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Scuola, ancora un tourbillon di presidi

Parte una nuova tornata di nomine al vertice delle scuole della provincia di Livorno. Ma in un caso su quattro si tratta soltanto di reggenti con nomina annuale. Ed è provvisoria anche la nuova responsabile dell'ex provveditorato

LIVORNO. Non c'è pace per il mondo della scuola. Come ogni anno e forse più di ogni anno, ecco che anche stavolta la seconda metà dell'estate è contrassegnata da un tourbillon di dirigenti scolastici: l'ennesimo. Cambiano i presidi al timone del liceo Enriques e dell'istituto Vespucci-Colombo. Per via dell'effetto domino: Cristina Grieco, dal giugno dello scorso anno assessore regionale all’istruzione, va al Centro provinciale istruzione adulti di Livorno 1 (che in realtà viene temporaneamente consegnato alle cure di Riccardo Borraccini, preside di Itg-Ipsia-Nautico. Al Vespucci-Colombo, dov’era già reggente, ne prende il posto Simonetta Costagliola, che lascia il liceo di via della Bassata nelle mani di Manuela Mariani. Quest’ultima, che resta in via provvisoria anche al circolo didattico La Rosa, era alla testa dell’Istituto comprensivo Micali che, a sua volta, viene affidato in reggenza a Teresa Cini, dirigente delle De Amicis.

Nel resto della provincia, vengono sistemate due situazioni ma al prezzo di aprire il fronte di un’altra reggenza in un istituto-puzzle come il Mattei di Rosignano che è insieme liceo scientifico e Iti più tre branche di istruzione professionale, incluso l’Alberghiero. Ecco le mosse sulla scacchiera delle scuole superiori: al Foresi di Portoferraio si insedia come titolare Enzo Giorgio Fazio (ex reggente); al liceo Fermi di Cecina (dove l’anno scorso era reggente Giuseppe De Puri, preside del liceo livornese Cecioni) arriva Tania Pascucci, che aveva la guida del Mattei. Al timone dell’istituto rosignanese viene inviata, sempre come reggente, Nicoletta Latrofa (che ha in mano anche le scuole medie Fattori-Alighieri).

La mappa degli spostamenti e degli...
La mappa degli spostamenti e degli incarichi

Salta agli occhi che la figura del reggente resta uno snodo fondamentale: se ne contano ben undici nell’elenco della Direzione scolastica regionale, nessun’altra provincia ne ha così tanti (eccezion fatta ovviamente per Firenze, che però è la capitale del Granducato ed è il triplo della nostra provincia sia per numero di abitanti che per estensione territoriale).

Una scuola su quattro è governata tramite reggenti, dice Patrizia Villa,esponente della segreteria regionale della Cgil di categoria, in tandem con il neoleader provinciale della stessa sigla sindacale Filippo Gherarducci. Di più: poco meno della metà dei dirigenti scolastici ha da badare non solo al proprio istituto ma anche a qualcos’altro. Talvolta mettendo insieme i diciannovenni a caccia del diploma e i piccolissimi di 3-4 anni della scuola materna aggregata nella direzione didattica di qualche scuola elementare.

È un’annata particolarmente sfortunata? Non si direbbe: anche lo scorso anno, era stato necessario ricorrere a undici reggenti per riuscire a guidare il lavoro nelle 44 istituzioni scolastiche della nostra provincia. Ma se torniamo ancor più indietro nel tempo vediamo che la musica è grossomodo la stessa: prima si trattava del valzer costante dei dirigenti, poi al tourbillon di nomine di anno in anno si è aggiunta anche l’uso transitorio dei reggenti in proporzioni industriali. Risultato: siccome le reggenze sono incarichi annuali, è chiaro che si naviga a vista con l’unico scopo di restare a galla e aprire l’uscio della scuola.

Eppure, al di là di qualsiasi cosa si pensi della riforma della “buona scuola”, la figura del preside è l’architrave del sistema tanto dal punto di vista manageriale-organizzativo quanto sotto il profilo della valutazione dei docenti chiamati al lavoro. Invece di anno in anno la trasformazione dei dirigenti scolastici in trottole equivale un po’ a farne dei “signor Malaussène”, il personaggio dei libri di Pennac pagato per diventare agli occhi del pubblico il parafulmine delle colpe del sistema senza che nulla cambi.

Su cosa si regge tutto? Sul dirigente scolastico come calamita acchiappa-responsabilità e su figure di collaboratori come gli ingranaggi operativi reali: insomma, la scuola quando funziona lo fa per l’abnegazione dei singoli che tengono in piedi la baracca in nome della voglia di insegnare, del rapporto con gli studenti, del senso del proprio mestiere.

C'è anche un ulteriore paradosso. Al vertice dell’apparato scolastico locale c’è quel che un tempo si chiamava provveditore: reggente anch’esso. In passato Luigi Sebastiani doveva guidare Livorno ma reggendo anche Pisa, Grosseto, Siena e Carrara. E con l’incarico di reggente è anche Anna Pezzati arriva da Firenze da pochi mesi.

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