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Il ritratto / Michele Robazza e quel sogno di comandare una nave

Era nato a Pistoia e cresciuto a Firenze ma a 14 anni si era trasferito

all’istituto tecnico Cappellini di Livorno. Finita la scuola aveva vinto la selezione in Accademia per ufficiali di complemento e per due anni aveva indossato la divisa con i gradi di guardiamarina. Poi il congedo e finalmente il primo imbarco sulla motocisterna Gorgona della flotta D'Alesio

Amava il mare Michele Robazza. Era nato a Pistoia 45 anni fa, il 15 settembre del 1968, era cresciuto a Firenze ma all'età di 14 anni aveva salutato i genitori con un sogno nel cuore: comandare una nave. E' per questo che si era iscritto all'istituto tecnico nautico Cappellini, trasferendosi a Livorno. La mattina a scuola, il pomeriggio tra oratorio e studio ai Salesiani, nel cui convitto ha vissuto per tutti i cinque anni delle superiori.

Finita la scuola aveva vinto la selezione in Accademia per ufficiali di complemento e per due anni aveva indossato la divisa con i gradi di guardiamarina. Poi il congedo e finalmente il primo imbarco sulla motocisterna Gorgona della flotta D'Alesio: 136 giorni di navigazione in giro per il mondo. Solo un antipasto di quella che per otto anni fu la sua vita tra gli oceani di tutto il mondo.

Nel 1999 dopo aver scalato tutta la carriera degli ufficiali fino a diventare "primo" di coperta e aver accumulato 900 giorni di navigazione, ecco l'occasione della vita: il concorso per piloti al porto di Genova. Michele Robazza partecipa e vince. Accetta l'incarico ma non si trasferirà mai a Genova, continuando a fare la spola con Livorno dove vive la moglie e dove nasceranno i due figli, una bambina di 9 anni e un bimbo di 6.

Il suo turno sarebbe iniziato alle 4 e mezza di questa mattina. Era partito da casa, in via San Gaetano salutando moglie e figli nella serata di ieri, subito dopo cena. Era abituato ad arrivare in anticipo per riposare nell'alloggio dei piloti e poi iniziare il lavoro fresco, riposato. Un anticipo che ieri si è rivelato maledetto.

I primi a sapere che tra i morti del disastro della Jolly Nero c'era anche Michele Robazza sono stati i suoi colleghi di Livorno. "Ci hanno telefonato i piloti di Genova - racconta Massimiliano Lupi -. Ci hanno dato la notizia chiedendoci di accompagnarli dalla moglie. Volevano essere loro ad abbracciarla per primi in questo momento tremendo. Lo conoscevamo bene, con alcuni era molto amico.

Veniva spesso a trovarci e tante volte avevamo manovrato le sue navi quando lavorava per D'Alesio".

I colleghi genovesi di Robazza sono arrivati attorno alle 4 in città e con i piloti di Livorno sono andati in via San Gaetano in una visita che non avrebbero mai voluto fare.

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