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Sequestrati due canili abusivi dentro c’erano 35 animali

Nel mirino della polizia municipale le pensioni fuori regola per i cani

LIVORNO. Sono cucce lontane dagli occhi e dal cuore, spesso rinchiuse all’interno di campi abbandonati che danno maggiormente l’idea di essere baraccopoli che non canili. Infatti non lo sono: almeno secondo la legge, date le loro condizioni igieniche, gli spazi ridotti e il modo in cui sono stati trattati gli ospiti. Strutture abusive, usate dai proprietari dei terreni per improvvisare pensioni per i cani a buon prezzo, senza alcuna certificazione né autorizzazione. Due sono già stati sequestrati dalla polizia municipale, mentre altri sono tuttora sotto la lente d’ingrandimento per capire se sussistono irregolarità analoghe. Anche perché all’interno di queste strutture sono finiti decine e decine di cani: prendendo soltanto le due già sequestrate, parliamo di circa trentacinque animali. Siamo nelle periferie livornesi, dove la città si mescola alla campagna; oppure lungo piccole strade sterrate nascoste tra i palazzi. Catapecchie, marcite e abbandonate, in cui i cani vengono lasciati a loro stessi, al sole e alla pioggia, nutriti quotidianamente ma nulla più. Animali portati alla pensione dai padroni che stanno partendo per un viaggio magari, oppure che semplicemente si sono stufati di avere Fido per casa. Ma anche da alcuni cacciatori che, non sapendo cosa farsene del cane quando la stagione venatoria è chiusa, li sistemano lì in attesa dell’autunno successivo.

Il primo canile abusivo è stato scoperto proprio così. La polizia municipale ci ha messo gli occhi già nel 2009: un campo lungo via dell’Uliveta su cui sono state costruite delle gabbie piuttosto piccole, aperte, senza troppe protezioni, fuori da ogni criterio amministrativo che regola appunto i canili autorizzati. All’interno erano presenti una ventina di animali, lasciati lì dai loro padroni: sono stati proprio questi a fornire ai vigili la possibilità d’intervenire, ammettendo di aver pagato per il soggiorno dei cani. Pagamenti in nero, ovviamente. Così, alla fine di un lungo procedimento amministrativo, alla fine del 2015 il terreno è stato sequestrato e il proprietario è stato denunciato. Sei anni di indagine e verifiche per riuscire a portare a galla questi abusi, terminati i quali resta sempre un problema da risolvere: dove sistemare i cani. La soluzione, in questo senso, è la stessa: una parte finisce in una struttura convenzionata, il resto torna a casa dai legittimi proprietari, chiamati a farsi carico del proprio animale.

Così è avvenuto anche in occasione del secondo sequestro, che ha riguardato un’area verde accanto alla caserma Lustrissimi, a cui si accede attraverso un sentiero sterrato da via degli Acquedotti. Anche lì il solito squallido scenario, con un campo dove sono state sistemate alla meglio vecchie cucce, marcite e circondate da pneumatici usati e altri rifiuti. Qui erano presenti circa quindici cani, portati via subito non appena attestate tutte le irregolarità legate alla struttura, su cui però c’è ancora da decidere cosa fare. Due le soluzioni: o distruggere queste baracche adibite per ospitare cani, oppure ripristinarle a nuovo. Una decisione che passa anche attraverso l’ufficio economo comunale e che stando ai programmi potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Ma se questi due casi,

quello di di via dell’Uliveta e quello del campo vicino alla caserma dei paracadutisti, sono ormai chiusi, sono ancora diversi i casi su cui la polizia municipale sta lavorando. E dalle prime verifiche, le tristi degradanti analogie con i precedenti non mancano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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