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Provinciali in guerra con Nogarin: «Mi accusa perché non ho promosso chi voleva lui»

Ma il sindaco nega: mai chiesto qualcosa del genere, quel sms era la richiesta di un tavolo tecnico Palazzo Rosciano: «Dietro le quinte c’è il tentativo di far saltare la privatizzazione della Porto 2000»

LIVORNO. «Non è vero che c’è un clima di tensione con Palazzo Civico: collaboriamo con tanti assessori. Con il sindaco no, proprio non è possibile. Colpa di cosa? Non vorrei che il sindaco Nogarin fosse rimasto male perché un anno fa, a fronte della proposta di riprendere dialoghi collaborativi, il 7 agosto 2015 mi scriveva che un dipendente dell'Authority doveva essere promosso quadro A e esser inserito nel gruppo di lavoro della Darsena Europa che, in armonia con gli uffici del Comune, revisiona completamente, parole sue, “quel cesso di piano fatto da Ocean Shipping”. Il sindaco non ha ottenuto quel che voleva e non ci siamo più parlati: forse è rimasto male perché non abbiamo eseguito le sue richieste». Massimo Provinciali, segretario generale dell'Authority, va al contrattacco dopo che il sindaco Nogarin ha di fatto rivendicato il merito di averlo fatto infilzare dall'Autorità anti-corruzione di Raffaele Cantone che gli ha ordinato di lasciare o il posto da numero due dell'Authority o la guida della Porto 2000, la società pubblica dello scalo traghetti-crociere in via di privatizzazione.

Dopo aver detto che la decisione dell'Anti-corruzione è giuridicamente ineccepibile, respinge al mittente l'attacco ad alzo zero di Nogarin che sul proprio profilo Facebook lo ha indicato come emblema di un establishment portuale che agisce al di fuori delle regole. Lo fa con una dichiarazione estremamente pesante («non l’ho preannunciata nemmeno a Gallanti, me ne assumo interamente io la responsabilità personale»): destinata a pesare agli occhi di un movimento come i Cinque Stelle che hanno sempre fatto della trasparenza uno dei punti-cardine.

Cosa risponde il sindaco? La replica è consegnata a una breve dichiarazione via mail che respinge al mittente l’accusa: «In vita mia non ho mai chiesto la promozione di nessuno e certo non l’ho fatto mandando un sms a Massimo Provinciali. In quel messaggio ho semplicemente chiesto che l'apertura di un tavolo tecnico di confronto costante tra Autorità portuale e Comune sul progetto Darsena Europa». Poi la (doppia) contromossa di Nogarin. Da un lato: «Mi stupisce negativamente che il segretario dell'Autorità portuale oggi si vanti di averci negato questa possibilità». Dall’altro: «Continuo infine a pensare che il progetto della Osc sia pessimo e il mio giudizio è stato recentemente confermato dalla Corte dei Conti dell'Unione Europea. E questo è un dato di fatto».

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E Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, cosa ha da ribattere? Gli occhi ormai sono puntati a quel che accadra oggi: è la scadenza per la presentazione delle offerte della Porto di Livorno 2000. Semmai salta fuori che gli sms finiti sotto i riflettori non sono uno ma quattro. Chi è il dipendente di Palazzo Rosciano al quale si riferisce il sms galeotto? «Da me quel nome non l’avrete nemmeno sotto tortura», dice Provinciali: «Non è lui il problema e non ho nessuna intenzione di farlo finire nel tritacarne. Il problema è quel che ha chiesto il sindaco, non a caso non gli ho nemmeno risposto».

A parte i messaggini via smartphone, Provinciali mette sulla rampa di lancio anche un altro siluro contro il sindaco Nogarin. Riguarda il fatto che è «lui stesso il presidente della Fondazione Lem che deve avere 150mila euro dal Comune di Livorno». E rincara: «Teoricamente potrebbe capitare che il signor Filippo Nogarin presidente del Lem fa un decreto ingiuntivo al signor Nogarin Filippo sindaco di Livorno per farsi dare i soldi. Siccome mi pare invece non sia avvenuto, mi verrebbe da dire che il mio conflitto d'interesse non è costato nulla mentre quello altrui è costato 150mila euro a qualcuno».

Ma il braccio destro di Gallanti – alle spalle una lunga carriera ai piani alti del ministero, in pole position per la guida dell'Authority prima di Trieste e poi di Savona, approdato a Livorno nel 2011 – tiene a mettere l'accento anche su altri due aspetti: 1) con il resto degli assessori di Palazzo Civico c'è collaborazione; 2) il pronunciamento dell'Anti-corruzione non è lo scoperchiamento di chissà quale magagna. Per accreditare che con il resto della giunta le cose funzionano abbastanza bene, il segretario generale dell’Authority mette giù un elenco di quel che è stato fatto con gli assessori Aurigi (urbanistica), Belais (cultura), Morini (sport).

Ovvio, però, che la decisione di Cantone non sia mica acqua di rose: intima che o Provinciali sceglie fra le due cariche (segretario dell'Authority e presidente con pieni poteri alla Porto 2000) o la seconda gli viene comunque tolta. Ma il principale collaboratore di Gallanti tiene a ribadire che «il provvedimento di Cantone è stato raffigurato come se qui ci fosse Mafia Capitale: balle, è semplicemente una incompatibilità amministrativa, invece il sindaco mi dipinge come fossi quasi Vallanzasca». Poi riprende: «Lo sapevamo fin dall’inizio e, trovando il consnso del ministero, era stato ritenuto che la situazione fosse eccezionale e transitoria, tale da giustificare un passaggio del genere. Anche perché qui non ci sono né parentopoli né spese pazze: ho svolto quell’ incarico gratis».

Alla conferenza stampail segretario generale tiene banco ma ha al suo fianco il commissario Gallanti, che giudica il pronunciamento di Cantone «una complessa materia tutta giuridica»: se la norma vada letta in forma cristallizzata o, come di recente ha fatto il Tar ligure, vada interpretata in modo evolutivo. Ma dietro le quinte del duello verbale Provinciali-Nogarin c’è lo scontro vero degli equilibri di potere: riguarda il tentativo di mettere lo zucchero nel motore della privatizzazione. «Lo status quo fa comodo a tanti, a una galassia di interessi molto concreti: ma non fa affatto comodo al porto», dicono dal quartier generale di Palazzo Rosciano. «Ecco perché ad ogni momento salta fuori qualcosa per mettere i bastoni fra le ruote».

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