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La nave si incaglia e De Falco ordina: «Toglietela, subito!»

Livorno, un mercantile finisce sulle secche della Meloria e interviene il comandante nell’ultimo giorno di servizio: «Non ci prenda in giro e chiami i rimorchiatori»

LIVORNO. Il famoso “torni a bordo, cazzo” è diventato “non ci prenda in giro e chiami i rimorchiatori”. E’ domenica, è l’ultimo giorno di servizio alla sala operativa della capitaneria di Livorno, ma per il capitano di fregata Gregorio De Falco è un giorno di lavoro come tutti gli altri, forse anche più duro. Sono le nove e mezzo circa quando viene chiamato dall’ufficiale d’ispezione. «Una nave mercantile si è incagliata nelle secche della Meloria, è lì da ieri sera, ma nessuno a bordo ha lanciato l’allarme».

De Falco indossa la divisa e in un attimo è in sala operativa da dove coordina le operazioni. Ci vorrà una giornata intera per risolvere l’emergenza.I problemi che si presentano sono duplici: da un lato c’è da liberare il cargo, verificare che la nave non imbarchi acqua, che possa esser trasportata in porto in sicurezza. Dall’altro c’è da trattare col comandante - un egiziano - che fa il furbo e cerca in tutti i modi che sia la capitaneria a dare l’ordine ai rimorchiatori di agganciare la sua nave e portarla fuori dalle secche, in modo da far risparmiare al suo armatore le spese di assistenza, caricandole invece sull’erario. «Una trattativa estenuante», la definirà a tarda sera parlando col Tirreno.

Non entra nei dettagli De Falco, ma chi ha assistito al colloquio via radio racconta che si siano toccati toni simili a quelli della maledetta notte del 13 gennaio 2012 con Schettino. E non è difficile immaginarselo, visto che in un primo momento il comandante della Retaj si era rifiutato di parlare con la capitaneria e aveva affidato la gestione dei contatti al suo secondo. «Ma non era lui il rappresentante dell’armatore, gli ho chiesto a che titolo parlasse e gli ho detto chiaramente che doveva essere il comandante a tenere i rapporti con noi», racconta De Falco. Il botta e risposta è andato avanti per un'ora, al punto che a quanto pare De Falco avrebbe chiesto ai suoi uomini, che si trovavano sottobordo al mercantile, di verificare se il comandante fosse in grado di intendere e di volere e di gestire la guida della nave oppure fosse ubriaco.

Alla fine l’ufficiale della capitaneria dev’essere stato convincente se è vero che il comandante egiziano prima ha preso finalmente la radio in mano e poi, dopo una serie di rimpalli con l’armatore e con l’agente marittimo di Carrara, ha accettato di firmare un contratto con la ditta Neri per farsi rimorchiare, con spese a carico della compagnia marittima. «Ci ha provato a lungo, chiedeva l’intervento del rimorchiatore senza aver preso impegni con Neri, in quel modo i costi sarebbero caduti sull’erario e non sul suo armatore. Ma io gli ho fatto capire che noi non ci facciamo prendere in giro», racconta De Falco.

Nel frattempo, su richiesta della guardia costiera, erano partite dal porto anche le squadre di sommozzatori dei vigili del fuoco, per accertarsi che la chiglia e lo scafo non avessero subito danni. Attorno alle 19 è arrivato l’ok: nessuna falla, nessuna via d’acqua aperta. Due rimorchiatori della

Neri Spa e due piloti del porto (il capopilota Salvatore Vasta insieme a Gianni Molinari) a quel punto hanno iniziato le operazioni di disincaglio. Attorno alle 21 la Retaj ha fatto il suo ingresso in porto dove è stata ormeggiata alla calata Tripoli e dove, probabilmente, resterà a lungo.

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