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Sempre meno abitanti a Livorno e sempre più vecchi

Continua il calo demografico: La popolazione di Livorno è appena sopra i 159mila. Ogni 100 under 15 ci sono ben 219 over 65

LIVORNO. Poche nascite, molto meno dei decessi, età media elevata e flusso migratorio insufficiente. L’andamento demografico della nostra provincia sui dati Istat per il 2015, illustrato a Livorno da Mauro Schiano, dell’ufficio studi della Camera di Commercio Maremma e Tirreno, conferma un preoccupante calo della popolazione e la tendenza ad un suo progressivo e inesorabile invecchiamento. Solo a Livorno città, dove il fenomeno non è certo nuovo, il saldo naturale per il 2015 fa segnare un meno 906 (1187 i nati contro 2093 morti) per una popolazione che appena in un anno, comprendendo anche il saldo migratorio positivo di residenti arrivati da altri comuni (+ 583 unità) è scesa comunque da 159.542 a 159.219 abitanti.

Il dato è più o meno omogeneo in tutti i comuni della provincia livornese, dove il numero delle morti supera supera il numero delle nascite, con alcuni casi in cui è anche il doppio, oppure addirittura come a San Vincenzo che è quattro volte superiore. Con questo trend, ha spiegato Schiano, la popolazione “indigena” nei centri più piccoli rischia di scomparire, portandosi dietro la perdita delle nostre radici culturali. Se non ci saranno cambiamenti, tra una ventina d’anni, quando cioè il picco dell’ultimo babyboom, ovvero i cinquantenni di oggi, arriverà all’età della pensione, se ne vedranno gli effetti concreti.

Sono numeri che si portano dietro infatti anche tutta una serie di conseguenze economiche sul Welfare, che vanno dal maggior peso dell’incidenza delle pensioni, all’aumento delle lungo degenze nelle strutture ospedaliere e a quello dei costi per cure mediche, a cui si deve sommare un conseguente calo dei consumi interni con ripercussioni negative anche sulla rete di distribuzione commerciale: gli anziani tendenzialmente spendono meno e fanno acquisti vicino casa.

Conseguenze che si riflettono poi sul sistema imprenditoriale, creando difficoltà sia nella continuità generazionale di certi mestieri che nella qualità dell’offerta di lavoro, favorendo le "fughe dei cervelli".
Nel territorio della provincia livornese, anche se il tasso di crescita migratorio come detto in precedenza è positivo (+2,66%) con valori in aumento rispetto al 2014 e superiori al resto alla media regionale e nazionale, non è però sufficiente a colmare il gap tra nascite e decessi, tanto che il tasso di crescita totale, - 3,31 %, è quasi tre volte inferiore a quello del Paese (-0,87%), mentre in Toscana si attesta sul - 2,20%. Sul fronte stranieri, nell’area di Livorno sono 12.318 i residenti provenienti da altri Paesi (130 le nazionalità presenti), con una preponderanza di donne in certe comunità legata alla professione di badante.

Anche per quanto riguarda il numero medio di componenti per famiglia, 2,15, Livorno è agli ultimi posti, a fronte di una media regionale di 2,27 e nazionale di 2,34. Inoltre, proprio perché nella nostra provincia nascono pochi figli e la popolazione è più vecchia abbiamo un tasso di mortalità elevato: 12,95% a fronte del 12,10% regionale e del 10,66% nazionale. A questo proposito un dato su tutti rappresenta  la situazione del territorio livornese: per ogni cento giovani sotto i 15 anni, gli over 65 sono 218, contro i 195 in Toscana e i 161 in Italia. In particolare, su cento livornesi, 19,4 hanno 70 anni e più (18,3 in Toscana), 28,2 un età compresa tra i 50 e i 69 anni, 27,6 tra i 30 e 49, con un brusco calo nella fascia 15 - 29 anni, 12,7, che scende a 12,1 tra zero e 14 anni.

«E’ un dato davvero preoccupante - ha commentato il presidente Riccardo Breda - perché non immaginavo che nella nostra provincia ci fosse questo livello di invecchiamento». Come invertire la tendenza e attrarre giovani evitando le fughe? Secondo Breda la ricetta è quella di cercare di creare opportunità su un territorio costiero che esprime eccellenze e dove c’è comunque un’alta qualità della vita, ma in cui spesso mancano le condizioni per crearsi una

famiglia. «Il mondo ormai è diventato piccolo, si viaggia e ci si sposta dove si riesce ad avere rapporti di lavoro più lunghi e più stabili, e dove si riescono ad avere maggiori sicurezze economiche. Ed è questo che dovremmo essere in grado di fare anche qui», conclude Breda.
 

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