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Naufragio Concordia, la scatola nera può parlare

Il Voyager data recorder ha conservato i dati della navigazione del 13 gennaio: oggi c'è stato il primo incontro tra i periti

Il Voyager data recorder (Vdr) della Costa Concordia, "cuore" della "scatola nera" della nave, è rimasto integro nel naufragio, ha conservato i dati sulla navigazione del 13 gennaio e può quindi essere decrittato dai periti nominati nell'incidente probatorio. Integra anche la maggior parte degli altri apparati sequestrati a bordo e che serviranno a ricostruire la dinamica dell'incidente davanti al Giglio.

La conferma è venuta dagli stessi esperti dopo cinque ore di udienza nell'aula del gip del tribunale di Grosseto proprio nelle stesse ore in cui all'Isola del Giglio si discuteva della rimozione del relitto. Il rischio inquinamento da carburante è ormai scongiurato ed anche il ministero dell'ambiente ha escluso «fenomeni significativi» di inquinamento in mare. Parole che hanno rafforzato l'ottimismo in vista della stagione turistica alle porte.   

Quello di oggi a Grosseto è stato il primo passo operativo verso la lettura dei dati della scatola nera dopo le nomine formali di periti e consulenti sabato scorso alla maxiudienza al Teatro Moderno. L'udienza si è basata su un inventario molto dettagliato degli apparati informatici sequestrati sulla nave e il primo risultato è che il Vdr è stato trovato "a posto". Il Vdr è considerato l'elemento principale della 'scatola nera'. Sia secondo la procura, sia in base ai 50 quesiti posti ai periti dal gip Valeria Montesarchio, il Vdr dovrà dare gli elementi decisivi per la ricostruzione della navigazione della Costa Concordia. Anche i legali degli indagati e delle parti offese attribuiscono al Vdr un 'ruolo' determinante per il proseguimento dell'incidente probatorio e non è un caso che il gip lo abbia messo al primo punto degli strumenti da esaminare.   

L'udienza odierna, con i periti del gip e i consulenti delle parti è stata coordinata dall'ammiraglio di divisione Giuseppe Cavo Dragone, comandante dell'Accademia Navale di Livorno, insieme al contrammiraglio delle capitanerie di porto Francesco Carpinteri, al professor Enzo Dalle Mese della Facoltà di Ingegneria Informatica dell'Università di Pisa e al professor Mario Maestro della Facoltà di Ingegneria Navale dell'Università di Trieste. Il collegio di periti è affiancato dal Gruppo antifrodi telematiche (Gat) della guardia di finanza, che stamani, in aula, ha filmato tutta l'attività dell'udienza, a garanzia delle parti assenti.

Sarà proprio il Gat delle Fiamme Gialle che dal 16 marzo - prossima data dell'incidente probatorio - inizierà a duplicare le memorie digitali originali per ottenere le 'copie forensi' su cui lavorare nella estrapolazione dei dati sulla nave (posizione, rotta, velocità, comunicazioni e molti altri).    Gli esperti procedono con estrema cautela. I periti hanno aperto una  ventina di scatoloni con il materiale sequestrato: appunto il Vdr, ma anche altri computer e gli strumenti di bordo tra cui quelli della plancia, una serie di pc portatili, telefoni cellulari, palmari, altri dispositivi mobili. Tutti strumenti  sequestrati.

Il contenuto degli scatoloni finora custoditi dagli inquirenti è stato confrontato con i verbali per riscontrare che non mancasse qualcosa. I periti hanno anche svolto una verifica dell'integrità di questi componenti e del funzionamento del materiale informatico e tecnico a disposizione. La maggior parte è ok, ma ci sono alcune cose, fra cui cellulari, qualche pc portatile, che è stato ripescato in aree sommerse della nave: quindi nei prossimi tempi andrà capito se l'acqua marina può averli danneggiati e se si possono recuperare i dati dagli hard disk e dalle altre memorie.   

Presenti all'udienza alcune decine tra consulenti, tecnici e avvocati delle parti. Per gran parte del tempo vi hanno assistito i pm di Grosseto Stefano Pizza, Maria Navarro e Alessandro Leopizzi. Anche il difensore del comandante Francesco Schettino, avvocato Bruno Leporatti, è rimasto in aula per quasi tutta la durata. Poi, rispetto all'inchiesta, lo stesso Leporatti, uscendo, ha reso noto di aver depositato il ricorso alla Corte di Cassazione contro l'ordinanza del tribunale del riesame che, confermando gli arresti domiciliari per Schettino, ha rigettato la richiesta di remissione in libertà per il comandante della nave.

«Abbiamo ribadito - ha detto Leporatti - che non ci sono i presupposti per limitare la libertà personale di Schettino. Non c'è pericolo di fuga, né di inquinamento probatorio come dice la procura; nè pericolo di reiterazione del reato come dice il gip». Il riesame nella sua decisione aveva mantenuto i presupposti dell'inquinamento probatorio e della reiterazione. Alla Cassazione, comunque, si è rivolta anche la procura per chiedere il ripristino del carcere per Schettino. Il calendario delle indagini si arricchisce, invece, di altri testimoni.

Un'altra ventina di persone sarà sentita dai pm nei prossimi giorni dopo coloro, dipendenti di Costa, ascoltati ieri a Livorno. Sembra, invece, che la procura non voglia risentire Schettino, esigenza più vicina alla strategia della difesa, anche se Leporatti sull'argomento oggi ha glissato.

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