Quotidiani locali

Vai alla pagina su Telefonate moleste
Telefonate moleste, ecco come l'anziana signora risponde per le rime. Petizione: verso le 100mila firme

Telefonate moleste, ecco come l'anziana signora risponde per le rime. Petizione: verso le 100mila firme

Al Tirreno le testimonianze di alcuni anziani tartassati dal telemarketing selvaggio. Anna Maria, 84 anni, respinge l’assalto ripetuto dell’operatore dell’energia: «Vuoi i dati della mia bolletta? Non sono mica ancora del tutto scema». Firma qui la petizione per cambiare la legge

«Prenda la bolletta e mi dia i suoi dati». L’ultima chiamata è quella che la manda su tutte le furie. Definitivamente: «Non sono mica così stupida da dare i dati che ci sono sulla bolletta a lei». Poi, senza aspettare risposta, Anna Maria Conti, riattacca. Neppure il tempo di gustarsi la soddisfazione che il telefono squilla di nuovo. Stessa voce, stesso call center, tono più risentito: «Non potrebbe essere un momentino più cortese, lei, cara signora?». E allora, la signora parte con la rispostaccia, a stento trattenuta prima: «No. Non sono cortese con la gente che mi prende in giro».

Fine della conversazione. Non delle telefonate moleste. Per questo, Anna Maria Conti, 84 anni, «signorina», tiene a precisare, chiama Il Tirreno: «Non ho il computer. Però, voglio firmare la petizione contro il telemarketing. Non mi lasciano in pace. Ma ora glielo faccio vedere io». Carattere di marmo, Anna Maria, come la città dove vive, Carrara. «Avenza, precisa. Anche se ho lavorato al Dazio vicino al teatro Politeama, unica donna con 53 uomoni». Figurarsi se la spaventa Vodafone che la chiama «per un contratto. Non mi interessa: glielo ho detto e poi ho staccato. Poi quelli dell’Enel. È stato quello dell’energia che voleva che prendessi la bolletta. Ho 84 anni, non so usare il computer, ma non sono mica scema, sa?». E le dà anche fastidio passare per maleducata. «Però quelli dei call center a volte me lo dicono. Ma io sono stufa di tutte queste chiamate. A volte arrivano anche mute. Che sistema è?». Un sistema sbagliato. Lo ha detto anche il Garante della Privacy che non si può fare. «A volte ho anche la tentazione di non rispondere - ammette Anna Maria Conti - ma poi se mi chiama un parente? Mi dà gioia scambiare quattro chiacchiere. Io sono signorina, sono contenta di non aver preso marito, ma parlare con i miei parenti mi fa sempre piacere». E dover rinunciare alle telefonate per i «molestatori» lo trova proprio seccante. Così la signorina di Avenza sollecita una legge che protegga gli abbonati come lei. E magari anche quelli più indifesi. È il caso della madre di Gabriella Tunno, anziana (più di Anna Maria) e non troppo in salute: «Anche due giorni fa - scrive l’abbonata - i call center hanno importunato mia mamma molto anziana e malata: ha 88 anni. Non contenti, le hanno anche attaccato il telefono».

Del resto - osserva Maria Luisa Botteri - ormai non c’è più rispetto per nulla, quando si tratta di telemarketing. Malgrado ci siano regole precise su come e quando chiamare. E ci sia perfino un codice di autoregolamentazione, adottato a marzo da Assocontact, l’associazione che rappresenta circa il 70% dei 40mila lavoratori che in Italia sono impiegati nei call center: «Che sia riposando, facendo la doccia o un’iniezione - scrive - salta su una voce straniera salta su una voce straniera che vuole vendermi qualche cosa di cui non ho assolutamente necessità. Eppure il mio telefono fisso dovrebbe essere protetto dalle chiamate indesiderate». Addirittura - rincara Antonio Aldo Gioia - gli operatori «sono giunti a chiamarmi a notte inoltrata. Il call center si trovava in un paese con un fuso orario diverso da quello italiano: è davvero una molestia. Mi sono anche iscritto al Registro delle Opposizioni per non essere contattato, ma continuano a disturbare a tutte le ore».

Quello che anche grave - osserva Chiara Maria Neri - «è che le varie offerte di adesione sono avanzate in modo m ai del tutto chiaro. Ed ci viene chiesto di rispondere senza avere neanche il tempo di riflettere o di leggere nero su bianco che cosa si propone e a quali condizioni». Proprio per questo - propone Luigi Leoni - la soluzione più semplice a questo problema «sarebbe vietare la sottoscrizione di contratti per via telefonica. Dopo l’eventuale telefonata, la società deve sempre venire a casa un “omino” con il contratto cartaceo da firmare, altrimenti non se ne fa nulla».

LA NOSTRA/VOSTRA PETIZIONE VERSO LE 100MILA FIRME

Un altro traguardo tagliato. Abbiamo raccolto più di 80mila firme per chiedere al Parlamento una nuova legge contro le telefonate indesiderate. Per far aprire il Registro delle opposizioni a tutti i numeri di telefono, fissi e mobili, con iscrizione volontaria, come suggerisce il Garante della Privacy. Ma la battaglia non è ancora finita. Dobbiamo arrivare (in fretta) almeno a 100mila firme. Si firma su change.org . Bisogna, però, fare in fretta: arrivare prima dell’inizio della discussione al Senato del ddl sulla Concorrenza. È in quella sede che si vuole inserire la riforma. E Il Tirreno ci vuole essere. A l vostro fianco.

RACCONTATECI LA VOSTRA STORIA ALLA NOSTRA MAIL

C’è un modo per riuscire a cambiare le cose che non ci piacciono: parlarne. Il Tirreno mette a disposizione di chiunque riceva telefonate commerciali indesiderate spazi per raccontare le proprie esperienze. Potete condividere le vostre disavventure di telemarketing selvaggio, sia sulla

bacheca Facebook del Tirreno, sia inviando una segnalazione alla mail inchiestadeilettori@iltirreno.it .
Inserendo anche un recapito (un numero di telefono) sarete ricontattati, per poterci raccontare in diretta la vostra storia.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista