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«Lottizzazione abusiva a Porta a Mare», sei a processo per le case-foresteria

«Lottizzazione abusiva a Porta a Mare», sei a processo per le case-foresteria

Livorno, imputati anche i vertici di Azimut e il notaio Mario Miccoli. L’accusa: «53 immobili alla Stecca venduti come civili abitazioni con le agevolazioni fiscali per le prime case»

LIVORNO. Le case-foresteria nella zona di “Porta a Mare” vendute come normali abitazioni, addirittura come prima casa con tanto di agevolazioni fiscali, in barba a regole e destinazione d’uso. Dietro a una parte sostanziosa dell’operazione industriale e immobiliare più importante della storia recente di Livorno c’è - secondo la Procura - una lottizzazione abusiva in concorso che coinvolge i vertici del colosso Azimut-Benetti, proprietario dell’area Ex Cantiere Orlando, e una serie di professionisti che avrebbero materialmente proposto, venduto e rogitato quegli stessi appartamenti vincolati.

Il reato ipotizzato dal pubblico ministero Massimo Mannucci nei confronti di sei persone, a cominciare dall’amministratore delegato della Spa Vincenzo Poerio e dal presidente Paolo Vitelli, riguarda la compravendita di cinquantatrè unità immobiliari e ottantotto posti auto all’interno della cosiddetta “Stecca”, la fila di case verdi e azzurre che si snoda lungo via Edda Fagni, nel cuore di Porta a Mare, e che divide l’area industriale da quella commerciale/residenziale.

Secondo il piano particolareggiato delle aree per le attività portuali limitrofe, approvato dal Comune di Livorno nel 2003 (giunta guidata da Gianfranco Lamberti), quegli immobili dovevano essere «destinati a uso foresteria» e quindi venduti - si legge - come «strutture per l’accoglimento e l’ospitalità di maestranze interne, di tecnici degli armatori committenti, di equipaggi di navi in rimessaggio, di allievi della scuola nautica». Dunque persone fisiche o anche società che avessero un legame con le attività nautiche.

È partita da qui l’inchiesta dei carabinieri aperta nel 2013 dopo la denuncia dello stesso ex sindaco Lamberti , allora consigliere comunale. In quella occasione - siamo nel novembre del’ 2012 - l’ex primo cittadino portò alla luce una compravendita dubbia eseguita da una signora che aveva scritto nell’atto notarile di essere una accompagnatrice turistica. Ma allo stesso tempo, quando chiese al Comune la residenza, non le venne accordata poiché quegli appartamenti non potevano essere considerate ad “uso abitativo”.

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Dagli accertamenti effettuati successivamente, siamo tra la primavera e l’estate del 2013, all’interno di quelle che dovevano essere foresterie, sarebbe emersa tutta un’altra realtà. Anche peggiore di quella prospettata. Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, Azimut Benetti Spa ha venduto i 53 immobili a persone che non erano assolutamente interessate a utilizzare quelle case come foresteria. Tra l’altro - sempre secondo l’accusa - omettendo di informarle sulla reale destinazione d’uso delle stesse. E anzi giustificando l’inserimento nei contratti di compravendita della specificazione «a uso foresteria», come un mera formalità. Possibile davvero che gli acquirenti non sapessero o immaginassero nulla?

In ogni casi molti dei compratori hanno già dato mandato ai rispettivi avvocati di costituirsi parte civile nel processo - il reato prevede la citazione diretta senza passare dall’udienza preliminare - che si aprirà il prossimo 13 di febbraio davanti al giudice monocratico del Tribunale di Livorno. Al centro del processo il comportamento oltre di Vitelli, legale rappresentante della società venditrice e beneficiaria dell’operazione, e Poerio quale incaricato di stipulare i contratti preliminari degli immobili, nella lista degli indagati è finito anche il notaio Mario Miccoli, il professionista che nel 2003 firmò l’atto con il quale il Cantiere passò nelle mani di Azimut Benetti per 50 milioni euro.

Miccoli - per l’accusa - è il professionista di fiducia di Azimut, risulta essere l’unico notaio per tutte le compravendite sospette. Infine tra gli imputati figurano anche altri due dipendenti di Benetti Roberto Alberghi, viareggino e Andrea Ferrucci, livornese, perché hanno effettuato l’attività di mediazione accompagnando anche gli interessati a visitare gli appartamenti senza specificare la reale destinazione d’uso. Stessa ipotesi per l’agente immobiliare Roberto Fabbri indagato però per l’intermediazione di una sola casa.

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