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Addio a Voliani pilastro amaranto del quasi scudetto

Compagno di squadra di Stua e Picchi, era rimasto un tifoso Fino all’ultimo allo stadio: «Quest’anno ce la facciamo»

LIVORNO. Si definiva «un attaccante con la testa» ed era sicuro, molto probabilmente a ragione venduta, che se fosse nato oggi, invece che negli anni Venti, sarebbe stato stramilionario.

Otello Voliani, pilastro amaranto del quasi scudetto nel campionato 1942/43, è uscito l’ultima volta dallo stadio Armando Picchi lunedì dopo aver fatto due chiacchiere al bar, dove era di casa. Una polmonite se l’è portato via in appena due giorni a 89 anni.

«Nonno – racconta la nipote Valentina – faceva parte della squadra che sfioro l'impresa di vincere lo scudetto nel 1943 quando il tricolore alla fine lo vinse il Torino. Era stato compagno di Capaccioli, Mazzi, Leo Picchi e Mario Stua, Viviani e Zidarich. Appena aveva due minuti raccontava qualcosa della sua vita da sportiva, un aneddoto oppure un gol. Diceva che aveva gambe forti».

Voliani dopo aver lasciato la maglia del Livorno ha vestito negli anni Quaranta quella dell’Avellino in serie A e poi di Massese e Pontendera chiudendo la carriera con 145 gol. «Era un centravanti dotato di un’ottima elevazione», raccontano. Anche quando aveva appeso le scarpette al chiodo per dedicarsi alla famiglia e si era messo a lavorare in cantiere non aveva abbandonato la passione per il calcio.

«Come ex giocatore del Livorno – racconta la figlia Maria – aveva l’abbonamento gratis in tribuna che gli veniva regalato dalla società. Così non si perdeva mai una partita e il bar dello stadio era la sua seconda casa». Forse anche perché alle pareti c’erano anche le sue foto da giocatore.

Quest’anno poi, se possibile, la sua passione era anche cresciuta con i risultati e il gioco espresso da Siligardi e compagni. «La settimana scorsa – raccontano i parenti – parlava e sosteneva che questo era l’anno buono per la squadra perché Spinelli aveva scelto un buon allenatore».

Non solo calcio nella vita di Voliani che tre anni fa era rimasto vedovo e aveva lasciato la sua casa di via Badaloni per trasferirsi a casa del figlio. «Era innamorato della sua famiglia – racconta la nipote – i figli e le sue quattro nipoti: Valentina, Erica, Francesca e Carolina e i pronipoti Vittoria

e Diego».

Questa mattina alle 9,30 alla camera mortuaria sul viale Alfieri sarà aperta la camera ardente. Alle 14,30 invece la salma partirà dalla stanza mortuaria per raggiungere il cimitero della Misericordia dove alle 15 è prevista la funzione religiosa.

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