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Rapina alla sala slot, il gestore: «Con la pistola puntata alla testa non ho reagito per la mia famiglia»

Alberto Pietrini, gestore della sala slot in piazza della Repubblica

Livorno, Alberto Pietrini, ex stella del basket vittima della rapina in piazza della Repubblica: all’inizio pensavo fosse uno scherzo, non ho avuto il tempo di avere paura»

LIVORNO. «Solo quando il rapinatore mi ha puntato la pistola alla testa e mi ha chiesto i soldi per la terza volta ho capito che non si trattava di uno scherzo. Forse avrei potuto reagire, sono alto due metri, gli sarei potuto montare addosso e fermarlo. Ma in quel momento ho pensato a mia moglie e alle mie due figlie. Mi sono detto: se l’arma è vera? E se questo preme il grilletto? O se invece riesce a scappare e vieni a vendicarsi? Ecco perché non ho fatto l’eroe, gli ho consegnato tutti i soldi, circa 4700 euro, e mentre lo facevo ho cercato di traccheggiare, di ritardare i tempi il più possibile sperando che arrivassero le forze dell’ordine. E ora? E ora spero solo che lo prendano».

Alberto Pietrini, 49 anni, ex stella del basket con mezzo scudetto cucito addosso con la maglia della Libertas Livorno, da tre anni e mezzo ha investito nel business delle slot machine, da due invece gestisce, con un socio, la sala “Terry Bell” di piazza della Repubblica e giovedì 22 ottobre, intorno alle 21, era seduto sul divanetto della saletta vicino al bar.

«Stavo guardano il Tg quando è entrato quest’uomo con il casco in testa. Ho visto la pistola l’ha puntata contro di me una prima volta e mi ha chiesto i soldi. Gli ho risposto di non fare il bischero. In quel momento pensavo davvero che fosse uno scherzo. Ha ripetuto quella frase una seconda volta. A quel punto ero dietro al bancone, lui mi è venuto incontro o e me l ’ha puntata alla testa».

In quel momento Alberto non era solo nella sala. «C’erano altri tre clienti: due erano sulla porta mentre l’ultimo stava giocando proprio in questa saletta e parlava al telefono. Il rapinatore quando è entrato e lo ha visto al cellulare glielo ha preso dalla mano per paura che parlasse con la polizia».

In tutto la rapina in piazza della Repubblica, che ha preceduto di appena 48 ore quella fotocopia di via degli Avvalorati, è durata poco più di due minuti. «È un tempo così breve - va avanti Alberto - che non ho nemmeno avuto il tempo di avere paura. Sembra un controsenso ma è così. Forse perché in questo periodo storico di crisi e gestendo un esercizio commerciale tra i pochi dove circolano soldi contanti, sai che ti può succedere, lo metti nel conto, anche se speri che non accada mai. Basta un cretino senza niente da perdere e sei nei guai».

Il colpo è stato registrato dalle telecamere interne della sala slot, immagini che sono già state acquisite dalla polizia che indaga per risalire al responsabile. «La mia impressione - prosegue il titolare - è che si trattasse di un rapinatore improvvisato e non di un professionista. Posso sbagliare, ma quando ci siamo trovati uno accanto all’altro, vicini alla cassa, ho avuto questa impressione. Un malvivente esperto non si sarebbe avvicinato».

La conversazione, mentre un cliente chiede di cambiare 50 euro per giocare, non può che virare su uno dei temi che in questi giorni divide l’opinione pubblica: i limiti e la misura della legittima difesa dopo quello che è successo nel milanese con l’uccisione di un ladro da parte del pensionato Francesco Sicignano. «Preferisco non avere armi qua dentro - taglia corto - perché chi le, ha in situazioni di pericolo, può usarle».

Così, in luoghi come questo, la sicurezza è affidata a tante piccole accortezze. «Abbiamo un sistema di telecamere collegato con un istituto di vigilanza - spiega Pietrini - basta premere un tasto e quello che accede dentro compare anche sui loro schermi. C’è poi un sistema di apertura della porta. Teoricamente l’ingresso dovrebbe restare chiuso: i clienti obbligati a suonare e noi a controllare dalle telecamere per poi aprire. Ma lo facciamo solo quando chiudiamo e facciamo i conti la sera tardi. Se qualcuno vuole fare del male il modo di entrare lo trova lo stesso».