Quotidiani locali

Con i miei dolci vi stregherò, parola di Gatta

La passione per i mici e la voglia di creare un blog in nome dell’arte della cucina

 

LIVORNO. Il suo nome è Shamira Franceschi, ma per tutti ormai è “Shamira Gatta l'artista dei dolci”, quella che se le chiedi una torta te ne sforna di ogni forma e colore, con decorazioni talmente belle da lasciare senza fiato: quasi un peccato mangiarle. Ma attenzione: se si pensa all'immagine di una donna avanti con gli anni e anche un po’ bruttina, bisogna togliersi quell'immagine dalla testa, perché Shamira – la mamma che legge molti romanzi rosa, le ha dato il nome di una principessa persiana protagonista di uno di questi – è una stupenda ragazza con la pelle di luna (e il suo nome significa proprio raggio di luna), due grandi occhi color del cielo, un sorriso smagliante e i capelli biondissimi («alle elementari mi avevano soprannominato Sailor Moon»).

Una ragazza che a 24 anni sogna come se di anni ne avesse 16 («se potessi vorrei fermare il tempo e vivere per sempre i miei sogni di adolescente» dice), ma che poi fa con grande maturità la mamma: ha una bambina di quattro anni.

Nata a Livorno, da padre livornese, di professione vigile, e madre di origini istriane, impiegata, Shamira Gatta – il cognome d'arte lo deve alla sua propensione per i gatti, soprattutto per Benjamyn, il micione nero amato come un figlio – da qualche tempo tiene un blog (lovelycake- gatta.blogspot.com), frequentatissimo da chi ama la cucina e soprattutto i dolci, dove racconta anche un po' della sua vita e dei suoi desideri, come quello, che vorrebbe realizzare proprio a Livorno, dove ha in progetto di aprire una pasticceria per mettere in pratica ciò che adesso fa in casa e spesso in quella dei clienti, che spesso la ingaggiano per compleanni, matrimoni o eventi speciali, sicuri che lei con la sua arte li renderà unici.

Shamira, lei è originaria dell'Istria da parte di madre, però è nata a Livorno. Una città dove la sua famiglia è venuta per lavoro?

«Ad approdare a Livorno è stata la mia nonna materna Etta, che in tempo di guerra venne via da Cherso, un’isola di poco meno di 3000 abitanti nel golfo del Quarnaro in Croazia che io adoro, perché ha colori bellissimi e un mare cristallino».

Nel blog rivela di essere madre di una bambina che ha battezzato Keira Yamila, nome persiano che significa “portatrice di bellezza”. Anche lei dunque come la sua mamma legge molti romanzi?

«Leggo di tutto, a scuola ci sono sempre andata volentieri e, nel mio tempo libero, i libri mi hanno fatto e mi fanno grande compagnia».

Scrive anche che sua figlia quando lei sta in cucina la imita per gioco.

«Sì. Keira, che come me ha la pelle chiara e gli occhi azzurri ed è una bambina tenerissima, mi aiuta sempre a preparare i biscotti. Ed è in quel modo che le ho insegnato le forme e i colori».

Anche lei da piccola amava stare in cucina?

«Sì, e ricordo che mi incantavo a guardare la nonna che preparava da mangiare: le facevo mille domande e lei paziente mi spiegava ogni cosa».

Una volta cresciuta dunque ha deciso di mettere in pratica ciò che ha imparato.

«A dire il vero la passione per i fornelli è nata in me nel periodo in cui aspettavo Keira, perché prima, pur amando mangiare e cucinare, non avevo mai pensato a specializzarmi e i miei sogni erano altri: ho frequentato il liceo Cecioni a indirizzo artistico, volevo diventare giornalista, ma anche lavorare il vetro, dipingere, cosa che faccio ancora, ma solo per hobby…».

Galeotta fu dunque la gravidanza?

«Proprio così. Avevo molto tempo libero, così ho incominciato a inventare piatti, soprattutto dolci per la famiglia. Poi, vedendo che riuscivo a ottenere buoni risultati, che non solo i famigliari ma anche i vicini di casa e gli amici apprezzavano le mie ricette, ho continuato, trasformando un divertimento in professione».

Una professione che le ha regalato molti fan.

«C'è stato un vero e proprio “passa parola” e ho incominciato a ricevere ordini, soprattutto per i dolci che sono la mia specialità».

In pratica ha dato vita a una sorta di catering.

