Renzi da Livorno sfida ancora Bersani

Il sindaco di Firenze: «Bersani fa i conti senza l’oste»

    di Mario Lancisi

    LIVORNO. «Vedo i sondaggi e mi sa che i bersaniani hanno fatto i conti senza l’oste». Parte da Livorno la sfida di Matteo Renzi al segretario del Pd Pierluigi Bersani. Se ci saranno le primarie, Renzi ci sarà. Gli ultimi dubbi il Rottamatore li sta sciogliendo nel tour di incontri con il popolo delle feste del Pd. Dopo Prato, il sindaco di Firenze ha partecipato alla festa del Pd labronico, dove è stato intervistato dal direttore del Tirreno Roberto Bernabò, e dopo cena a quella dei democratici di San Miniato. Alla Rotonda d’Ardenza sala strapiena, molta gente in piedi.

    Renzi sfida Bersani. Con guanti bianchi. «Il segretario del Pd è una persona che io stimo. Una persona per bene. Dovunque vado chiedo applausi per lui, ma io ho un’idea della politica diversa dalla sua. Per questo chiedo le primarie: per confrontarci sui grandi problemi del Paese. Con rispetto e civiltà», spiega il sindaco di Firenze. E se dovesse perdere le primarie? domanda Bernabò. «A parte che spero di vincerle, ma se perdo il giorno dopo sarò a fianco di Bersani per vincere le elezioni. Di sicuro non faremo una corrente». E Renzi cita, a questo punto, il suo amico Pep Guardiola, ex allenatore del Barcellona. Che dopo la sconfitta e l’addio gli ha scritto questo sms. «Matteo, la vera dignità di una persona si vede non quando vince, ma quando perde». Poi rivolto al pubblico: «Se perdo il prossimo anno ci ritroviamo qui a mangiare il cacciucco. Ma intanto Bersani, che non ha paura di governare un Paese in crisi come l’Italia, dimostri di non avere paura di sfidare alle primarie un gruppo di ragazzi come noi».

    Già, le primarie. Anche se la vera sfida sono le elezioni politiche. Il futuro del Paese. Che idee ha in testa Renzi se mai dovesse traslocare da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi (sarebbe, a 38 anni, il presidente del Consiglio più giovane della storia repubblicana)? Qui Renzi è apparso sgusciante sui temi più complessi. Ha un’idea forte e fissa su cui tutto ruota: la classe dirigente degli ultimi vent’anni ha fallito e quindi se ne deve andare a casa. La rottamazione è infatti il cuore del suo ragionamento. «Una rottamazione non anagrafica. Tra il presidente della Corea del nord di 28 anni e il Capo dello Stato Napolitano io scelgo il secondo. Ci sono giovani senza valore e anziani dalle idee giovanili», spiega Renzi.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    19 luglio 2012

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