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Sei moroso, sullo scuolabus non sali

Santa Maria a Monte: il Comune lascia a piedi cento bambini. E a Pontedera ragazze cacciate dalla classe

SANTA MARIA A MONTE. Alla fermata dello scuolabus era arrivata con un po' d'anticipo. Era il primo giorno di lezioni. E aspettava i figli per farsi raccontare come era andato il ritorno in aula dopo le lunghe vacanze. Ma quando il pulmino è arrivato, lei ha cercato con gli occhi i due ragazzi di 8 e 13 anni. Ma non li ha visti. Sul pulmino non li avevano fatti salire perché non in regola con il pagamento delle rate per lo scuolabus. E come loro, mercoledì sono stati lasciati a piedi un centinaio di alunni delle scuole elementari e medie di Santa Maria a Monte. La tua famiglia non paga il trasporto? E allora tu non sali sul pulmino.

È sbigottita la mamma di 34 anni di Montecalvoli che racconta l'accaduto: la bimba di 8 anni frequenta la terza elementare, il ragazzo di 13 è all'ultimo anno delle medie. Di mattina erano saliti sul pulmino per il viaggio d'andata, ma all'uscita da scuola hanno scoperto di dover attendere lì, assieme ai bidelli, perché loro non erano ammessi al servizio. "Mi è stato spiegato - dice la madre, che si è precipitata a riprendersi i figli dopo aver parlato con l'autista dello scuolabus - che finché non pago i bollettini loro non sono autorizzati a riportarmi i figli a casa". Dallo scorso anno, la donna deve al Comune due rate da 60 euro ciascuna per il trasporto: uno dei tanti casi d'insolvenza. "In questo momento ho solo un lavoro part-time - si giustifica la donna - Aspettavo di riscuotere per andare a pagare nei prossimi giorni, dopo aver dovuto sostenere le bollette e tutte le altre spese per la scuola, a cominciare dai libri".

La stretta anti-morosità varata dal comune di Santa Maria a Monte ha appiedato un centinaio di studenti. Uno su quattro fra quelli che usano il servizio di trasporto scolastico, che l'amministrazione ha affidato a una ditta esterna. L'arretrato che il Comune avanza per i ritardati pagamenti delle rate ammonta a 30mila euro. Ma il modo con cui si è cercato di recuperarlo è apparso a molti brutale: dire in faccia ai bimbi, davanti a tutti, che le loro famiglie non avevano pagato.

E da Pontedera arriva il caso delle studentesse allontanate dalla classe. «Ho chiesto spiegazioni quando, fatto l’appello, non ho sentito il mio nome. E mi hanno detto che non ero iscritta. Che avrei dovuto lasciare l’aula». Jessica racconta così la sua disavventura. Non è la sola, ad essere stata allontanata dalla scuola. All’Ipsia Pacinotti, l’istituto professionale di Pontedera, che proprio in questi giorni ha inaugurato la nuova sede nel villaggio scolastico, solo ieri, insieme a Jessica c’erano altre 2 studentesse di terza. E, dicono

dalla segreteria, nella stessa situazione, si trovano una decina di alunni. «Non hanno perfezionato l’iscrizione che andava fatta a luglio – spiega la preside Daniela Mancini, arrivata da pochi giorni e che divide l’incarico con l’Iti di Empoli – Per la scuola è come se non fossero iscritti».

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