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Il marito la tradisce e lei lo sevizia

L'uomo è tornato a casa ubriaco: accecata dalla gelosia la donna l'ha aggredito gravemente al basso ventre

Il volto folle della gelosia ha gli occhi di una donna tedesca di 57 anni che alle sei di sera di una domenica di caldo e vento esce dal pronto soccorso dell’ospedale di Livorno, dove il marito è in prognosi riservata per le lesioni all’apparato digerente e a quello genitale che lei gli ha provocato, e cammina lentamente verso una gazzella dei carabinieri, seguita a vista da due militari. Il passo quasi al rallentatore, lo sguardo fisso nel vuoto, la borsetta in una mano e un vestito elegante indosso, quasi venti ore dopo aver ridotto in fin di vita il padre di suo figlio, la signora si fa accompagnare alla caserma di viale Fabbricotti per confermare quello che ha già raccontato al medico dell’ambulanza, poi al triage, poi agli addetti della shock room e poi ancora ai due carabinieri del nucleo radiomobile che sono accorsi sul posto dopo la chiamata al 112 del personale dell’ospedale.

«C’è un uomo con l’intestino perforato e gravissimi danni agli organi genitali. Lo stiamo operando d’urgenza. La moglie ha chiamato il 118 e l’ha accompagnato in ambulanza. Poi ci ha raccontato di averlo aggredito». All’arrivo dei carabinieri lei conferma tutto. Con una lucidità impressionante spiega i dettagli di quella notte di follia, il portarotoli di marmo usato come arma, prova a spiegare gli stati d’animo di una moglie che per l’ennesima volta passa la sera del sabato ad aspettare il marito che non arriva, che al telefono risponde ubriaco e racconta candidamente di essere in giro con un’altra donna, che torna a casa barcollando. Il raptus d’ira, gelosia, follia e violenza scatta proprio quando l’uomo, 61 anni, livornese, infila la chiave nella serratura. Lui non si regge in piedi, lei lo assale, lo sevizia, infierisce. In una sequenza che corre a cavallo tra un film di Kubrick e la storia vera di Lorena Bobbitt, si consuma una tragedia che finirà in ospedale solo quindici, venti ore dopo. Forse per sottovalutazione della gravità delle condizioni del marito, forse per paura, la chiamata al 118 parte solo a metà pomeriggio di ieri.

Quando il medico dell’ambulanza arriva nell’appartamento della coppia - che vive a Livorno da quando è sposata, e ha un figlio adulto -, trova l’uomo in stato di inscoscienza. La prima diagnosi parla di intestino perforato e danni all’apparato genitale. La corsa verso l’ospedale è disperata, viene allestita la sala operatoria. Arrivato in shock room, al 61enne viene riscontrata anche una peritonite. L’intervento è lungo, delicato. L’uomo è in pericolo di vita. E la prognosi, anche dopo la fine dell’operazione chirurgica, resta riservata.

Sono quasi le 18 quando i carabinieri giungono in ospedale. Mezzora dopo l’arrivo dell’ambulanza. La moglie è seduta in sala d’attesa. Aspetta notizie. I militari la chiamano, ci parlano in una stanza riservata. Lei confessa. «Sono stata io». Le chiedono di seguirla in caserma. Viene indagata per lesioni gravissime, ma non scatta l’arresto mancando la flagranza di reato. Il pubblico ministero, Antonella Tenerani, dispone il sequestro

dell’abitazione in cui si è scatenata la notte di sevizie. È in quelle stanze che gli investigatori cercheranno conferme e i motivi di quelle 15, 20 ore passate tra l’aggressione e la chiamata dei soccorsi. Fino a quando l’uomo non potrà raccontare la sua versione.

di Giulio Corsi

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