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Incidente probatorio, nuove accuse a Schettino
"Estromesse" le associazioni ambientaliste

Centinaia di giornalisti e avvocati in piazza Tripoli, dove si trova il cinema Moderno, che ospita l'"anteprima del processo. Battaglia sulla costituzione delle parti

Acque mosse all'udienza per l'incidente probatorio sulla scatola nera della nave Costa Concordia: il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio ha articolato in 50 dettagliati punti il quesito cui i periti dovranno rispondere esaminando la 'scatola nera'; il procuratore Francesco Verusio ha aggiunto, a sorpresa, a carico di Schettino e di parte dei co-indagati, la contestazione del reato di "distruzione di habitat in sito protetto".   

L'udienza ha così marcato altri confini dell'inchiesta che dovrà spiegare come e perché il comandante Francesco Schettino portò la sua nave sugli scogli del Giglio facendola semiaffondare con 4.229 persone a bordo. Un aiuto a chiarire le circostanze del naufragio arriverà dal poderoso quesito formulato dal gip Montesarchio ai periti e su cui si misureranno anche i consulenti delle parti. Quesito che ha messo d'accordo tutti: in aula i rilievi sono stati pochissimi e le eccezioni quasi zero. «Sono abbastanza soddisfatto dei quesiti formulati dal giudice che ha accolto gran parte di quelli proposti dalla Procura», ha commentato il procuratore Francesco Verusio. Il gip cerca dai periti tutte le risposte necessarie a chiarire il perchè del naufragio - la perizia innanzitutto mira a verificare questa ipotesi di reato -, a stabilire che navigazione ci fu quella sera, che rotta si tenne, a che velocità e quali gravi avarie provocò l'urto contro gli scogli al punto da rendere ingovernabile la nave.   

Dalla "scatola nera" - l'apparato di strumenti di bordo della Costa Concordia che ha registrato tutto - vuole anche sapere i comportamenti degli ufficiali, le comunicazioni a bordo e quelle verso terra. Vuol sapere la gestione dell'emergenza e delle operazioni di salvataggio di chi era a bordo. Vuol conoscere la tempistica, le reazioni della meccanica della nave, cosa dicevano i radar tra le 21 e le 23.   

La maxiudienza - oltre 200 persone in aula, tra cui una cinquantina di superstiti, un centinaio di avvocati, i quattro magistrati inquirenti, alcune decine di esperti (non tutti erano presenti; entreranno in pista dal 9 marzo quando ci sarà dal gip un'udienza solo a loro dedicata) - apre adesso una battaglia legale di cui si sono viste le prime scaramucce.

Vero "fulmine a ciel sereno" la nuova ipotesi di accusa per Schettino e gli altri ufficiali a bordo della Costa Concordia: il procuratore Francesco Verusio ha enunciato anche il 733 bis del codice penale tra i reati dell'inchiesta: distruzione o deterioriamento di habitat in sito naturale protetto per aver strappato via lo scoglio de Le Scole e aver danneggiato il fondale davanti al porto del Giglio.

Accusa che si aggiunge alle altre: omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di nave (questa per il solo Schettino), abbandono di persone incapaci, lesioni, omesse comunicazioni di quanto stava succedendo. L'avvocato Bruno Leporatti, in una conferenza stampa, ha invitato però tutti a frenare: «Dove è avvenuto l'incidente e dove c'è il definitivo posizionamento della nave non ci risulta zona sottoposta a Parco dell'Arcipelago Toscano - ha detto -, quindi vedremo se nei fatti c'è il reato di distruzione di habitat in sito protetto».

Ma prima di parlare coi giornalisti, lo stesso Leporatti in aula ha agito discutendo le questioni preliminari ottenendo di far togliere dall'elenco delle parti offese le associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente e Lipu, i comitati dei cittadini, il Codacons: il gip Montesarchio - dopo una camera di consiglio di 40 minuti - le ha estromesse dalla perizia, tanto che legali e consulenti sono usciti in strada anzitempo sulla fine dell'udienza. L'avvocato Giulia Bongiorno, invece, ha eccepito la presenza della Costa spa come parte offesa tanto che il gip, pur mantenendo la compagnia nell'incidente probatorio, l'ha declassata a parte danneggiata, come ha spiegato l'avvocato della Costa Marco De Luca.

Il legale ha comunque riferito che il procuratore Francesco Verusio è intervenuto per dire che la Costa, come società, non è indagata per responsabilità penali nè degli amministratori. «Costa - ha detto De Luca - non è parte offesa ma è parte danneggiata per la perdita della nave e, in prospettiva di un processo, è responsabile civile per il danno cagionato dai suoi dipendenti». «Non si poteva continuare ad equiparare Costa Crociere ai passeggeri, come se fossero parti offese allo stesso modo», hanno commentato altri legali: «Sono posizioni da differenziare e il gip ha recepito questo aspetto».   

Ora ci sono 90 giorni perchè i periti producano la loro relazione. Il gip li attende alla discussione il 21 luglio, ma la prima data operativa è il 9 marzo in tribunale a Grosseto: da lì si comincerà a organizzare il lavoro per svelare i segreti della nave. Questo mentre l'inchiesta va avanti: oggi, a margine dell'udienza, è emerso che la Costa Crociere avrebbe cercato alberghi all'Isola del Giglio, per ricoverare passeggeri

e personale di bordo, ben prima delle 23. Un orario sensibile nella scansione di eventi della sera del 13 gennaio e peraltro sempre Leporatti ha riferito che il suo assistito Schettino continua a ribadire che «la Costa Crociere è sempre stata tenuta informata di cosa accadeva» quella sera.

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