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Muore a 59 anni maresciallo della Folgore: ucciso dall'uranio, è il secondo caso in pochi giorni

Livorno, il militare era di stanza a Livorno e aveva svolto missioni in Afghanistan e Somalia. Si è spento nella sua casa di Cascina in provincia di Pisa

LIVORNO. Francesco Rosito, il livornese in forza alle 46esima Aerobrigata di Pisa, è stata la vittima numero 327 e ad una settimana di distanza è già arrivata la numero 328. Questa volta si tratta di un paracadutista della Folgore di Livorno, Mario Mele, 59 anni, che si è spento all’alba del 22 febbraio nella sua casa a Cascina. Anche qui, per l’Osservatorio militare non ci sono dubbi: «ha contratto la malattia per l’esposizione all’uranio impoverito durante le missioni all’estero». Mele, infatti, è stato colpito da una leucemia che lo ha portato ad attraversare un lungo calvario negli ospedali. «Assai più di un sospetto è che la malattia sia stata contratta per colpa dell’uranio impoverito, alle cui polveri è rimasto esposto durante le missioni internazionali» dicono dall’Osservatorio. Il militare infatti è stato in missione a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila in zona devastate dalla guerra come Somalia, Kosovo, Afghanistan, Iraq e Albania.

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Le sue condizioni si sono aggravate drasticamente nei giorni scorsi e cosciente che ormai la fine era finita il 59enne ha espresso la sua ultima volontà alla famiglia: tornarsene nella sua casa a Cascina, frutto delle fatiche di una vita, per i suoi ultimi giorni. La moglie lo ha accontento. «Mi riferiva che non avevano protezioni, cioè tute, maschere ed equipaggiamento del quale invece disponevano ad esempio i soldati statunitensi quando operavano su territori contaminati dalla polvere rilasciata da quei proiettili» racconta la donna a Congedatifolgore . Ben più di un sospetto, insomma, tant’è che Mele aveva in corso una causa di riconoscimento dei danni da contatto con uranio impoverito e sostanze cancerogene. «Ѐ una drammatica contabilità: sono ben nove i decessi per colpa dell’uranio solo da dicembre ad oggi e quasi 3.800 i malati» spiega Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare, che ha seguito anche la pratica del maresciallo della Folgore. «Il percorso è sempre lo stesso. Vengono raccolti campioni di cellule malate per essere sottoposte all’esame nanodiagnostico eseguito a Modena: se troviamo traccia di metalli pesanti riconducibili all’esplosione di munizionamento all’uranio impoverito, abbiamo purtroppo la certezza sulle cause della malattia».

I funerali di Mario Mele sono previsti per martedì 23 febbraio alle 15 a Cascina di Pisa.

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