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Il Tirreno da 140 anni una bandiera - L'editoriale

Il Tirreno da 140 anni una bandiera - L'editoriale

Questo giornale è una festosa bandiera - di carta o digitale che sia, ma pur sempre bandiera - per i lettori che avranno l'orgoglio di innalzarla. E noi con loro

In punta di piedi. Così si entra in un giornale come “Il Tirreno”, 140 anni di storia l'anno prossimo, un'autorevolezza indiscussa, radici ben salde nei propri territori. In punta di piedi, perché i giornali sono un corpo vivo e meritano rispetto; non solo per la loro gloria passata, ma innanzitutto per il loro presente e ancor più per un futuro ancora da delineare. Chi non ha memoria, chi non porta rispetto alla propria storia, non può avere consapevolezza della realtà e tende a comportarsi con approssimazione, se non addirittura con arroganza intellettuale. Chi ha rispetto per la tradizione, invece, può ambire a innovarla. Sulla carta, sul web, sui social, in un rapporto costante e dialogante con la propria comunità di lettori.

Il mondo intorno a noi cambia a ritmi ansiogeni. Difficili da comprendere. Il Grande Disordine ci sovrasta e ci sgomenta. Penetra nelle case attraverso la tv, i giornali, internet. Alimenta un senso di insicurezza che si dipana lungo linee immaginarie da Lampedusa a Washington, da Mosca a Londra e attraversa inconsciamente le nostre stesse città. Assistiamo, spesso impotenti, alla globalizzazione della paura. L'instabilità come motore delle vicende umane. È in crisi lo stesso concetto di democrazia, così come l'Occidente lo ha elaborato negli ultimi 70 anni, dalla fine della Seconda guerra mondiale. Estremo paradosso della Storia: l'Europa - il sogno di un continente in pace, libero e tollerante - si sta dissolvendo nelle urne. Con il voto democratico, cioè con lo strumento più popolare e più legittimante che tre secoli di cultura politica hanno tramandato. Brexit, presidenziali americane, elezioni tedesche: l'egemonia culturale delle classi dirigenti svanisce nelle urne. È un processo che ci tocca da vicino, molto più di quanto si possa credere. Accade nel municipio di Livorno come nei capannoni industriali di Prato, nella sofisticata Capalbio come nella cosmopolita Pisa.

In Italia il corpo a corpo tra il Sì e il No nel referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre è dentro le dinamiche che avvelenano l'Europa intera. Non si sottrae alla crisi delle élite. “Il Tirreno” dunque non si schiererà né per l'una né per l'altra opzione. Si sforzerà invece di fornire strumenti di analisi e di comprensione, perché la conoscenza è fonte per la coscienza.

Ecco, nella crisi della rappresentanza sociale, se i partiti sono collassati sotto il peso della loro imbarazzante leggerezza, se mancano luoghi di discussione pubblica, se le classi dirigenti agiscono per cooptazione amorale e faticano a selezionare personalità di valore, se la recessione logora un sistema economico che ha dispensato benessere, un giornale come “Il Tirreno” si offre come bussola per districarsi nella complessità della propria città e del territorio che la circonda.

Eredito da direttori eccellenti che si sono succeduti alla guida del giornale una storia imponente. La ripercorreremo insieme nel corso del 2017: sono rari in Italia i quotidiani che possono celebrare i loro primi 140 anni.

Ringrazio Roberto Bernabò, amico sincero, professionista che fa onore a questa terra, per tutto quello che ha fatto per “Il Tirreno” e continuerà a fare, lo so, anche da Roma. Con la redazione, mossa dall'amore per i propri luoghi, continueremo a praticare formule di dialogo e di confronto con le comunità

locali. Dall'Editore ricevo piena libertà, sperimentata in una consuetudine ormai quasi trentennale.
Questo giornale è una festosa bandiera - di carta o digitale che sia, ma pur sempre bandiera - per i lettori che avranno l'orgoglio di innalzarla. E noi con loro.
 

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