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Sanlorenzo su: nel 2015 unico cantiere in utile

Sanlorenzo su: nel 2015 unico cantiere in utile

Il patron Perotti accusa: «Se ho lasciato Viareggio per La Spezia c’è un motivo È impossibile lavorare e investire nel Polo Nautico senza ottenere le concessioni»

I dati di Sanlorenzo nel 2015 parlano di un cantiere che ha fatturato 220 milioni di euro, con un ebitda di 21 milioni ed un utile finale netto di 6 milioni.
«Siamo l’unico fra i grandi cantieri italiani non solo a mantenere il fatturato ma soprattutto ad essere in utile: nessuno dei grandi cantieri è in utile».
Nella sua casa di Lerici Massimo Perotti ci tiene a ricordare gli exploit del suo cantiere, diviso fra Viareggio, Ameglia e ora anche Spezia, con l’acquisizione del cantiere San Marco, dove realizzerà i maxiyacht.
«Le nostre sono cifre importanti. Dimostrano che sappiamo contenere i costi ma anche che riusciamo a vendere a prezzi superiori ai nostri concorrenti. I clienti ci riconoscono la qualità e la pagano. Da qui i nostri dati in utile».
Detto questo la situazione della nautica non è poi tanto florida.
«Perlappunto veniamo dal salone di Miami. Gli Stati Uniti sono l’unico paese dove il mercato sta tirando – spiega Perotti – in virtù di un buon andamento dell’economia. In più hanno il dollaro forte, almeno rispetto all’euro e quindi riusciamo a strappare buone commesse».
Il resto del mondo non sembra andare così bene...
«Basta vedere cosa sta succedendo. Il Far East, a partire dalla Cina ha rallentato fortemente, il Medio Oriente, nostro mercato molto importante è praticamente in guerra. In più hanno il problema del crollo del prezzo del petrolio. Un problema che colpisce anche la Russia che vive esportando materie prime energetiche, petrolio, ma soprattutto gas. L’Europa è ferma. In questa situazione sta qual’è il problema per le aziende? Che non è possibile programmare niente, non si può immaginare di fare un investimento con uno scenario mondiale che muta a tutte le ore».
Si parlava di crisi finita, di una ripartenza dopo 7 anni di magre in cui il fatturato della nautica italiana si è dimezzato da 6 a 2,8 miliardi di euro.
«Nessuno immagina di tornare ai livelli di produzione e di vendita ante 2008 – confessa il patron di Sanlorenzo – si possono guadagnare dei punti percentuali, anche se ho appena spiegato come gli scen ari mondiali siano mutevoli. Detto questo credo che oggi non siamo in crisi, la realtà della nautica italiana è questa, questi son o i volumi d’affari. Per questo credo che sia necessario da parte di tutti, dagli imprenditori alle maestranze governare questi momenti con grande flessibilità e con dosi massicce di buon senso. Che purtroppo non vedo sempre in giro».

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Cosa intende per flessibilità?
«Quello che ad esempio non sta accadendo a Viareggio. Dove la Fiom, il sindacato della Cgil si ostina a bloccare il frazionamento delle concessioni del Polo Nautico in Darsena. Che poi è il motivo per cui abbiamo lasciato Viareggio per spostare la produzione dei grandi yacht a Spezia».
Perotti, vuole spiegare meglio la situazione?
«È semplice. Io volevo rilevare gli spazi di Fipa per produrre, come ho fatto fino a ieri, costruendo grandi barche. Ma il frazionamento al momento è negato. Così le aziende investono e non hanno uno straccio di concessione da dare in garanzia alle banche, oppure con la possibilità di vendere. Quando abbiamo deciso di lasciare Viareggio verso Spezia, i sindacati hanno dato la colpa ai politici. No, la colpa è della Cgil che impedisce un frazionamento che è nella realtà delle cose. Io alla Polo Nautico aveva portato barche da costruire, non gommoni per fare rimessaggio. Perchè la paura di un’operazione che è nella realtà delle cose. Ripeto è il momento della flessibilità e del buon senso. Altrimenti come fa, in giorni come questi, un imprenditore della nautica ad investire. E parla uno che finora non ha fatto fare un solo giorno di cassa integrazione ai suoi dipendenti, neanche un giorno. Lo scriva pure: neanche un giorno»
Parlando di buon senso lei ha lanciato anche un appello perché la nautica tricolore si riunisca sotto una soolo bandiera. Parlo della contrapposizione fra Ucina, legata a Confindustria e Nautica Italiana, la nuova associazione che racchiude soprattutto i grandi cantieri, compresi Benetti, Ferretti e Baglietto.
«Ho chiesto che le due associazioni di ritrovino in nome di un ideale comune e del buon senso. E’ inutile andare all’estero divisi, dove poi ci ridono dietro. Inutile rischiare di perdere i contributi statali per le fiere, visto che si è disuniti. I torti e le ragioni del passato mettiamole da parte e torniamo insieme. Finora, poi, Nautica Italiana, già il nome è complicato, ha fatto soprattutto proclami. Tornare insieme sarebbe veramente un grande segnale. Non è detto che non si possa stare insieme, magari con strategie diverse. I grandi cantieri seguiranno una politica, chi costruisce gommoni un’altra, ma è troppo importante che il nostro settore si presenti unito agli occhi del mondo».
 

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