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La ghostwriter chiude con Renzi e si innamora di Livorno

Andrea Marcolongo, scrittrice al centro della polemica per i mancati pagamenti del premier, si trasferisce nel cuore della Venezia: «Città che non ha più niente da perdere e per questo forte». Ecco la sua storia

LIVORNO. Per Matteo Renzi ha coniato la "generazione Telemaco", il "derby tra rabbia e speranza", "l' arte di correre". Per Livorno, dove si è appena trasferita, parla di "sconfitta estetica", "saper ridere per non piangere", ma anche di "disperazione che rende fortissimi". Si chiama Andrea Marcolongo, ha 28 anni, un nome da maschio per due occhi azzurrissimi. Su Twitter si definisce "scrittrice, grecista, soprattutto storyteller". Su Panorama, David Allegranti l'ha descritta come "la donna che sussurrava a Renzi". Perché questa giovane donna - nata e laureata a Milano, cresciuta a Torino (alla scuola Holden di Baricco) e diventata grande a Firenze - per mesi, da due anni a questa parte, è stata la ghostwriter di Renzi. In pratica quella che gli scrive i discorsi, gli suggerisce parole-idee-immagini a effetto. A novembre, però, qualcosa si è rotto: ha sbattuto la porta del premier e si è rifugiata a Livorno.

«Non sono mai stata pagata, a parte una mensilità», ha dichiarato a Panorama scatenando l'eco nazionale: «Eravamo tutti così, viaggi a Roma e lavori mai pagati...». Oggi di Renzi non vuole parlare. Salvo sottolineare che «mi dispiace che sia passato il messaggio di una rottura per motivi economici» e che «è un'esperienza che rifarei». Ma di fatto «sì, mi era impossibile continuare...».

Andrea parla da un appartamento nel cuore della Venezia, dove da novembre vive con Carlo, il suo carlino. Pochi giorni fa ha trasformato il contratto di affitto da transitorio a 4+4: «Ho deciso, mi fermo qui, sto prendendo la residenza». Perché? Come c'è finita all'ombra dei Quattro Mori? A portarla per la prima volta lungo i fossi è stata la storica disfatta del Pd alle amministrative, a maggio 2014. «Sono arrivata da storyteller - racconta - per farmi un'idea di quello che stava accadendo. Allora pensai che la sconfitta di Livorno fosse soprattutto una sconfitta estetica, di una città che era bella ma aveva smesso di credersi tale». Insomma, «la prima volta mi sembrò brutta: dalla Fi-Pi-Li ebbi l'impressione che ci fossero più cavalcavia che case». Deve essere passata dalle Terme del Corallo, più cavalcavia che Corallo...

«Ma al tempo stesso - riprende - la vidi molto forte nella sua scelta di votare Nogarin. Mi ha colpito che Livorno non si sia arresa a una classe politica che riteneva non rispecchiare le sue esigenze e sia arrivata, con la sua storia, a votare un sindaco a 5 Stelle». «Mi sono fatta l'idea - aggiunge - che Livorno non ha più niente da perdere e ha una disperazione tale da essere fortissima».

Per tutta l'estate è tornata in città e ha iniziato a trovarla «sempre più bella, struggente, con questo suo ridere di tutto per non piangere». Si è trasformata nel suo «rifugio». Così, quando ha chiuso con Renzi, «la prima cosa che ho fatto è stata venire a Livorno, una decisione folle, ora mi sento livornese». «Passione travolgente per questa città»: la descrive così, prima di dire che «non penso mai di candidarmi, a nulla, non ho ambizioni politiche» e «solo Livorno mi tira fuori la voglia di cambiare, di fare». Un colpo di fulmine?

A inizio dicembre raccontò in una lettera pubblicata anche dal Tirreno il faccia a faccia choc con la disoccupazione del territorio: mise un annuncio per trovare una colf e dogsitter, 150 euro al mese, e alla fine si trovò sommersa di messaggi di persone che la imploravano di assumerla. Lunedì 12, a sorpresa, ha iniziato a twittare dall'iniziativa sull'accordo di programma organizzata dal segretario del Pd livornese, Lorenzo Bacci: «Mi ha molto colpita, mi sono fatta l'idea

che Livorno ha la forza e la disperazione necessarie per ripartire».

Oggi continua a scrivere (per Glistatigenerali.com) e a fare la storyteller, la scrittrice in giro per l'Italia. Con base a Livorno. Progetti per il futuro? «Restare qui e continuare a fare quello che faccio».

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