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Livorno di spalle, l’altro aperitivo con Robiotta 2.0 tra zazzere, pottine e tendenze -  Le foto

Livorno di spalle, l’altro aperitivo con Robiotta 2.0 tra zazzere, pottine e tendenze - Le foto

Livorno, viaggio con la Cenerentola pestifera dei social: “Ma ti ’eti, io sono asociale e la sera mi garba di morto sta’ in casa con le babbucce”

LIVORNO. La Cenerentola pestifera dei social - la definizione le farà dire: Ma ti ’eti, io sono asociale e la sera mi garba di morto sta’ in casa con le babbucce” - esce dal Palazzo di Vetro con un paio di minuti di anticipo sull’orario dell’appuntamento. Prende il casco sotto la sella del motorino, se lo infila spostando i capelli neri e argento e sale in Vespa. «Dove andiamo? Ah, devo decidere io? No dai, vabbè, allora torna indietro: si va in piazza Garibaldi, c’è un posto bellino dove fanno aperitivo».

Davanti a Robiotta, all’anagrafe Roberta Bancale, 34 anni, professione maestra elementare di sostegno, il Re, ma anche il Piccolo Principe, è sempre nudo, e se per disgrazia se lo trova davanti ancora vestito, va comunque spogliato. «Diciamo che sto attenta a cose a cui gli altri non fanno più attenzione», spiega mentre la Vespa scala, si piega e imbocca il Voltone di piazza della Repubblica in un sabato senza autunno, metà “Caro Diario”, metà Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Un esempio della sua indole? «Il libro di Saint-Exupéry - spiega - è diseducativo: pieno di metafore sbagliate, a cominciare dal voler addomesticare la volpe». Dall’universale al particolare, il passo è breve. Così come la retorica del Piccolo Principe, le fanno venire la ciccia di gallina anche zazzere esagerate, la ricerca ossessiva di abbinare colori nel vestiario «quest’anno se un’ ti vesti di giallo non sei nessuno», scarpe lucide e profili alla “Uomini e Donne” che «c’hanno la forfora sulle spalle».

Stesso approccio per storture, ipocrisie e falso buonismo. «Ogni giorno vedo questo, che noia che barba», ha scritto su Twitter (@robiotta ha più seguaci di un sindaco) postando - lei che gestisce la pagina Instagram di Igers Livorno- la foto di un tramonto da cartolina alla Terrazza Mascagni. La sintesi del suo motto, diventato anche una rubrica sul Tirreno, è per l’appunto “Mettici un toppino”. «Perché bisogna sempre mettere un punto alle cose, non si può fare niente per forza, nemmen’ l’aceto».

Così il sapore che ti lascia in bocca un aperitivo con Robiotta è agrodolce, quasi amaro. Perché lei la movida livornese la guarda e la declina da un’angolazione diversa, magari di spalle, come la fortunata striscia di personaggi che disegna di schiena (sono opera sua i Quattro Mori stilizzati, simbolo del nostro viaggio nelle notti livornesi), e i soggetti si riconoscono da piccoli particolari: un cappello, l’acconciatura, il fondo schiena, un accessorio.

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«Ho cominciato per caso usando una applicazione dello smartphone. Poi devo dire che la cosa mi è un po’ sfuggita di mano...», disegni stampati sulle magliette per beneficenza, richieste da ogni dove per essere protagonista di una delle caricature e ora c’è pure chi sta provando a rubarle l’idea. «Ma dimmi te - si imbarazza - mi toccherà anda’ a registrare il marchio». Poi cerca di spiegarsi meglio riducendo il concetto della sua idea ai minimi termini. «Il mio disegnare le persone di spalle non è menefreghismo, prendi il cane: quando si vogliono conoscere che fanno? Si annusano da dietro. Invece ormai devi essere per forza un modello perché le persone ti considerino».

La Monmartre che guarda la Fortezza Nuova e un futuro migliore di quello di un ghetto, è mezza deserta: saracinesche abbassate, quattro peruviani che giocano a poker su una panchina di granito e in fondo, sotto agli alberi, solo la luce del chiosco di “Madame Bovar” restituisce un sapore bohémien alla serata. «Mantellini non mi guardare così - dice ad un amico seduto vicino al bancone anticipando un eventuale pettegolezzo - lui è del Tirreno e lo ’onosco da una vita. A proposito, mi aiuti a fare il trasloco che mi trasferisco in Venezia?».

Il suo maestro Ettore Borzacchini, all’anagrafe Giorgio Marchetti, scomparso da oltre due anni, le ripeteva una cosa: «Stai per conto tuo, saluta tutti perbenino ma in giro c'è pieno di stronzoli supponenti e invidiosi pronti a saccheggiarti. Stai alla larga da chi ti vuol consigliare sempre la cosa giusta». E Robiotta per conto suo ci sta di lusso anche se il suo impegno sociale, per gli altri, è quotidiano. «Via Cambini - dice dopo averla costretta a fare un salto su Las Ramblas amaranto, (quattro bar in sette metri ) - è un chicco, ma il sabato è un cicciaio. Per prendé un bicchiere di vino ci voglian due ore, per fa du’ parole devi usà il megafono sennò non senti nulla di vi a lì e dove ti giri ti giri vedi solo piedi, anche bruttini a dire il vero. Ecco perché quando ci vengo, evito il sabato sera».

La riflessione successiva è sui luoghi di ritrovo perduti in città. «Quando ero piccina - ricorda - piazza Attias o la Baracchina Bianca erano piene di gente. Ci si vedeva lì e si passava le serate a chiedersi: “Cosa si fa?”. C’erano le pottine, i cugi e i punkabbestia. Ora la città si è incattivita per via della miseria e ha perso questi salotti. Prendiamo piazza XX Settembre. Come’era bella quando c’era il Mercatino Americano? Entravi e ti perdevi tra l’odore dei Levi’s e quello delle gomme da masticare alla paprika».

È l’ultimo bicchiere di nostalgia che tanto sarebbe piaciuto a Piero Ciampi e Amedeo Modigliani prima di riportare la Cenerentola dei social nel suo Palazzo di Vetro; osservarla, di schiena, mentre si allontana, pensando che stia guardando il mondo, per infilargli un dito nell’occhio.

 

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