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Consigliere M5S contro l’assessore «Vergogna per la mostra di Madiai»

Meschinelli attacca Fasulo: «Mi dissocio, il pittore aveva patteggiato nel processo Porto 2000» La replica: «Valuto l’arte, non la vita privata. E comunque rispondo al sindaco, non certo a lui»

LIVORNO. «L’assessore alla cultura si deve vergognare». Questa frase non passerebbe inosservata neanche se a firmarla fosse un rappresentante delle opposizioni o qualunque altro cittadino. Ma se a pronunciarla – anzi a scriverla – è proprio un consigliere del M5S, quindi della maggioranza che governa la città, diventa un caso politico.

L’autore è il consigliere comunale Nicola Meschinelli. Ieri, sulla sua pagina Facebook, ha scritto a chiare lettere che «l'assessore alla cultura», quindi Serafino Fasulo, «si deve vergognare di aver fatto una mostra su un pittore livornese che ha patteggiato». Subito dopo ha citato la nota inchiesta aperta negli anni passati sulla Porto 2000 («società pubblica», ha sottolineato) che ha coinvolto il pittore citato per quanto riguarda la fatturazione, e rivolgendosi all’assessore ha ripetuto: «vergogna».

A cosa e a chi si riferisse Meschinelli è esplicitato nel link postato sotto: alla mostra di Mario Madiai (l’antologica “Mario Madiai opere dal 1962 al 2015”) che è stata aperta il 19 dicembre ai Granai di Villa Mimbelli e che il Comune ha deciso di prorogare fino al 24 gennaio per «l’elevato numero di visitatori che si registra ogni fine settimana».

Contattato dal Tirreno, Meschinelli ha confermato la dura presa di posizione: «È quello che penso». Ma «sia chiaro che mi rivolgo all’assessore, non a tutta l’amministrazione». «Mi dissocio – ripete – da questa mostra». Fa poi sapere di non volere per questo chiedere le dimissioni di Fasulo, ma le parole che usa restano comunque forti. «Avevo già fatto presente il problema: sono andati avanti, ormai l’esposizione è stata fatta, ma ho scritto queste frasi come segnale per il futuro».

«Ho affrontato a suo tempo il problema Meschinelli con il sindaco – controbatte dall’altra parteFasulo – Io sono l’assessore alla cultura nominato dal sindaco, lavoro per la città e il sindaco è l’unica persona che può darmi e indicazioni. Questo non significa che non ascolti i consiglieri o chiunque altro: significa che l’unico che può darmi dei “niet” è il sindaco».

«Poi ognuno – si lascia andare – può avere le proprie opinioni. Meschinelli pensa che mi dovrei vergognare: decido io di cosa devo vergognarmi, la vergogna è un sentimento personal e relativo...».

Quello di Madiai è un nome molto conosciuto e apprezzato nel panorama artistico, e l’assessore difende la sua scelta: «Io ho messo in mostra un pittore, cosa poi questo pittore fa nella vita è un altro discorso. Seguendo questo ragionamento, buona parte dei libri di letteratura dovrebbero avere le pagine strappate, tanti scrittori e artisti non dovrebbero nenache essere menzionati».

«Cosa Madiai fa nella sua vita privata – ripete – è contemplabile in altre sedi, io contemplo il pittore, che giudico interessante da proporre alla città, che in effetti ha risposto, visto che la sua è stata una delle mostre più visitate degli ultimi anni e abbiamo dovuto addirittura prolungarla a grande richiesta».

Non è la prima volta, però, che Fasulo finisce nel mirino dei consiglieri del Movimento 5 Stelle. È accaduto pochi mesi fa, quando ha partecipato a un incontro organizzato dalla massoneria e nella base a cinque stelle c’è stato chi ha chiesto le sue dimissioni. Avverte un disagio politico rispetto alla base del Movimento?

Si sente ancora saldo in giunta?

«Sono a disagio perché la cultura è il fanalino di coda di questo Paese e ogni giorno lo posso riscontrare», risponde in modo diplomatico Fasulo. «Da parte del sindaco – chiude – avverto fiducia...».

Juna Goti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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