«In un certo senso sì. E adesso non sono solo i privati che mi chiamano, ma anche i ristoranti o gli organizzatori di eventi. Diciamo che mi sono creata una buona clientela, anche se il mio sogno ha spazi più ampi».

Quali?

«Vorrei aprire una pasticceria. Il nome l'ho già scelto “Lovely Cake” (dolci squisiti) e mi piacerebbe arredarla con le figure dei personaggi di Walt Disney».

Il suo blog è molto seguito.

«Ne sono orgogliosa. Ma ho ricevuto anche molti riconoscimenti e ho vinto parecchie gare di cucina: nel novembre 2009 sono stata invitata a Roma per ricevere l'attestato di “chef del piacere Voiello” per degli spaghetti al nero di seppia con i pistacchi. E, nel 2010, ho vinto il primo premio in un concorso indetto da una ditta che produce confetture biologiche, con una marmellata alla pina colada che sarà messa presto in vendita».

Nel maggio 2011 è stata invitata anche a Venezia dalla Federazione Nazionale Personal Chef.

«Grazie a una tartare di ombrina, una ricetta molto particolare che ha avuto grande successo».

Un successo che l'ha portata a pubblicare ricette su molti libri di cucina e che presto la vedrà anche in veste di autrice.

«A giugno infatti uscirà il mio libro, già in prevendita online. Si intitola “Alchimie in cucina” ed è edito da Ponte Alle Grazie".

Come è nata l'idea?

«Il giornalista gastronomico Allan Bay, dopo aver visitato il mio blog e aver visto la rubrica di cucina molecolare che tengo dal 2010, mi ha proposto di raccogliere ricette e consigli per pubblicarli. Io lì per lì ero un po’ titubante, poi gli ho detto “ci provo”: mi sono messa al lavoro con entusiasmo, anche perché scrivere è sempre stata la mia passione e in cinque mesi il libro era pronto».

È un libro solo di ricette?

«No. Ci sono pensieri, brevi racconti, curiosità e molti trucchi per ottenere piatti sempre perfetti o per rimediare ai disastri. Spiego per esempio come correggere la maionese impazzita, o come cuocere l'arrosto secondo il tipo di carne, prestando un occhio particolare a chi ha intolleranze alimentari e fornendo una serie di ricette per intolleranti al glutine, al lattosio o ai cibi di origine animale».

Preferisce cucinare il dolce o il salato?

« Il dolce, senza dubbio, perché posso sbizzarrirmi di più con le decorazioni».

Nelle sue ricette c'è posto anche per la cucina livornese.

«Certo! Amo molto il pesce e ho inventato diversi piatti – ispirandomi alla cucina locale, per rappresentarla in maniera diversa – come quello del cacciucco inserito come ripieno nei ravioli, che è piaciuta anche agli amanti della cucina tradizionale».

Nel suo blog scrive di adorare la vaniglia.

«È il mio aroma preferito e non solo per i dolci: ho il balsamo alla vaniglia, lo shampoo, il bagnoschiuma, la crema per il corpo, le candele… Per non parlare delle essenze e degli estratti, di cui la mia cucina è sempre fornita».

Guadagna bene con il suo lavoro?

«Se lo facessi tutti i giorni guadagnerei parecchio, ma per ora, purtroppo, l'impegno è saltuario».

Ha mai pensato di proporsi a qualche trasmissione televisiva che le dia maggior visibilità?

« Andare come concorrente non mi interessa. Forse lo farò quando uscirà il mio libro per presentarlo, ma questo dipenderà dall'editore e dal suo ufficio stampa. In ogni caso a me non interessa tanto esibirmi, quanto lavorare bene e portare avanti nel giusto modo una passione che ormai fa parte della mia vita 24 ore su 24».

Fra le sue passioni c'erano anche la decorazione su vetro e la pittura. Oggi sono state accantonate?

«Mi occupo d'arte nei ritagli di tempo, ma solo per rilassarmi, perché la cucina ormai ha preso il sopravvento».

Lei ha anche un compagno. Che lavoro fa?

«Gestisce una pensione per animali domestici».

Potrebbe cucinare anche per cani e gatti…

« Ci ho già pensato e ho partecipato a un concorso a tema».

Le piacerebbe, se le capitasse l'occasione, andarsene da Livorno?

«Dipende da che occasione, ma io nella mia città ci sto bene…Se solo potessi aprire la pasticceria…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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