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Livorno, ecco la mappa del rischio sismico in città

In dettaglio le caratteristiche dei terreni zona per zona: le nuove costruzioni e le ristrutturazioni dovranno tenerne conto

LIVORNO. Presto avremo a Livorno una mappa del rischio sismico della città. Un tema che è purtroppo diventato di stretta attualità, con la tragedia che ha colpito recentemente il centro Italia, e un tema, quello di come si costruisce si ristruttura o come si ricostruisce dalla devastazione, che è altrettanto stringente. Livorno, è bene ricordarlo, nella classificazione sismica nazionale è classificata in zona 3, su una scala di 4 previste , (dove la prima, è la zona più pericolosa).

Dunque la nostra città si trova in una zona a rischio contenuto, che comunque non è immune da possibili terremoti anche forti. L’ultima scossa di una certa intensità (magnitudo 4) risale al 22 aprile del 1984 con epicentro proprio a Livorno. Se è bene prevenire, per quanto riguarda la progettazione o la ristrutturazione degli edifici, è bene sapere anche come il terreno dove si costruisce risponde ad una eventuale scossa sismica per limitare il rischio e ridurre la quantità di danni a persone ed edifici. Imparare a prevenire e ridurre gli effetti del terremoto è un compito che riguarda tutti.

Ora, dopo un lavoro iniziato una decina di anni fa, abbiamo una copertura dei dati raccolti in vari punti della città, tale da poter predisporre la carta di pericolosità sismica del Comune, che dovrà poi essere approntata dal gruppo di progettazione incaricato dall’amministrazione di portare a termine la revisione del piano strutturale (che per legge dovrà obbligatoriamente essere corredato anche di questa carta).

La carta di dettaglio ottenuta dai dati così raccolti permetterà ai tecnici di suddividere il territorio in vari colori a seconda della gradazione di come un sisma si può propagare, e di quali effetti di conseguenza può avere sui relativi edifici. «A giugno scorso - spiega il dirigente della Protezione civile del Comune Leonardo Gonnelli - abbiamo completato l’ultima delle quattro fasi di un complesso lavoro partito una decina di anni fa, che ha portato ad avere una mole di dati sufficiente per costruire la carte di pericolosità sismica della nostra città, e che permetterà di entrare ancor più nel dettaglio, con un rilievo puntuale della vulnerabilità degli edifici. Un lavoro che serve a pianificare l’urbanistica, utile per progettare gli adeguamenti e i miglioramenti sismici dei nostri palazzi pubblici (e anche privati), che sono oltre 70 mila in città, e infine un lavoro che ci permette di avere un grado di conoscenza migliore anche per informare i cittadini».

La campagna di “microzonazione” sismica (75 mila euro il costo totale) si è conclusa con la raccolta di dati su 150 punti di prospezione in varie zone della città (con particolare riferimento ad aree scolastiche) attraverso tre tipi di metodologie: rifrazione, down-hole e microtremori. Con la prima metodologia sono stati inseriti picchetti nel terreno, a distanza di un punto, che viene colpito con forza creando una piccola scossa e registrando la conseguente propagazione dell’onda. Con il secondo metodo sono stati praticati fori nel terreno fino a una profondità di 30 metri e attraverso geofoni si è registrata la risposta delle onde, dopo aver fatto esplodere sul fondo una piccola carica per “energizzare” il terreno.

L’ultima, è l'analisi fatta attraverso microtremori anche qui poi raccolta con un geofono tridimensionale. «Sulla base delle carte che furono realizzate, però solo a livello sperimentale 20 anni fa, durante la stesura dell’allora piano strutturale - aggiunge Gonnelli - si può affermare che la parte costiera e quella dell’edificato storico della città si riconoscono delle condizioni favorevoli allo smorzamento dell’onda sismica, con un’amplificazione superficiale minima». Nella zona nord, e in zona cimiteri, abbiamo invece un’inversione di tendenza con condizioni meno favorevoli allo smorzamento, proprio per la storia della pagina geologica dei terreni. Mentre la zona sud, Ardenza e Antignano, ha le stesse caratteristiche dell’abitato storico, ad eccezione della zona dei Tre ponti più simile alla parte nord, anche se la vicinanza dei rilievi comporta

una componente sfavorevole in più.

«Con i nuovi dati - conclude- si eliminerà il livello sperimentale, basato sull’analisi geologica e si potrà, con dati veri e scientifici, entrare molto più nel dettaglio e conoscere realmente la risposta sismica del terreno quasi casa per casa».

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