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In ricordo di Mondolfi «Conoscere la storia per costruire il futuro»

Il 2 agosto di 90 anni fa, il sindaco fu cacciato dai fascisti Le riflessioni in consiglio comunale e una lettera di Cosimi

LIVORNO. «Ciò che noi oggi vogliamo ricordare è un tragico evento che deve rafforzare la nostra unità nazionale nata dal Risorgimento, le nostre istituzioni e la democrazia». Sono solo alcune delle parole del lungo e appassionato intervento che il vicesindaco Bruno Picchi ha pronunciato ieri mattina in consiglio dove si è ricordo il 90° anniversario della cacciata di Uberto Mondolfi da parte delle squadre antifasciste. Era il 2 agosto 1922, il sindaco Mondolfi e i suoi amministratori abbandonarono il Palazzo Comunale dopo che i fascisti avevano intimato loro di dimettersi. Picchi ha voluto ricordare anche Vittorio Vittori e il partigiano Bruno Del Greco, con un minuto di silenzio.

In consiglio erano presenti anche i membri delle varie associazioni di combattenti tra cui Garibaldo Benifei e la moglie. Assente il sindaco recatosi a Roma per una riunione dell’Anci convocata dal ministro Cancellieri, ma che ha lasciato una lettera che è stata letta in apertura di seduta. «Ricordare oggi la vicenda del sindaco Mondolfi - scrive Alessandro Cosimi - non è retorica o ritualità, vuol dire ribadire la consapevolezza che conoscere la storia è essenziale per non ripetere gli errori e per costruire un futuro in cui libertà, democrazia e solidarietà siano sempre al centro dei nostri valori».

Poi sono seguiti gli interventi dei consiglieri. «Mondolfi - dice Gianfranco Lamberti (Confronto) - rappresenta il modello di come deve essere Livorno, la Toscana e l'Italia di domani, cioè antifascista e democratica». Per Andrea Romiti (Italia Futura): «Giornate come queste sono importanti, perché ricordano quei personaggi che hanno lottato per la democrazia e la Costituzione». Per Salvatore Capuozzo (Udc): «E' il momento giusto per citare i genocidi e gli olocausti perpetrati in molte parti del mondo e per ricordare il comunismo, altro grande totalitarismo del ventesimo secolo». Il dibattito tuttavia si è ben presto indirizzato verso una diatriba tra fascismo e comunismo. Massimo Ciacchini (Pdl) condanna «l'ideologia fascista ma non chiudiamo gli occhi sulla violenza perpetrata dai regimi comunisti verso cristiani e oppositori». Dinora Mambrini (Pd) afferma: «Provo grande angoscia per le nuove generazioni che si indirizzano verso movimenti neofascisti e neonazisti. Ci sono giovani che tendono a ricercare la violenza e la sopraffazione verso altri come forma di espressione. Bisogna vigilare».

Controcorrente l’intervento di Marcella Amadio (Pdl): «Per mesi abbiamo chiesto un consiglio sulla malasanità, avrei parlato di questo invece di ricordare fatti di 90 anni fa. È assurdo che la sinistra si dichiari scandalizzata per quanto successo nel 1922 quando l'ideologia comunista ha fatto tanti danni, rifiuterò il gettone e se non potrò farlo lo darò in beneficenza».

Dura la condanna di Lamberto Giannini (Sel) al fascismo: «E' il solo colpevole e va tutto il nostro disprezzo». Vladimiro Del Corona (Rifondazione) alza i toni: «Non si può mettere sullo stesso piano fascismo e comunismo, mi sembra una cosa aberrante».

Valeria Cappelletti

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