Menu

Truffa da 7 milioni: arrestato Rossignolo

L'imprenditore della De Tomaso è agli arresti domiciliari con l'accusa di aver ottenuto finanziamenti pubblici per corsi di formazione che non sono mai stati avviati

Finanziamenti pubblici per sette milioni e mezzo di euro per corsi di formazione che, in realtà, non sono mai stati avviati: è questa la contestazione che la Procura della Repubblica di Torino e la Guardia di finanza muovono a Gian Mario Rossignolo e ad altre due persone che sono state arrestate stamani.

Gian Mario Rossignolo, 82 anni, è stato posto agli arresti domiciliari nella sua villa in collina a Moncalieri. per aver superato i 70 anni di età. In carcere sono invece sono finiti Claudio Degrate, 57 anni, amministratore della De Tomaso, e Christian Limonta, 37 anni, professionista di Bergamo che, procurando all'azienda una falsa fidejussione, ha contribuito al raggiro al centro dell'inchiesta.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del capoluogo piemontese su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Perduca sono state eseguite dalla Guardia di finanza. L'operazione è scattata all'alba in Piemonte, Lombardia e Toscana nella quale sono stati impegnati oltre 50 uomini delle Fiamme Gialle.

Soldi alla famiglia. Sono stati adoperati per gli stipendi agli operai, ma anche per emolumenti alla famiglia Rossignolo e a manager di fiducia una parte dei soldi che la De Tomaso ha ricevuto dal Ministero del Lavoro per organizzare corsi professionali. Ai dipendenti, secondo quanto hanno ricostruito i militari della Guardia di Finanza, è stato versato un totale di 700 mila euro. Alla famiglia e al management ne sono stati attribuiti 400 mila. Il grosso della somma (tre milioni) è stato utilizzato per pagare i fornitori, mentre un milione e 700 mila euro è stato versato al professionista bergamasco che, procurando all'azienda una falsa fidejussione, ha contribuito al perfezionamento della truffa. Sono inoltre in corso accertamenti anche sui contributi della regione Piemonte che ha erogato 5.753.000 di euro per contribuire al progetto Univis, un piano che avrebbe dovuto portare allo sviluppo di tecnologie all'avanguardia per la produzione di vetture di lusso; l'ente aveva previsto lo stanziamento di sette milioni e mezzo, e l'intero progetto prevedeva contributi pubblici per oltre 15 milioni.

La replica del figlio Gianluca. «Neanche un soldo è andato alla famiglia nè ai manager. Alcuni dirigenti, e tra questi io, hanno chiesto un anticipo del Tfr per coprire i debiti. È una cosa priva di fondamento, basta guardare i conti correnti». Così Gianluca Rossignolo, figlio di Gian Mario, replica all'accusa che circa 400.000 euro siano andati alla famiglia e ai manager. «Non è un problema mio - osserva - se non sanno leggere le scritture contabili. Vedremo quali accuse risulteranno fondate o se è tutta una forzatura». «Non capisco questo accanimento su quali basi poggia: accusare noi di essere truffatori dello Stato, noi che abbiamo accettato di prenderci sulle spalle 900 lavoratori della Pininfarina. E poi tutti i soldi sono rendicontati». Lo afferma Gianluca Rossignolo, figlio di Gian Mario. «La fidejussione da noi richiesta - osserva - è stata approvata dal ministero. Abbiamo trovato con il broker un soggetto che fosse loro gradito. L'hanno anche pagata cara, perchè non hanno fatto prima tutte le verifiche del caso?». Gianluca Rossignolo critica anche il doppio pronunciamento dei tribunali di Torino e Livorno che hanno entrambi dichiarato il fallimento della De Tomaso: «C'era già una sentenza, che bisogno c'era di farne un'altra uguale?».

Il fallimento della De Tomaso. A Livorno ha sede la De Tomaso, azienda automobilistica produttrice di auto di lusso rilevata da Rossignolo, ex manager della Zanussi e della Telecom, nel 2009 e già dichiarata fallita dal locale tribunale di Livorno (un'istanza analoga è in corso presso il tribunale fallimentare di Torino). In Piemonte la De Tomaso aveva acquisito lo stabilimento ex Pininfarina di Grugliasco e gran parte dei dipendenti dell'azienda che avrebbero dovuto essere riqualificati con i corsi di formazione finanziati con fondi pubblici. Secondo l'accusa, per accedere ai contributi è stata utilizzata una fidejussione falsa dell'ammontare di alcuni milioni e parte dei fondi è finita direttamente nelle tasche di dirigenti della De Tomaso.

Regione Toscana, si faccia piena luce. «Auspichiamo che l'indagine della magistratura, alla quale i nostri uffici hanno dato piena collaborazione, possa permettere di fare piena luce su una vicenda che ha prodotto costi sociali rilevanti e che, a fronte di una disponibilità ed attenzione da parte della pubblica amministrazione a sostenere un progetto industriale per favorire la rioccupazione dei lavoratori, sembra mettere in luce comportamenti intollerabili che, se confermati, dovranno essere perseguiti con grande durezza». Questa la reazione dell'assessore alle attività produttive, lavoro e formazione della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini alla notizia dell'arresto dell'imprenditore piemontese GianMario Rossignolo proprietario di De Tomaso che aveva rilevato lo stabilimento ex Delphi a Livorno.  In particolare, la Regione ha già avviato da giugno l'atto di revoca del finanziamento per la formazione dei lavoratori ex Delphi mentre, per quanto

concerne il progetto di ricerca e sviluppo, scaduti i termini perentori per la presentazione dei chiarimenti richiesti all'azienda, sono state attivate le procedure di revoca del progetto, a favore del quale, si spiega, non c'è stata alcuna anticipazione finanziaria da parte della Regione

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare