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Al porto l’acqua industriale del Rivellino new style

10 milioni per rinnovare il depuratore: metà da Asa, metà (forse) dall’Authority Il progetto presentato alla fine del 2013 è ora in dirittura d’arrivo

LIVORNO. Dopo anni di proclami rimasti incompiuti e di polemiche, stavolta sembra la volta buona: il famigerato revamping del Rivellino, il tanto atteso rinnovamento del depuratore di via della Cinta Esterna, diventerà realtà.

L’operazione costerà dieci milioni di euro, di cui cinque saranno messi da Asa e altri cinque potrebbero essere finanziati dall’Autorità Portuale.

L’incartamento - con la presentazione del progetto definitivo e la richiesta per un contributo al 50% dell’investimento - è arrivato in questi giorni sul tavolo del presidente Giuliano Gallanti. Che dovrà analizzarlo ed eventualmente dare il via libera.

Che c’entra l’Authority, ci si chiederà? C’entra, perché il primo ad avvantaggiarsi del revamping del Rivellino, secondo Asa, sarà proprio il porto. Il progetto - di cui si parla da tempo - prevede infatti che l’acqua in uscita dall’impianto venga depurata, rigenerata e poi destinata ad uso industriale. A beneficio di aziende, del Comune (ad esempio per l’irrigazione), ma soprattutto del porto (navi e imprese), che potranno utilizzarla a prezzi modestissimi.

La questione, dicevamo, è datata e sul tema Confindustria ha fatto numerose battaglie. Oggi, tra l’altro, l’unica acqua industriale che arriva sulle banchine, proviene da Bientina, ma è un’acqua molto terrosa. E soprattutto arriva in quantità minime. Con l’operazione che Asa metterà in piedi invece il problema sarà risolto. Tra l’altro il collegamento porto-Rivellino esiste già grazie alla tubazione che oggi invia il depurato in mare.

Ma non sarà solo il comparto industriale a beneficiare del revamping. Il principale obiettivo del rinnovamento di un impianto datato - risultato di un progetto del 1971 che nel tempo ha subito numerose modifiche - è quello di migliorare la lavorazione del depuratore, ampliandolo e adeguandolo dal punto di vista tecnologico, e riducendo di conseguenza l’impatto ambientale e le maleodoranze.

E’ dal 1996 infatti che a parte l’ordinaria manutenzione, non sono state realizzate altre opere importanti di potenziamento, nonostante la permanenza di una serie di criticità più volte evidenziate dai vertici di Asa.

Gli abitanti delle zone circostanti al Rivellino - le cui proteste spesso abbiamo riportato sul giornale - si chiederanno: perché non spostare l’impianto, visto che si deve intervenire in maniera così radicale? La risposta sta nei costi, sia quelli relativi alla progettazione e alla realizzazione di un depuratore ex novo, sia per la conseguente necessità di modificare la rete fognaria che convoglia i reflui. Non è esagerato parlare di un investimento che in questo caso potrebbe sfiorare i cento milioni. Una cifra che ha fatto chiaramente optare per il revamping.

Se Confindustria si è a lungo battuta per avere finalmente in città un impianto di acque industriali, va detto che anche consiglieri comunali ed ex (da Cannito all’Idv) sull’argomento si sono più volte spesi. La scelta di Asa, davanti alla situazione di interventi non più procastinabili, è maturata definitivamente a fine 2013, in concomitanza con la richiesta di compatibilità ambientale,

presentata alla Provincia, riguardante il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico. Nell’occasione, tra le varie azioni cui Asa è stata chiamata, c’era esattamente la presentazione del progetto definitivo di revamping. Che ora partirà davvero.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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