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Bambini maltrattati all'asilo, indagate sei maestre - Video

Grosseto: per farli smettere di piangere i piccoli venivano strattonati o chiusi al buio in una stanza. In tre agli arresti domiciliari

GROSSETO. Buffetti, strattoni, insulti. Ma anche bambini che sarebbero stati forzati a mangiare. E alcuni di loro sarebbero stati abbandonati, per alcuni minuti, da soli: nel corridoio fuori dall’aula o nella sala dormitorio, in quest’ultima spesso anche al buio. Metodi che avrebbero avuto come scopo quello di farli smettere di piangere. Sono queste le accuse per le quali sono state indagate le due titolari e le quattro educatrici di un asilo nido in città, praticamente l’organico al completo. Una delle titolari e due maestre sono state messe ai domiciliari: sono Azzurra Marzocchi, 40 anni, Lisa Marconcini, 32, e Pierina Tinti, 50. Per le altre tre secondo la magistratura si configurano responsabilità minori.

Grosseto, le violenze sui bambini del nido: le immagini choc Schiaffi, strattoni, bambini trascinati a forza e rinchiusi in una stanzetta al buio. Nelle immagine della polizia, la cui diffusione è stata autorizzata dalla Procura di Grosseto, ecco i maltrattamenti per cui sei maestre sono indagate. Tre di loro sono agli arresti domiciliari - L'ARTICOLO

Nessuna lesione sui bambini - di età compresa tra uno e due anni - ma comunque un comportamento che sarebbe andato oltre le finalità educative e che, come tale, è punibile secondo le indicazioni della Cassazione. Quaranta giorni di osservazione, tra dicembre e gennaio scorsi, con telecamere e microfoni puntati in tre ambienti diversi dell’asilo: nel salone, nel dormitorio, nella sala pranzo. Un periodo di osservazione indispensabile per capire se ciò che era stato raccontato da due ex dipendenti corrispondeva a realtà e se comunque erano ravvisabili reati. Secondo le ipotesi di lavoro, i comportamenti sarebbero andati avanti addirittura dal dicembre 2013.

Il sostituto procuratore Arianna Ciavattini ha chiesto al gip l’installazione dei mezzi di ripresa e le forze dell’ordine si sono dedicate all’osservazione e alla classificazione degli episodi ritenuti penalmente rilevanti. Giorno per giorno, fino al 20 gennaio scorso, è stata compilata una scheda, con orari, luoghi, tipologie, soggetti coinvolti (con una o due maestre) e indicazioni di intercettazione: si tratta di episodi di pochi secondi o di qualche minuto, la maggior parte dei quali avvenuti nel refettorio. Perché è il momento del pranzo quello che si è rivelato più critico. C’erano bambini che non volevano mangiare (per uno di loro gli stessi genitori avevano segnalato la difficoltà) e che sarebbero stati invece costretti a farlo: stando alle contestazioni, le maestre avrebbero spinto all’indietro la testa dei bambini e avrebbero infilato il cibo con la forza in bocca, chiudendola subito dopo con la loro mano per evitare che il piccolo sputasse il boccone. Nei casi di minore gravità, invece, i bambini sarebbero stati “invitati” a mangiare con buffetti e schiaffi sulle mani, sulla bocca e sulla testa.

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Nei casi di punizione estrema, invece, quando il pianto sarebbe stato irrefrenabile, alcuni bambini sarebbero stati allontanati dal gruppo e sarebbero stati rinchiusi, al buio anche, nella sala dormitorio: qui - come avveniva anche quando erano messi fuori dalle aule - sarebbero stati lasciati soli per lunghi periodi di tempo, da soli, in lacrime appunto e senza vigilanza. E proprio la mancanza di ogni tipo di controllo (anche visivo) da parte delle persone cui erano state affidate dai genitori ha fatto scattare nei confronti delle indagate l’ipotesi di abbandono di minori. Quando, trascorso il periodo nel dormitorio, il piano cessava, i bambini sarebbero stati fatti tornare con il gruppo: tutti insieme, dopo il pranzo, andavano poi a riposare in quella stessa stanza piena di lettini e materassi, stanza di riposo per destinazione e non certamente associabile a una punizione.

I comportamenti ritenuti vessatori, e come tali riconosciuti dal gip Marco Bilisari che ha poi firmato le ordinanze di custodia chieste dalla procura, includevano comunque un ventaglio di tipologie così come rilevato dai video: i bambini sarebbero stati afferrati di peso, strattonati, trascinati e fatti cadere bruscamente a terra. Le insegnanti avrebbero urlato in continuazione e avrebbero rivolto insulti contro i bambini con lo scopo di far loro osservare le regole della scuola. Negli audio si sentono anche frasi come «stai zitto, se non la fai finita mi arrabbio» oppure epiteti come «brutta», tutti rivolti ai piccoli che frequentano la scuola nelle varie circostanze.

Quale il confine con l'abuso? Fino a che punto si può spingere un insegnante? Sarà naturalmente il giudice a doverlo decidere. Le sei insegnanti devono intanto prepararsi a sostenere l’interrogatorio di garanzia che avverrà nei prossimi giorni, verosimilmente da domani, sempre se decideranno di rispondere al giudice in questa fase dell’inchiesta, in cui le circostanze sono sottoposte al vaglio preliminare. L’asilo nido intanto da oggi deve fronteggiare l’emergenza personale, in modo da continuare ad assicurare un servizio che va avanti da anni. I genitori, convocati sabato sera per comunicare le novità derivanti dall’iniziativa giudiziaria, hanno detto e ripetuto di non essersi accorti mai di nulla dal comportamento dei loro figli. E nessuno si era rivolto alle forze dell’ordine. Nessuno dei piccoli, a quanto risulta, si sarebbe mai rifiutato di entrare per paura di essere sottoposto a vessazioni; molti, invece, raccontano alcuni genitori, preferivano rimanere anche oltre l’orario per poter continuare a giocare lì.

A febbraio un caso simile di bambini maltrattati in un asilo nido comunale a Pisa.

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