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Rivoluzione cannabis, il primario Poli: «Potremo trattare 3000 persone»

Il medico dopo la modifica alla legge regionale: "Terapia idonea per tutti i dolori cronici, specie negli anziani"

Potrebbero essere migliaia in Toscana i pazienti curabili con la cannabis. Paolo Poli, primario dell’unità operativa complessa di Terapia del dolore all’azienda universitaria ospedaliera pisana è certo. «Solo fra i pazienti affetti da fibromialgia (una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità) saranno almeno 2000 o 3000».

Per questo Poli si pone il problema dell’approvvigionamento, visto che al momento la Regione acquista i farmaci - come prevede la legge - in Olanda a prezzi alti. E il rischio che siano solo le farmacie ospedaliere a distribuirli potrebbe creare un ingorgo. Di sicuro è la preoccupazione di Renato Raimo, farmacista e fitopreparatore, che da marzo a dicembre 2014 ha preparato farmaci galenici a base di cannabis: «Non mi è chiaro il motivo per il quale la regione voglia accaparrarsi la distribuzione dei farmaci cannabinoidi, quando il servizio privato è fondamentale. Che cosa succede, infatti, nei giorni festivi, per Natale, a Capodanno, la domenica quando la farmacia dell’ospedale non è disponibile? E che cosa succede ai pazienti che non risiedono o non sono domiciliati in Toscana, ma che frequentano la nostra regione e che hanno bisogno di farmaci a base di questa sostanza?» . Le domande di Raimo no vogliono essere retoriche perché solo l’anno scorso la sua farmacia ha allestito 280 preparazioni a base di cannabis per il centro antalgico di Pisa. «La capillarità del servizio privato deve essere tutelata», insiste. Mentre la Regione ribadisce la necessità di mantenere un certo controllo sulle prescrizioni di farmaci a base di cannabinoidi. Pur senza avere un atteggiamento proibizionistico.

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A questo è necessario prestare attenzione - ammette il dottor Poli - anche se «la legge della Toscana in materia è davvero molto buona. Basta pensare che, a differenza di quanto accade in Puglia, noi forniamo la cannabis già nelle dosi per l’assunzione. In Puglia, invece, viene dato il barattolino e le persone devono dosarselo da sole». E che la Toscana sia presa ad esempio è confermata anche dal fatto che Roma ha coinvolto l’azienda ospedaliera pisana, in considerazione dell’esperienza accumulata in questo campo. Ma anche in virtù del fatto che quello di Pisa è l’unico studio sull’impiego terapeutico di cannabis.

Questo non significa che la norma non sia migliorabile. Anzi. C’è ancora un 22% di pazienti - ammette Poli - che interrompe la terapia. E di questo 22%, il 73% sospende la cura «per problemi economici, perché non riesce a pagarsi la fornitura. Anche a dosaggi bassi, che funzionano benissimo, in assenza di piano terapeutico, ci vogliono 100-150 euro al mese. E molti pensionati, che sono fra i principali destinatari, non se la possono permettere».

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