Menu

«Canessa fu uno dei giusti su cui si regge la salvezza del mondo»

Il ricordo di Guido Guastalla nel giorno della morte di Mario Canessa. È grazie a Guastalla se oggi conosciamo la storia di Canessa salvatore di ebrei: così lo Yad Vashem lo ha proclamato Giusto tra le Nazioni

Mario Canessa ci ha lasciato in un caldo inizio di luglio del 2014. Ma la sua storia rimarrà scolpita in eterno nella memoria degli uomini di buona volontà.

La storia dei giusti è spesso una storia particolare per non dire strana. E quella di Mario Canessa non sfugge alla regola. A 91 anni riceve dallo Stato di Israele il riconoscimento di "Giusto fra le Nazioni", il più alto dello Stato ebraico, e dallo Stato italiano, direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la medaglia d'oro al valor civile. Forse come appartenente alla Polizia di Stato gli poteva essere riconosciuta quella al valor militare.

I fatti per cui gli è stato concesso questo riconoscimento risalgono a oltre settanta anni fa, quando Mario Canessa, agente di pubblica sicurezza nel 1943 aiutò un gruppo di ebrei in Valtellina, a rischio della propria vita, a fuggire in Svizzera. Alcuni di questi ebrei sono ancora vivi e dopo aver testimoniato a suo favore presso il Tribunale di Yad Vashem a Gerusalemme, lo hanno voluto incontrare nuovamente e ringraziare. Tra questi Lino De Benedetti che all'epoca aveva nove anni e Noemi Gallia, allora sedicenne.

Per valutare appieno il comportamento di Mario Canessa bisogna ricordare che contemporaneamente alla sua azione di salvataggio, suo fratello si trovava prigioniero in Germania. Se avesse consegnato ai tedeschi uno o più ebrei, suo fratello sarebbe stato rimesso in libertà. Mario Canessa non prese neppure in considerazione questa possibilità. «Sai - mi disse - io sono molto religioso, così come lo era mia madre; non dissi nulla neppure a lei, sapendo quali erano le sue idee e che mi avrebbe comunque approvato». In Mario Canessa prevalse l'imperativo categorico, l'etica delle intenzioni e della purezza di cuore su quella delle conseguenze e delle convenienze anche familiari. Egli è uno di quei giusti su cui si regge la salvezza del mondo, e come tale dobbiamo continuare ad onorarlo e ricordarlo.

Finita la guerra Mario Canessa si laureò in Scienze politiche, divenne funzionario della Polizia di Stato ed arrivò ai vertici della carriera con la carica di Dirigente generale del ministero degli Interni. Di quello che aveva fatto si dimenticò, o meglio pensò che l'aver avuto una carriera prestigiosa fosse una ricompensa sufficiente.

Mario Canessa è stato un uomo profondamente religioso, che ha praticato quella grande, somma virtù che per la tradizione ebraica e cristiana è l'Umiltà. Probabilmente come ebbe a dire Giorgio Perlasca, di fronte ad uomini trattati peggio di bestie, gli era sembrato naturale aiutarli, non si era posto troppe domande sulle leggi dello Stato, sulle conseguenze del suo comportamento.

Mario Canessa, era uomo profondamente religioso, credente e cattolico, cavaliere del Santo Sepolcro. Può avere contribuito questo nel suo comportamento? Glielo ho chiesto più volte, ma in Mario ho sempre trovato un certo pudore, una ritrosia a parlare di sé. Vorrei ricordare però che nel 1937, precisamente il 14 marzo (Mario all'epoca doveva avere venti anni), Pio XI promulgò una lettera enciclica, indirizzata ai Venerabili fratelli arcivescovi e vescovi e agli altri ordinari di Germania. Questa Enciclica, eccezionalmente scritta in tedesco, anziché in latino, era la "Mit brennender sorge", che possiamo tradurre con "Con viva (letteralmente bruciante) ansia". Nel capitolo 8 "Riconoscimento del diritto naturale” si afferma che «È una caratteristica nefasta del tempo presente il voler distaccare, non solo la dottrina morale, ma anche le fondamenta del diritto e della sua amministrazione dalla vera fede in Dio e dalle norme della rivelazione divina... Alla luce delle norme di questo diritto naturale, ogni diritto positivo, qualunque ne sia il legislatore, può essere valutato nel suo contenuto etico e conseguentemente nella legittimità del comando e nella obbligatorietà dell'adempimento. Quelle leggi umane, che sono in contrasto insolubile col diritto naturale, sono affette da vizio originale, non sanabile con le costrizioni né con lo spiegamento di forze esterne». Più sotto conclude: «Il credente ha un diritto inalienabile di professare la sua fede e di praticarla, in quella forma che ad essa conviene. Quelle leggi che sopprimono o rendono difficile la professione e la pratica di quella fede, sono in contrasto col diritto naturale».

Mario Canessa probabilmente non conosceva l'enciclica papale, ma qualche anno dopo di fronte all'alternativa se obbedire ad una legge umana ingiusta, oppure alla legge naturale di origine divina, non ebbe il benché minimo dubbio. Nel contrasto fra l'uomo e Dio, la tradizione e l'insegnamento religioso prevedono esplicitamente la disubbidienza. In quel momento l'insegnamento e il ricordo della madre ebbero un ruolo determinante, e lo condussero, senza tentennamenti a testimoniare il bene e combattere il male.

Erano momenti terribili nei quali non era più possibile non capire, sfuggire a una scelta; girare la testa da un'altra parte era già uno scegliere. Dice il Talmud che chi salva una vita salva il mondo; salvando una vita non si salva solo una persona, ma anche la continuità delle generazioni. Nel memoriale di Yad Vashem fra i sei milioni di vittime innocenti è ricordata la morte di un milione e mezzo di bambini. Mario Canessa appartiene perciò, e per sempre, a quella schiera di Giusti, la cui esistenza assicura la salvezza del mondo. Ma Mario Canessa riteneva di aver solo fatto il suo dovere, ciò che la sua coscienza gli imponeva di fare... Venuto a conoscenza delle sue azioni lo sollecitai a parlare.

Solo dopo molte insistenze riuscii ad avere il materiale che, trasmesso alle autorità dello Yad Vashem consentirono di annoverarlo nella eletta schiera dei "Giusti".

Grazie Mario, non ti dimenticheremo mai, e opereremo perché il tuo ricordo sia trasmesso a tutte le generazioni a venire.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare