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Dobbiamo vendere yacht ma anche lo stile italiano

Dobbiamo vendere yacht ma anche lo stile italiano

L’ingegner Poerio (ad Benetti) spiega una possibile strategia di sistema «Dovremmo fare nostro il sistema nautico del Mediterraneo, Africa compresa»

VIAREGGIO. Azimut-Benetti ha esposto le sue barche a Cannes e Monaco. A Genova sono andati solo i modelli Azimut, perdipiù accompagnati dai dealers del cantiere, che non si è presentato in maniera ufficiale al salone, dopo che nel 2014 lo aveva addirittura disertato.

Ora si parte per Fort Lauderdale, Florida, Stati Uniti d’America. «In questo momento i cantieri sono ancora costretti a cercarsi i cantieri a casa loro» si rammarica l’ingegner Vincenzo Poerio alla guida del gruppo ormai da anni.

«Ci muoviamo, brighiamo, spostiamo uomini e mezzi – spiega – per essere lì dove il cliente ci aspetta. Non andiamo a Genova, è noto, proprio per questo. Il mercato italiano oggi contribuisce al nostro fatturato per il 2%. Inutile essere a Genova che ormai attrae solo il mercato domestico».

Ma le cose cambieranno mai?

«Credo che lo sforzo di tutti i cantieri italiani sia uno solo. riuscire a portare i clienti, meglio i potenziali clienti, in Italia. Nei nostri cantieri e nelle nostre città. Dobbiamo vendere la nostra qualità, parlo di barche, ma anche il nostro modo di vivere. Che sia il miglior caffè del mondo preso in un normalissimo bar, come avere a disposizione le migliore auto italiane, i migliori hotel. Credo che dobbiamo iniziare ad immaginare questo. Ritornare in Italia dovrebbe essere lo slogan di tutti i grandi cantieri».

E cioè?

«Immaginare che le barche una volta costruite e vendute tornino in Italia per qualsiasi forma di manutenzione o di refitting. Un’attività che porterebbe tanto lavoro, tanto indotto e che invece non riusciamo a conquistare come vorremmo. Tornare in Italia significa anche che i nostri approdi offrano cortesia ed un servizio di qualità. E che il prezzo proposto, alto e basso che sia, abbia un solo valore: che sia all’altezza del servizio offerto».

Poerio va oltre nella sua analisi-progetto.

«Tornare in Italia vuole dire anche tornare nel Mediterraneo. Allora oggi è necessario che l’Italia si faccia promotrice e le sue aziende investano in tutto il Mediterraneo. Dalla Grecia alla Tunisia, dall’Egitto financo alla Libia, una volta pacificata. E anche in Spagna. Dobbiamo essere noi italiani il modello di sviluppo di tutto il Mediterraneo. Con conseguenze importanti dal punto di vista economico, ma fondamentali sul piano squisitamente politico e si capisce cosa voglio intendere, in questo momento particolare della nostra storia e della storia dell’Europa».

Un Poerio che dovrebbe essere soddisfatto per i conti di Azimut-Benetti che segnala un più 10% nel valore della produzione e che si conferma primo cantiere al mondo per la produzione di megayacht (le barche da diporto sopra i 24 metri). Ed invece lancia sfide nuove. Una delle più impegnative, visto il ruolo strategico della città, è l’acqusizione della Viareggio Porto spa, la società pubblica che gestiva approdi per 500 barche ed in più ha le concessioni per costruire un nuovo approdo dentro il porto viareggino da 150 imbarcazioni.

«Stiamo lavorando con altri cantieri per capire se è possibile rilevare la società pubblica del porto dal fallimento. Sono in corso riunioni, dove ho già ribadito che i cantieri viareggini entrerebbero nell’operazione non con fini di lucro o di speculazione, ma per la necessità che ci riguarda tutti di migliorare l’offerta complessiva di un porto dove lavorano

fra i più importanti cantieri navali del mondo. Per questo motivo – conclude l’ingegner Poerio – le sorti della città ci stanno a cuore, e magari anche la sua pulizia ed il decoro complessivo delle zone turistiche».

Un messaggio non da poco anche per la nuova amministrazione comunale.

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