiegavano nei giorni della protesta - Abbiamo pure insistito sul fatto che sarebbero serviti solo 5 minuti di confronto con la dirigente. Alla fine ci ha fatto capire di aspettare, noi speravamo per il meglio, invece sono arrivati alcuni poliziotti».

Le famiglie, all’inizio di ottobre hanno presentato un esposto ufficiale inviato all'Ufficio scolastico provinciale, all'Ufficio scolastico regionale, alla dirigente scolastica, al sindaco Filippo Nogarin e al ministero dell'Istruzione. «Ogni giorno che passa per noi genitori è un problema - spiega il padre di uno dei bambini che frequenta l’asilo - In base a quello che ci viene detto dalla scuola, ed è per questo che cerchiamo informazioni che non arrivano, decideremo se cambiare scuola ai nostri bambini». Il babbo racconta, comunque, che alcuni genitori stanno già valutando altre materne private.
 

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