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In onore del nonno andrò in Vespa fino a Capo Nord

Filippo Logli, ventisette anni, pontederese, prepara l’ avventura: viaggerà in sella a una Px

PONTEDERA. Per la sua immaginazione di viaggiatore dalla vocazione romanzesca, l'impresa è già iniziata da giorni, e lui, Filippo Logli, pontederese, 27 anni, di questa sua prossima sfida parla con dolci parole e frasi poetiche. Come se la Vespa Px 125 dell''82 («In realtà è di mio padre Stefano, ma la guido io da una vita») stesse già macinando l'asfalto in direzione della Norvegia, come se gli occhi, attraverso la plastica della visiera, già inquadrassero scenari estremi, lande desolate, remote distese spazzate dalle brezze artiche. “Andare in Vespa a Capo Nord - scrive sul suo sito, www.filippologli.com -. Percorrere migliaia di chilometri a bordo di un simbolo di libertà che ha appassionato generazioni. Vedere scorrere i paesaggi a 70 chilometri l'ora, accompagnare la strada su curve e salite. Sentire l'avventura che prende forma sotto le ruote. Avere una meta ma assaporare il viaggio in ogni suo attimo. Lasciarsi trasportare e capire che la vera meta è il viaggio stesso. Immergersi nella verde natura del Nord Europa, farsi accarezzare dal vento e contemplare in silenzio il sole di mezzanotte. Poi rimontare in sella sentendosi ripagati delle fatiche. Sentirsi riconoscenti verso la vecchia, fedele Px 125 e sapere di aver portato un pezzo di Pontedera in capo al mondo. Ripartire con le immagini dei bei momenti impresse nei ricordi, sorridere pensando agli imprevisti che rendono l'avventura più emozionante e, come da ogni viaggio, tornare cambiati ed arricchiti di esperienze”.

Sembra già di essere con lui “on the road”, invece tutto deve ancora compiersi: la partenza è prevista tra la fine di maggio e i primi di giugno. Pontedera-Capo Nord e ritorno, circa diecimila chilometri da coprire in un mese. Un bel cimento, per una Vespa d'epoca. Ma gli storici scooter di D'Ascanio a prove del genere sono abituati: nel 1961, due ventenni toscani, Gianfranco Cipollini e Paolo Rastrelli, furono tra i primissimi a raggiungere Capo Nord a bordo di una Vespa («E con le strade di allora non era certo una passeggiata - ricorda oggi Gianfranco - ma la GS 150 non ti mollava mai!»); da allora, in diversi hanno ripetuto il tragitto.

Ma la novità della spedizione di Logli è che la prima patrocinata direttamente dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Piaggio, dal Vespa Club Pontedera e dal Vespa World Club, che a Filippo affideranno propri simboli e stemmi con cui coronare la fine della traversata. «La molla iniziale – spiega lui – è stata proprio l'idea di portare laggiù un pezzo di Pontedera e della sua industria più importante. Io col mito della Piaggio ci sono cresciuto. Mio nonno, Dante, ha lavorato in quei reparti per quarant'anni, e ogni sera, tornando a casa, mi faceva particolareggiati resoconti sulle novità della produzione. Ho capito che era arrivato il momento di unire le mie due passioni: la Vespa e il viaggiare. Grazie ai tanti sponsor che mi stanno dando una mano, ce l'ho fatta. Io e il mio amico Alessandro Pierini, di Montecatini, altro fanatico dell'avventura, partiamo tra 39 giorni».

Trentanove giorni e ventidue ore, per l'esattezza, nel momento in cui controlliamo il count-down che compare sul sito di Filippo. Sembra un'infinità di tempo ma le cose da mettere a punto sono tante, quindi in realtà è pochissimo. Oltre agli aspetti tecnici (la meccanica, a cui sta pensando l'officina di Roberto Busdraghi; le componenti multimediali, a cura di Foto Silvi, che attrezzerà i caschi dei due vespisti con speciali telecamere le cui riprese saranno pubblicate sul sito di Filippo, assieme ai testi del suo “diario di bordo”; i ricambi e l'equipaggiamento, acquistati con l'aiuto di Michelin, Masoni Arredamenti, Carismi e Assicurazioni Axa), c'è la pianificazione degli itinerari, delle tappe. «All'andata faremo la strada più breve, durante il ritorno invece ci sarà lo spazio per diverse soste. Marco Manzoli, segretario del Vespa World Club, mi ha fornito una lista di Vespa Club che vogliono avermi come ospite. Porteremo una tenda, ma utilizzeremo la rete di ospitalità “Couch Surfing”: tu metti a disposizione la tua casa, gli altri ti offrono la loro. Viaggiare significa anche condividere i propri spazi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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