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L'INCHIESTA

Aamps, indagato un ex assessore Pd

Livorno, avviso di garanzia a Valter Nebbiai per lo sconto a Elia su un debito Tia, ma nei guai sarebbero in otto. L'accusa di reato è abuso d'ufficio

LIVORNO. Dallo scontro politico fuori e dentro al consiglio comunale, agli avvisi di garanzia inviati dagli uffici della Procura della Repubblica. Il caos che riguarda la gestione e l’amministrazione dei conti di Aamps, la società dei rifiuti di proprietà del Comune di Livorno che - ormai da anni - si dibatte in una situazione finanziaria molto critica, è arrivata a una svolta che potrebbe portare a un terremoto giudiziario, con ricadute politiche, di cui è difficile, al momento, tracciare i contorni.

Ad accendere le luci pubbliche sulla maxi inchiesta che da mesi sta portando avanti nel massimo riserbo il nucleo tributario della Guardia di Finanza coordinato dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini, è l’avviso di garanzia recapitato sabato all’ex assessore al bilancio della giunta guidata da Alessandro Cosimi, Valter Nebbiai.

È l’ex re dei conti pubblici il primo amministratore verso il quale gli investigatori ipotizzato un presunto abuso d’ufficio. Ma non il solo. In particolare gli inquirenti contestano a Nebbiai, di aver partecipato a concedere alla ditta Elia, società che si occupa di stoccaggio e movimentazioni merci, uno sconto di 250mila euro sul debito Tia che avrebbe dovuto versare. Una mossa - secondo chi indaga - che ha alterato negativamente i conti di Aamps nel bilancio 2013 (approvato nel 2014).

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Ma questo episodio appare solo come un singolo fatto che l’ ex assessore è sicuro - come spiega nell’intervista che pubblichiamo in un’altra pagina- di poter giustificare. Quello che sembra invece molto più rilevante da un punto di vista degli sviluppi giudiziari è l’inchiesta che sta alla base di questa contestazione. Gli inquirenti - è bene ricordarlo - mantengono la massima segretezza. Ma alcuni elementi nei mesi scorsi sono trapelati.

La maxi inchiesta dei pubblici ministeri Mannucci e Ciavattini, ad esempio, e la più corposa delle tre aperte in Procura nell’ultimo anno riguardo alla gestione di Aamps. E nelle ultime settimane, con l’acquisizione di documentazione anche molto recente, sta facendo le pulci alla gestione della società di via dell’Artigianato a partire dal 2012 fino alle più recenti scelte amministrative e societarie, che in questi anni si sono sempre legate e sovrapposte l’una all’altra. Le ipotesi di reato al momento sono quelle di falso in bilancio e abuso d’ufficio.

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Oltre a Nebbiai ci sono altri indagati, pare otto, ma solo l’ex assessore ha ammesso di essere stato raggiunto da un’informazione di garanzia. L’allora amministratore unico di Aamps (in carica fino al maggio 2014), Enzo Chioni, ha dichiarato di non aver ricevuto nessun atto giudiziario. Altri ex amministratori comunali ed ex funzionari di Aamps non hanno invece risposto alle nostre telefonate. Forse solo perché era domenica...

A dare il via all’inchiesta il dossier compilato dagli 007 del ministero dell’Economia e depositato nell'autunno 2013, dopo l'ispezione fatta nel maggio precedente che cristallizza i guai della società fino al dicembre 2012. Dieci i punti oscuri nella gestione che avevano poi indotto i revisori contabili a suggerire al Comune di non approvare il bilancio 2013, poi omologato in extremis (maggio 2014) proprio dall’allora giunta.

Al centro del dossier, tra le altre anomalie su premi e ricompense, «l'illegittimità inerente all'erogazione dei compensi del collegio sindacale» e «l'indebita erogazione di 218.036 euro più Iva e contributi all'ex amministratore unico pro tempore, Angelo Rosi, per lo svolgimento delle funzioni di direttore generale, in assenza della relazione finale comprovante il raggiungimento degli obiettivi previsti». Ma da quel giorno e da quelle contestazioni pare che gli investigatori siano andati molto più in profondità. Adesso i primi risultati stanno venendo a galla.

 

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