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Fra Livorno e Pisa nasce il “Facebook del cacciavite”

“Toolssharing.com” è una piattaforma per prendere temporaneamente attrezzature: serve a artigiani e privati

LIVORNO. «Guadagnare quando non li usi, risparmiare quando li usi». Matteo Labellarte, 38 anni, livornese, parte da qui per spiegare cos’è l’idea guida della condivisione degli strumenti di lavoro che sta dietro quella che con un quid d’ironia chiamano «il Facebook del cacciavite». In realtà, il social di riferimento potrebbe essere più “Blablacar” o “Airbnb”: mi serve qualcosa, non ho intenzione di diventarne proprietario per sempre e mi basta noleggiarlo per quel tanto che mi è utile, dunque cerco chi è disposto a affittarmele...

Si chiama “toolssharing.com” ed è il nuovo progetto che Matteo – alle spalle gli studi all’Itc e poi a Scienze politiche, al lavoro ora come rappresentante di materiale edile – ha lanciato superando non solo i confini della fantasia imprenditoriale ma anche quelli del campanilismo. L’alleanza l’ha costruita con un pisano: Tommaso Pardi, 37 anni, anche lui ex di Scienze politiche a Pisa, che si occupa di prodotti per l’agricoltura: è non solo il co-fondatore del progetto ma anche il vicepresidente della sezione pisana di Confartigianato imprese (che appoggia l’iniziativa). A completare il trio è arrivato Alberto Scarsi, montecatinese.

«Nel mio mestiere – dice Labellarte – mi sono spesso sentito dire dai clienti: “Mi servirebbe quella tal apparecchiatura ma solo per due settimane, saresti in grado di trovarmela da qualcuno che pagando me la presti?” E così anche Tommaso: “La mietitrebbia mi sarebbe indispensabile, ma come faccio a comprarla e a lasciarla lì ferma per mesi e mesi?”. Prima ci prodigavano a far telefonate nel nostro giro, poi abbiamo pensato che le nuove tecnologie avrebbero potuto aiutare il nostro sogno di imprenditori. E aiutare tanta gente: sia chi ha bisogno di prendere a nolo qualcosa che non ha, sia chi invece possiede apparecchiature magari costose che devono restare inutilizzate per larga parte dell’anno». Pensate a qualcosa di simile più all’artigianato che al bricolage: la strada di Matteo Labellarte, Tommaso Pardi e Alberto Scarsi punta – come dicono loro – a «dotare tutti, artigiani, imprese e privati, di un moderno magazzino sempre attrezzato, vicino a tutti, aperto 24 ore su 24, pagarlo solo per il periodo necessario al lavoro, grazie al quale monetizzare tale patrimonio. Ecco che il lavoro umano ritorna al centro». Lalbellarte, Pardi e Scarsi segnalano che «l'Italia ha una patrimonio di strumenti da lavoro senza paragoni e, allo stessotempo, ha un grande numero di imprese artigiane, di agricoltori e di privati cittadini» che ne hanno bisogno senza gravarsi di spese inutili e eccessive.

«La tecnologia sta rivoluzionando il nostro approccio ai servizi e alle connessioni umane – sottolinea Pardi – ma anche, se vogliamo, alla valorizzare delle risorse inutilizzate, consentendoci di trovare quello che serve quando serve. Un bene inutilizzato è un bene sprecato. Invece di comprare un bene ed utilizzarlo solo qualche volta, si può pensare di utilizzare quel bene o servizio solo quando se ne ha realmente bisogno e solo per il tempo necessario, e, perché no, trarne profitto quando lo si condivide». Per saperne di più ecco l’appuntamento su web e social: il sito è all’indirizzo www.toolssharing.com ma “toolssha ring” è la parola che “apre” la porta anche del profilo Facebook o della pagina Twitter.

La novità è nella formula dello “sharing” ma anche nella modalità scelta per far decollare il progetto. Le nuove tecnologie del web sono la base per condividere al meglio gli strumenti di lavoro ma sono anche il modo con cui andare a caccia di finanziatori, anzi di tanti piccoli finanziatori. È il crowdfunding, cioè la caccia alla raccolta di fondi tramite la rete.

Matteo, Tommaso e Alberto puntano in alto: «Non a caso abbiamo scelto una denominazione in inglese, – spiega Labellarte – è ovviamente assai più comprensibile a livello internazionale che se avessimo scelto una denominazione in italiano». E internazionale è anche la raccolta fondi: invece di puntare su realtà a dimensione italiana, l’équipe di Toolssharing.com ha mirato al di là dell’Atlantico per lanciare la propria campagna di crowdfunding sulla piattaforma americana “Kickstarter”. «L’abbiamo fatto – afferma Matteo – soprattutto perché funziona in modo

che riteniamo più corretto per eventuali finanziatori: si trattasse anche di un pugno di euro, “Kickstarter” chiede solo una preautorizzazione. Il pagamento avverrà solo se il progetto raccoglierà i fondi previsti: nel nostro caso si tratta di 20mila euro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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