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il caso aamps

I Cinque Stelle votano no all’atto per salvare tutti i posti di lavoro, esplode la protesta

Livorno, la maggioranza boccia la proposta di Elisa Amato (Fi): “Ingesserebbe il percorso dell’azienda”

LIVORNO. Un atto di indirizzo per impegnare il sindaco a garantire che la revisione della macrostruttura di Aamps ad opera del nuovo cda avvenga con la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e col mantenimento dei salari attuali. L’ha proposto la capogruppo di Forza Italia Elisa Amato durante il consiglio comunale di giovedì sera 25 febbraio. Ma è stato bocciato con il no della maggioranza a Cinque Stelle. «Ingesserebbe il percorso di salvataggio», ha spiegato il consigliere Edoardo Marchetti parlando per il gruppo M5s.

Tutte le opposizioni hanno votato invece a favore. «La riorganizzazione che verrà portata avanti dal cda dovrà riguardare solo un miglioramento dell’efficienza e non potrà in alcun modo gravare sui posti di lavoro», aveva chiesto la Amato, ricordando che «il concordato è stato deciso a tutela dell'azienda e di tutti i lavoratori».

La votazione si è conclusa con 14 voti a favore, 16 contrari e un astenuto (Esposito). Il che finisce per rappresentare un via libera, anche da parte del consiglio, alla linea del presidente Castelnuovo che nell’ultima commissione bilancio si era espresso in maniera chiara sulla necessità di un sacrificio dei lavoratori: «La garanzia dei posti non c'è, se si paga a un creditore solo una parte del dovuto senza fare nulla dal punto di vista dei sacrifici, potrebbe essere difficile il concordato».

La bocciatura da parte della maggioranza dell’atto di indirizzo della Amato ha acceso una dura protesta dei lavoratori di Aamps che erano in aula.

Respinto dalla maggioranza anche un altro atto di indirizzo proposto stavolta da tutte le opposizioni che chiedeva che il sindaco indicasse al cda di individuare una strada che tenesse conto della sostenibilità per l’intero

comparto (azienda, lavoratori, indotto) e di inserire nel bilancio di previsione l’apporto finanziario necessario per la riduzione della crisi dell’azienda all’interno del percorso individuato. «Questioni troppo generiche e pretestuose», le ha definite Ceselli motivando il no del M5s.

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