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«Tra noi e il Pd una ferita difficile da sanare»
Arci rompe dopo la mancata nomina di Solimano

Secondo l’associazione presieduta proprio da Solimano, il Partito democratico ha sbagliato sia nel merito sia nel metodo: «Dimostra di dover compiere passi avanti sul piano dei diritti individuali»

Il giorno dopo la mancata nomina ad assessore di Marco Solimano , silurato dal Pd regionale e nazionale per motivi di «opportunità», data la sua antica militanza in Prima Linea e le imminenti elezioni politiche, si consuma la frattura tra l’Arci di Livorno, presieduta proprio da Solimano, e il Partito regionale toscano. Con una lunga lettera Arci elenca tutti i motivi secondo i quali, dal punto di vista dell’associazione, i tempi sarebbero stati maturi per conferire il ruolo promesso dal sindaco Cosimi a Solimano; e le presunte miopie del partite, che in questa storia ha dimostrato - secondo Arci - «di dover compiere passi avanti sul piano della tutela dei diritti individuali».

ECCO LA LETTERA DELL'ARCI - LIVORNO
«Abbiamo seguito con estremo stupore e sgomento le vicende che hanno portato prima alla richiesta di nomina ad assessore al Sociale del nostro presidente Marco Solimano da parte del sindaco e dei vertici del PD locale, poi alla sua successiva rinuncia, effettuata a poche ore dal suo annuncio ufficiale in Consiglio comunale, a passaggio di consegne già avviato. Appaiono stupefacenti sia le motivazioni che le metodologie che hanno gravato sugli eventi: da una parte pesa la palese imposizione di una scelta su un assetto di giunta locale da parte dei vertici regionali e nazionali di un partito; dall'altra la violenta sovrapposizione di una logica di opportunità elettorale su criteri di valenza, merito e necessità amministrativa. Noi rispettiamo in tutto e per tutto il punto di vista delle Associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, ma riteniamo che i tempi fossero davvero maturi per permettere a una persona come Marco Solimano, con la sua storia e il suo percorso, di accedere a un mandato amministrativo per ricoprire il quale, come ha affermato il Sindaco stesso, egli appare in questo momento la persona più adeguata nella nostra città per capacità e competenza.

Marco Solimano, lo si è già detto ormai fin troppe volte, ha avuto un ruolo marginale all'interno dell'organizzazione Prima Linea, ha pagato per i suoi errori, ha finito di scontare la sua pena venticinque anni fa, ha intrapreso nell'associazionismo il percorso che tutti conoscono, è stato per dieci anni consigliere comunale DS, è stato tra i fondatori del PD, è Garante dei detenuti del Comune di Livorno, è presidente di Arci Livorno dal 2000 ed è infine stato portavoce della lista "Livorno Città Aperta", che nel 2009 si è presentata alle elezioni amministrative e ha contribuito all'elezione a Sindaco di Alessandro Cosimi al primo turno.

Evidentemente anche nel centro-sinistra non è ancora completamente maturata la capacità di affrontare in maniera profonda le tematiche che hanno a che fare con la completa riabilitazione dei detenuti per reati politici, e di mettere perciò in campo anche una disponibilità al confronto dialettico con i comprensibili e legittimi punti di vista delle stesse Associazioni dei familiari delle vittime. Ecco che, in mancanza di questa capacità, un "ex" rischia di rimanere "ex" per sempre, anche a oltre trenta anni di distanza. La scelta di Marco Solimano di rifiutare l'incarico, l'unica possibile nel clima che si era venuto a creare, sancisce la totale sconfitta del principio di riabilitazione a cui spesso nel centro-sinistra ci si richiama quando nel nostro paese si parla di pena e detenzione, a completo vantaggio di un perbenismo elettorale che nella pratica rischia poi di rivolgersi contro se stesso. Arci Livorno continuerà ad operare come e più di prima nella logica di produrre opportunità sociali e culturali per tutti i cittadini, soprattutto per coloro cui la società di per sé meno ne

offre, nonostante questa triste pagina della politica cittadina lasci nella nostra Associazione una ferita che non sarà facile risanare e la convinzione che all'interno del Partito Democratico ci sia una forte necessità di compiere passi avanti sul piano della tutela dei diritti individuali».

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