Ritorna l’idea della zona franca

In pista la proposta di legge di un pool di senatori Pd (con Chiti e Filippi) per Livorno e Ancona. In ballo l’interporto

    di Mauro Zucchelli

    LIVORNO. A reinventare la zona franca manifatturiera ritagliando uno spicchio di territorio esente-tasse Livorno ci provò quasi vent’anni fa contando sulla buona stella di Carlo Azeglio Ciampi: ma andò buca. Adesso sta mettendo sulla rampa di lancio una richiesta del genere un gruppo di senatori Pd come Marco Filippi con il vicepresidente di Palazzo Madama Vannino Chiti, insieme a esponenti marchigiani come Silvana Amati e Marina Magistrelli.

    A quanto è dato sapere, la proposta non è stata ancora depositata ma lo sarà nei prossimi giorni: il gruppo di lavoro tecnico che affianca i quattro senatori sta mettendo a punto una serie di dettagli che consentano di precisare la portata e la fattibilità tecnica di questa iniziativa di sostegno allo sviluppo e alla competitività in una fase di crisi choc.

    Perché quest’alleanza toscano-marchigiana? Il motivo è presto detto: Livorno e Ancona: secondo le informazioni raccolte sia al convegno degli ingegneri all’hotel Palazzo sia al conclave sulle infrastrutture all’interporto, verrebbe individuato un corridoio strategico est-ovest fra il Mar Nero e la Spagna mediterranea che attraverserebbe l’Italia con un “ponte di terra”che avrebbe come capolinea Ancona a est e Livorno a ovest.

    Niente di specifico finora, ma così come il presidente della Camera di commercio Roberto Nardi, anche il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci conferma che è allo studio una ipotesi che riguarda l’utilizzo di una specifica zona dell’interporto di Guasticce «per un periodo limitato di anni (dieci o quindici) e in particolare per le lavorazioni estero su estero».

    Nessuno si illude che di questi tempi il fisco italiano possa rinunciare a cuor leggero agli introiti di imposte, ma la formulazione di una proposta estremamente specifica e tecnicamente circoscritta «nello spazio e nel tempo» potrebbe aggiungere qualche freccia alla praticabilità dell’idea. «Anche perché – aggiunge Bacci – la fiscalità nazionale potrebbe averne comunque un guadagno, visto che se si mettesse in modo un ingranaggio che calamitasse investimenti e occupazione potrebbe comunque ricavare tasse via Irpef dalla massa di buste paga che si creerebbero».

    Il pool dei senatori non si sbilancia: per adesso tengono stretta la propria proposta e ne precisano i dettagli.

    L’ex ministro Matteoli, nell’assise dell’altro ieri a Guasticce, l’ha bollata: «Tutti vorranno montarci sopra e non si farà mai». Ma intanto i “quattro della zona franca” un alleato ce l’hanno: incredibile a dirsi, è la cancelliera tedesca Merkel, durissima custode del rigore dei conti pubblici. Proprio lei ha aperto alla possibilità che in alcune limitate aree del Sud Europa siano previste zone franche per far ripartire lo sviluppo.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    25 luglio 2012

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