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Il cane Kyra compagna di scuola darà forza a Mario

Bartoli continua la battaglia per portare la sua lupacchiotta alle scuole serali. La provveditrice: «Decide il preside»

LIVORNO. Qui, Kyra, qui. Lei ti corre incontro e poi si mette seduta, la carezza le fa socchiudere gli occhi, si perde per un attimo in cortesie per gli ospiti, poi torna al suo posto. E qual è il suo posto? Accanto a Mario che se ne sta sdraiato sul divano per una brutta labirintite. Ma la battaglia continua e la petizione su change.org sta raccogliendo firme ogni giorno e forse potrebbe aprirsi uno spiraglio. La battaglia di Mario Bartoli per portare la lupacchiotta Kyra nelle aule dell’istituto Orlando dove vorrebbe iscriversi ai corsi pomeridiani per adulti e prendersi quella licenza media che non ha potuto prendere da ragazzino.

Certo Kyra non è un cane qualsiasi e soprattutto la coppia Kyra e Mario non racchiude una comune relazione cane padrone. Perché Kyra non può vivere senza Mario ma soprattuto Mario non può vivere senza Kyra: lei, arrivata cucciola in casa quando era da poco morto il figlio govanissimo Chistian, in questi anni lo ha acompagnato in un’inarrestabile attività di volontariato, con la protezione civile ma anche a scuola. Vivono in simbiosi Mario e Kyra e certamente per Mario è doloroso separarsi dalla sua amica a 4 zampe, doloroso e traumatico.

Ecco potrebbe passare da qui, nella necessità di avere accanto il suo cane che lo ha aiutato a cavalcare il dolore come una persona non vedente necessita del suo cane guida, la soluzione del problema. Perché non c’è una legge che vieta in assoluto ai cani di entrare nelle scuole, solo che devono esserci delle condizoni, dei requisiti. Spiega Susanna Ria, esperta cinofila con tanta esperienza alle spalle tra pet therapy e addestramento: «Per portare un cane a scuola per la pet therapy occorrono certficazioni e un addestramento speciale. In questo caso però non si tratta di pet therapy bensì della necessità di un singolo di avere accanto il proprio animale. Una necessità che deve essere certificata da un medico mentre per il cane occorre un esame che ne garantisca lo stato di salute e la capacità di stare in un ambiente come la scuola». Mario non si scompone: «Certo che io non riesco a stare lontano da lei, non posso pensare se la dovessi perdere e comunque senza di lei riununcio, non ci vado a scuola».

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La provveditrice Anna Pezzati è possibilista: «Non conosco la situazione e non è comunque competemza del provveditorato decidere su una questione di questo tipo. È il dirigente scolastico che deve valutare. Ma certo il fatto che si tratti di corsi per adulti e di un rapporto così particolare tra cane e padrone sarà un elemento di cui verrà tenuto conto». Su Facebook intanto il popolo di Kyra scende in campo da tutta Italia. Tanto che la propotrice della petizione, Gabriella Bioli, è abruzzese.

Mario è ottimista. Come lo era qualche anno fa prima di vincere un’altra battaglia, quella dello stadio. Si rivolse al difensore civico e alla fine ottenne il sospirato pass per portarsela in Curva Nord la sua Kyra su quelle gradinate dove anche Christian aveva fatto il tifo per il Livorno. «Io e Kyra siamo talmenti affezionati l'uno all'altra che non riusciamo a staccarci per lungo tempo, e per questo ho insistito a chiedere il libero accesso per il mio cane - spiega Mario Bartoli - se io fossi andato alla partita e lei fosse rimasta sola, ne avrebbe sofferto terribilmente. Pensate - aggiunge - che sono riuscito ad ottenere il permesso di averla con me al mio matrimonio».

Mario Bartoli spiega che il suo cane, che fa parte del gruppo cinofilo di Rosignano ed ha una montagna di brevetti, come cane di protezione civile ha libero accesso ovunque, ma fino ad allora non poteva entrare allo stadio. «Proprio per questo avevo deciso di rinunciare a mia volta, poi il difensore civico mi ha scritto spiegando che nel regolamento dello stadio non c'era niente che impedisse a Kyra di entrare. Così alla fine, dopo un paio di risposte negative - conclude Bartoli - è arrivata una telefonata del Livorno Calcio che mi annunciava che era arrivato dalla questura il permesso di portarla come me allo stadio».

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