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Gli italiani tornano in mare «Perché c’è nuova fiducia»

Gli italiani tornano in mare «Perché c’è nuova fiducia»

Francesco Guidetti (gruppo Fipa Maiora) racconta di clima nuovo fra i clienti «Chi acquista una barca non si sente più additato come evasore fiscale»

GENOVA. Ha portato a Genova l’ammiraglia del salone, ma come al solito Francesco Guidetti non è poi così convinto.

«Ma è l’ammiraglia perché mancano altri importanti cantieri – si schermisce l’imprenditore viareggino, titolare del gruppo Fipa Maiora con stabilimenti a Viareggio, Massarosa, Massa – insomma, fossimo nella boxe potremmo definirla una vittoria per abbandono».

In realtà l’Ab 145, lunga 44 metri, è barca molto ammirata. Perché arriva a 42 nodi di velocità, un vero e proprio record. «Non si tratta di guardare solo alla velocità. Perché è importante sviluppare questa potenza usando solo 3 motori da 2600 cavalli, quando altri cantieri sono costretti a ben altri motori. Ma soprattutto riusciamo anche a controllare il consumo. A 26 nodi bastano 500 litri di gasolio, quando ad altre barche alla stessa velocità non ne bastano 800».

Tutto frutto spiega di prove e prove, di applicazioni, sfumature, ricerca. «Ho un team di persone che non solo mi danno una mano sul lavoro, ma anzi mi spingono ad andare avanti, a non lasciare l’azienda. Un gruppo di persone che sarebbe un vento vedere andare all’estero».

Guidetti al salone di Genova fa avanti e indietro fra lo stand e le barche che vengono provate in mare. C’è ottimismo alla mostra nautica numero 55, ma lui vede sempre il bicchiere mezzo vuoto.

«Forse è un mio atteggiamento, ma questi non sono stati anni facili. Oggi qualcosa è cambiata. Abbiamo più contatti, arrivano nuovi clienti, anche dall’estero. E potrebbe essere anche il momento che gli italiani tornino a farsi la barca».

C’è stata per qualche anno anche la paura che il giorno dopo la firma di acquisto dello yacht la Finanza bussasse a casa per capire se – visto il tuo reddito – te lo potevi permettere.

«Questo è successo – ricorda Guidetti, ma aggiunge – ho però trovato un mio vecchio cliente che mi ha detto: sono soddisfatto del mio lavoro, ho due soldi da parte e posso esporre la mia dichiarazione dei redditi sul parabrezza della macchina. E allora perché non possa togliermi lo sfizio e comprarmi la barca? Gli italiani, una parte di essi è chiaro, tornano a fare ragionamenti del genere. Al di là dei fatturati è il clima intorno alla nautica che è finalmente cambiato. Chi compra una barca – grande o piccola – non può essere considerato un evasore fiscale, a prescindere»

E allora si investe anche su Viareggio, Guidetti? Entrerà nella cordata che vuole rilevare la Viareggio Porto spa con i suoi approdi? Strategici. Le grandi manovre sono in corso e interessano tutti le aziende della Darsena.

«A Viareggio non voglio fare niente – la butta giù duro Guidetti – a parte le condizioni della città, il suo degrado, che avviliscono. Ma non c’entra niente questo. Sono rimasto scottato dalla vicenda del Polo Nautico. Abbiamo investito 50 milioni di euro, e abbiamo versato al Comune qualcosa come 5 milioni di euro di oneri di urbanizzazione. Ripeto 5 milioni di euro. E

con quale risultato? Non avere niente in mano, una concessione, niente. Quindi non farò parte di nessuna cordata e la penso come un mio cliente svizzero che amava Viareggio e vi veniva spesso, ma che ritiene inaccettabile la sua condizione. E ho pena per i suoi residenti, mi disse una volta».

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