Menu

Addio a Bruno Bernini l’uomo che liberò Livorno

Ex parlamentare e personaggio storico della sinistra italiana, aveva 94 anni Era amico di Mao Tse Tung e Ho Chi Min. Il cordoglio del Presidente Napolitano

LIVORNO. La morte di Bruno Bernini non rappresenta solo la classica frase «un pezzo di Livorno che se ne va». La sua storia, le sue parole, i suoi comportamenti hanno significato praticamente tutto per intere generazioni di livornesi di sinistra e rimarranno a esempio anche per quelle future. È morto ieri a 94 anni, compiuti lo scorso 4 gennaio, tra il cordoglio profondo delle forze politiche toscane e di quelle della società civile.

Saputo della sua morte, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un telegramma alla famiglia: «Apprendo con sincera commozione la triste notizia della scomparsa di Bruno Bernini, che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare nei numerosi anni di comune impegno politico e parlamentare. Ai familiari tutti e a chi lo conobbe e lo stimò esprimo le più sentite condoglianze». La salma sarà sepolta stamani al cimitero d’Ardenza con una celebrazione in forma privata.

Bruno Bernini era nato nel 1919 e, da giovane, ha partecipato alla Resistenza combattendo nel decimo distaccamento della Terza Brigata Garibaldi, di cui è stato anche comandante. Alla fine della guerra, fu tra i fondatori della Federazione giovanile comunista guidata da Enrico Berlinguer. La sua attività politica si è sviluppata fra Roma e Livorno: del Pci, Bernini è stato anche segretario della federazione provinciale livornese. Eletto al parlamento, sempre nelle file del Pci, ha partecipato a tre legislature: dal maggio del 1972 al luglio del 1983. Bruno Bernini ha seguito con grande interesse le questioni militari e ha avuto incarichi di prestigio che l'hanno portato a confrontarsi con esponenti politici dei paesi dell'allora blocco sovietico, ma anche con rappresentanti dell'Alleanza atlatica.

Il 19 luglio del 2008 ha ricevuto la Livornina d’oro dalle mani del sindaco Alessandro Cosimi. «Un segno di riconoscimento per il contributo dato per la liberazione della città e per l'attività politica svolta negli anni Settanta e Ottanta come deputato al parlamento della Repubblica - è stata la motivazione - radicando il suo operato nei principi della libertà, della democrazia, della pace, dell'uguaglianza, nel rispetto delle diversità e della coesione sociale». E proprio per quello speciale appuntamento rilasciò un’intervista al cronista del nostro giornale, Luciano De Maio, al quale raccontò il ricordo della liberazione di Livorno dai tedeschi («Quel giorno del 1944 i livornesi lo stavano aspettando e quando entrammo in città ci furono scene di giubilo e di allegria»), ma anche delle aspettative riposte dallo storico politico nel Partito democratico, nato l’anno prima e di cui Bernini faceva parte: «Può diventare una comunità forte - diceva del Pd - Ma deve essere presente, di più e meglio rispetto a quanto non sia oggi. Anche nella nostra città, che per questo partito rappresenta qualcosa di importante a livello nazionale».

Commovente la chiacchierata tra i due, mentre guardavano la libreria di Bernini nella sua casa di Coteto, luogo dell’incontro. Tra un elefantino regalatogli da Ho Chi Min e un paio di quadri che gli erano stati donati da Mao Tse Tung, il quale lo avvertì che la sua famiglia stava bene durante l’insurrezione ungherese nel 1956, anno in cui Bernini viveva a Budapest a capo della Federazione della gioventù ungherese, il discorso cadde su Napolitano. «Con lui ho

avuto ottimi rapporti - diceva Bernini - ed è il miglior Capo dello Stato che questo paese potesse avere. Come Ciampi, del resto. sono due grandi presidenti. Questa è una fase politica difficile, ma Napolitano ha le caratteristiche per gestirla al meglio, idee chiare e grande equilibrio».

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare