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Il record di "nonna" Brunetta, a 106 anni operata al femore

Livorno, classe 1910, si era già “ricostruita” l’omero quattro anni fa. L’intervento è riuscito perfettamente Il racconto del dottor Augusti: quando le ho chiesto di chiamare i familiari, ha detto “macché, firmo io”

LIVORNO. Brunetta Mazzoni ha passato indenne due guerre, ha visto Livorno piegata dai bombardamenti, ha suonato decine di volte la sirena nella sua fabbrica di cedri per allertare le colleghe operaie e la popolazione limitrofa e avvertirli che c’era da mettersi al riparo. Ha visto costruire le fondamenta dell’ospedale di viale Alfieri là dove finiva la città e sorgeva una distesa sterminata di campi, ha visto il fratello Manlio sposarsi e diventare padre, poi nonno, è diventata zia, insieme a sua sorella Rina che ha sempre vissuto a fianco a lei, poi bis zia e poi tris zia fino ad accumulare una ventina di nipoti e nipotini. E ha viaggiato, in mezzo mondo.

Quando nel 2010 ha spento le sue prime cento candeline, ricordava con orgoglio il suo tour in Giappone e in Cina fatto appena pochi anni prima e pensava di aver visto e provato davvero tutto, e invece, all’età di 106 anni, il destino ha voluto che scrivesse un’altra pagina del suo meraviglioso album: un intervento al femore, perfettamente riuscito, che la pone nuovamente nel guiness dei primati. «Quando l’altro giorno è entrata nell’ambulatorio per il controllo post operatorio mi ha porto la mano e anticipandomi ha detto: “dottore, come sta?”. Mentre sarei stato io a doverglielo chiedere», racconta sorridendo il primario di ortopedia Antonio Augusti, che l’aveva operata a metà agosto.

«Una signora di una lucidità e di una brillantezza uniche. Ce n’eravamo già accorti quando arrivò qui col collo del femore fratturato. Le chiesi di parlare coi parenti per spiegare loro la situazione e lei mi rispose: “No, no, ci penso io. Dove devo firmare?”. E mise il suo nome sotto il consenso all’intervento». Zia Brunetta sapeva bene che si trattava di un’operazione a rischio. «Ma solo facendola il più rapidamente possibile saremmo riusciti a farla tornare in piedi - spiega Augusti -. E’ una questione di qualità della vita e lei non ha avuto dubbi nella scelta. E infatti subito dopo l’intervento era già a sedere sul letto».

L’operazione è durata meno di un’ora, l’anestesia spinale ha permesso di ridurre i rischi. «I nostri anestesisti sono eccezionali, sono loro che ci consentono di operare - racconta Augusti -. In certi interventi sono capaci di cose incredibili, per operazioni alle mani riescono a fare anestesie periferiche grazie a cui possiamo far di tutto». Ora l’ultracentenaria livornese è tornata a casa sua, in via Lorenzini, a Colline, dove da oltre mezzo secolo convive con la sorella Rina, più giovane di 10 anni, ma anche lei vicina alla soglia dei cento.

«Zia sta bene. Freme per tornare a fare le faccende di casa come faceva fino a metà agosto», racconta la nipote Linda Ugolini, 25 anni, che tutti i giorni va a trovare le zie Brunetta e Rina. La vitalità della signora Mazzoni è sorprendente, il morale alto: «Domenica si è fatta una raffica di selfie col mio telefonino e poi ha voluto registrare un video molto divertente», aggiunge.

L’incidente che l’ha costretta ad operarsi al femore - una banale caduta mentre si alzava dal letto - in fondo è stato anche un’opportunità per uscire finalmente di casa. «Non usciva da quattro anni - spiega la nipote Linda -. Fino a 102 anni andava in giro tutti i giorni per le strade del quartiere, si faceva su e giù tre piani di scale a piedi portando anche un po’ di spesa. Una mattina però camminando sul marciapiede ha inciampato su un rametto e cadendo si è rotta l'omero. Era il 2012. Anche allora fu operata e anche quell’intervento fu un evento, addirittura lo fecero in anestesia totale, un piccolo record vista l’età».

Anche allora Brunetta si riprese bene e in poche settimane ritrovò una buona capacità di movimento del braccio. «Ma quella caduta le accese un allarme, una sorta di paura che non l’ha fatta più scendere giù, uscire fuori, fare le scale», racconta la nipote. In casa però ha continuato la sua vita di sempre. Giornali, televisione, pulizie. E anche qualche vizio che non guasta mai. «Fino al giorno prima di essere operata - continua Linda - amava bersi il suo ponce quotidiano e accompagnarlo con un cioccolatino. Tutti i giorni, dopo pranzo era un rito immancabile».

Lo spaccato di affetti familiari e di vitalità che esce dalla storia di zia Brunetta è forse la spiegazione migliore per capire come è arrivata così in forma fino a 106 anni. «Sono i miei nonni Graziano e Luisita, che sono i suoi nipoti e hanno quasi 80 anni, a comprargli la bottiglia di liquore che preferisce - racconta ancora Linda Ugolini -. Il segreto della sua longevità? C’è una cosa che ha caratterizzato la sua vita così come quella della sorella Rina: non hanno mai avuto mariti né lunghi fidanzamenti, né figli. Si sono divertite, hanno viaggiato tantissimo, insieme e in tutti i continenti. Ma non hanno mai avuto uomini troppo a lungo intorno. Chissà che sia questa la chiave...», scherza Linda. Poi però, subito dopo si fa seria: «Mia zia ha lavorato tanto e ha fatto anche tanto del bene. Ama ricordare le persone che ha salvato

in tempo di guerra suonando la sirena della sua fabbrica quando c’erano i bombardamenti. Sono passati 70 anni ma quelle immagini, quei rumori, ce l’ha ancora impresse nella mente come se fosse accaduto ieri e ce le racconta, perché la memoria di certi episodi, dice sempre, va tenuta viva».

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