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Bellana, il Consorzio insiste sul progetto da 1200 barche

Domattina la presentazione alla città al Lem. Mantellassi: «È un autogol immaginarlo più piccolo, non aiuterebbe la riqualificazione dei Fossi»

LIVORNO. Il “popolo delle barchette” torna alla carica con il proprio progetto d’un punto di normeggio alla Bellana, fra il Fanale e la Terrazza Mascagni. Anzi, inventando una passerella che proprio dall’angolo nord ovest della Terrazza si ricongiunge al molo con cui, proteggendo lo specchio d’acqua da sud, si vuol collegare a terra la Diga della Vegliaia: un chilometro di passeggiata praticamente in mezzo al mare, in parte su un camminamento “leggero”, in parte sul rettilineo della diga che da più di un secolo protegge il nostro porto.

A mettere in pista il progetto è il Consorzio nautico Livorno che, con una sessantina di cicoli e circa 3mila barche, raggruppa la grande maggioranza dell’arcipelago della piccola nautica degli appassionati locali. E se nei mesi scorsi il progetto era stato anticipato dal Tirreno, adesso il Consorzio lo presenta alla città: appuntamento domani alle 10 al Lem (Palazzo del Portuale). Ci saranno Piero Mantellassi, presidente del Consorzio, e l’ingegner Andrea Cecconi, progettista della società Studio di Ingegneria delle Strutture. Un pool di professionisti che ha alle spalle collaborazioni di rilievo come quella con Libeskind per la torre C di Milano, quella con Renzo Piano per il polo direzionale Intesa San Paolo a Torino o per alcuni grattacieli nell’ex Falck di Sesto San Giovanni, quella per l’ampliamento della Galleria di arte moderna Macro di Roma o per la nuova sede Eni a San Donato.

Ma è annunciata anche la presenza di esponenti istituzionali come gli assessori Paola Bernardo (Comune) e Piero Nocchi (Provincia), oltre a un gruppo di esperti e tecnici (Poggiali per la Regione, Campana per l’Authority, Milani dei Piloti). È l’ultimo atto di un road-show che nelle ultime settimane ha moltiplicato i contatti «anche con il sindaco».

A botta calda i tecnici dell’Authority avevano rimproverato il Consorzio di voler tirare troppo la corda: raddoppiare il dimensionamento da 500-600 a 1.200 posti barca rischia di far finire sugli scogli l’idea prima ancora di iniziare.

«Lo so bene – dice Mantellassi – che l’Authority ha fatto un gran lavoro: c’era da superare il veto della Soprintendenza in nome della tutela di una spiaggia che non c’è più. Ma se parliamo di 1.200 posti barca non è per fare un numero a caso, magari ingigantito: è indispensabile arrivare a questa capienza perché parliamo di 700 barche da portar via dal Mediceo se vogliamo farci il porto turistico più 500 barche da trasferire dai Fossi se vogliamo valorizzarli con progetti di navigazione ad uso dei turisti. Dunque, non possiamo limitarci ai 9 metri: occorre includere anche quelle fino a 12».

I progettisti parlano di 1.250 posti, 810 dei quali 4 metri per 11 più altri 440 posti da 5,5 metri per 16 con pontili galleggianti in legno, acciaio e polietilene. Il progetto prevede il mantenimento degli stabilimenti balneari Tirreno e Nettuno, oltre alla realizzazione di un parcheggio multipiano (825 posti) a ridosso del Cantiere e ulteriori spazi di parcheggio (altri 175 posti) lungo la parte interna del molo lato sud fino alla Vegliaia. A ciò si aggiunga che è nelle intenzioni dei promotori l’aggregazione di un polo manutenzione della piccola nautica raggruppando mille attività sparpagliate nei Fossi e altrove.

«Crediamo di aver tenuto conto – dice il presidente del Consorzio nautico Livorno – delle molteplici esigenze e dei rilievi che sono stati avanzati: le soluzioni tecniche possono essere trovate. Ma immaginare un punto di ormeggio con la metà dei

posti equivarrebbe a compiere un autogol perché finirebbe per avere un contraccolpo anche sull’operazione di risanamento dei Fossi. Con tutto quel che ne consegue dal punto di vista delle opportunità da offrire se la nostra città vuol davvero puntare sul turismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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