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Profughi, dieci cose da sapere

Profughi, dieci cose da sapere

Una diaria di 2 euro e mezzo. E avere un’occupazione è vietato: costi, norme, servizi e burocrazia. Facciamo un po’ di chiarezza

L’informazione sull’ospitalità ai profughi è spesso inquinata da luoghi comuni. Ecco cosa prevede la legge.

1) Profughi possono lavorare?
No, per legge non possono lavorare né ricevere uno stipendio (possono farlo solo sei mesi dopo aver ricevuto il primo permesso). Una circolare del ministero dell’Interno del dicembre scorso consente ai migranti di svolgere lavori socialmente utili ma solo in qualità di volontari. La Regione Toscana ha approvato a fine maggio un protocollo che consente a Comuni, prefetture, cooperative e associazioni di regolare le attività dei profughi. Sono i gestori dei centri di accoglienza e le associazioni (Anpas, Misericordie, Caritas, ecc.) a dover stringere convenzioni. Per la copertura assicurativa dei migranti la Regione ha stanziato 100mila euro. I profughi possono essere impegnati ad esempio nella pulizia di giardini, strade, spiagge.

2) A chi è affidata l’organizzazione dell’accoglienza dei migranti?
Il ministero dell’Interno ha affidato la responsabilità alle prefetture, che si impegnano a bandire appalti per la ricerca di strutture e soggetti specializzati nell’assistenza di profughi e richiedenti asilo. La durata dell’appalto di solito è annuale e rinnovabile per tre anni. Il bando fissa un numero di posti e un tetto di spesa, ma importi e numero di centri possono essere estesi via via a seconda delle ondate di arrivi.

3) Chi può partecipare agli appalti?
Cooperative sociali, associazioni di volontariato (Misericordie, Caritas, Onlus), fondazioni o società private che dimostrino di avere i requisiti di legge, in possesso dei certificati antimafia secondo il codice dei contratti pubblici e di poter organizzare vitto e alloggio, di schierare operatori esperti nell’accoglienza, mediatori linguistici, psicologi e perfino un servizio di trasporto per accompagnare i profughi in questure per le pratiche amministrative, in ospedale o nei presidi sanitari.

4) Quanto costa allo Stato l’accoglienza?
La prefetture assegnano ai gestori 34 euro più Iva giornaliere per ogni migrante ospitato nella struttura di accoglienza. La cifra copre le forniture e i servizi, anche l’eventuale affitto della struttura. Di solito sono le coop a dover presentare un progetto che comprenda anche l’indicazione dell’edificio in cui allestire il centro di accoglienza. Nel caso di edifici pubblici forniti dalla prefettura l’appalto scende a 30 euro più Iva.

5) Quanto spetta al proprietario della struttura?
Nulla se cooperative o associazioni sono anche proprietarie dell’immobile. Residence, alberghi e privati proprietari di appartamenti invece ricevono un corrispettivo per l’affitto dall’organizzazione vincitrice dell’appalto. In genere la quota varia dagli 8 ai 15 euro, a seconda dei servizi forniti.

6) Che tipo di pasti devono garantire le cooperative?
Le cooperative devono organizzare una mensa, garantire colazione, pranzo e cena con cibo di «prima qualità e alimenti garantiti a tutti gli effetti di legge per la genuinità e l’igiene». Il menu deve essere scelto «con massima cura nel proporre piatti non in contrasto con principi e abitudini alimentari degli ospiti» e nel rispetto delle «scelte religiose».

7) Quali altri servizi devono fornire?
Il gestore consegna agli immigrati il vestiario minimo necessario all’arrivo e il rinnovo periodico degli abiti a seconda della stagione e comunque in modo da garantire igiene e decoro della persona. Chi organizza l’accoglienza deve fornire cuscini, lenzuola, federe e coperte. Deve dare agli ospiti sapone, shampoo, dentifricio e allestire un servizio di pulizia dei locali, una lavanderia, dare assistenza ai migranti con mediatori linguistici per informarli delle regole di comportamento nel centro e nel Paese, e aiutarli nelle richieste di asilo e nel trasporto. Ogni responsabilità per danni a persone e cose è in carico a chi vince l’appalto, che è chiamato a stipulare polizze assicurative.

8) I migranti ricevono soldi?
Ai migranti spetta un pocket money da 2,50 euro giornalieri, e si arriva al massimo a 7,5 euro per ogni nucleo familiare. Poi una tessera o ricarica telefonica da 15 euro. Il richiedente asilo in attesa di un posto in un centro di accoglienza può inoltre fare richiesta di contributo alle questure dimostrando la propria condizione di indigenza. Il valore massimo di questa “una tantum” è di 976,15 euro.

9) A quale tipo di assistenza sanitaria hanno diritto i profughi?
Coop e associazioni devono effettuare uno screening medico all’ingresso e allestire all’interno della struttura un presidio medico sanitario per assicurare cure ambulatoriali e un primo soccorso con la presenza di personale medico e paramedico.

10) Chi sbriga le pratiche per il riconoscimento dell’asilo e chi ne ha diritto?
Spetta alle commissioni territoriali di questure e prefetture. Sono tre i livelli di asilo: lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria internazionale e la protezione umanitaria. Con il riconoscimento del primo o del secondo livello viene rilasciato un permesso di soggiorno di 5 anni agli stranieri che fuggono da persecuzioni razziali, etniche, religiose, politiche e guerre. I primi due status consentono di lavorare, studiare,

accedere al servizio sanitario e la libera circolazione nell’area Schengen. Il terzo livello garantisce un permesso di soggiorno di massimo 2 anni per motivi umanitari. Il rilascio dovrebbe avvenire nel giro di 30 giorni, in realtà in Toscana ci sono migranti che attendono da oltre un anno.

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