Effetto Fisco: troppi controlli, boom di restituzioni. I concessionari: mercato fermo, ha paura anche chi paga le tasse
Un pescivendolo di Empoli che viaggiava a bordo di una Porsche Cayman da almeno 60mila euro, mentre, nell’arco di ben cinque anni, ne aveva dichiarati al Fisco meno della metà. Una coppia di imprenditori edili abitanti nella stessa zona, ufficialmente quasi poveri, che parcheggiavano sfacciatamente un’altra Porsche, la Boxter, gioiellino da 2.800 centimetri cubici di cilindrata ed oltre 50mila euro di valore, nientemeno che nel cortile della loro casa popolare. Insomma, un bel terzetto di evasori che adesso devono rimpiangere la loro irrefrenabile passione per le superauto, ma soprattutto un ulteriore segnale in questa disperata lotta per il recupero delle tasse non pagate: in sostanza, se si possiede una vettura di lusso, si ha ormai la quasi certezza di incappare in qualche controllo e dover mostrare, oltre al libretto di circolazione, anche il caro e vecchio 740 che qualcuno giura di tenere ormai direttamente sul cruscotto.
Colpo al mercato. Ma, come si sa, la paura fa novanta ed ecco le prime, pesanti conseguenze anche sul mercato: sono sempre di più coloro che si presentano da un concessionario chiedendo di restituire il loro “bolide” per sostituirlo con un’utilitaria. «Sì, molti clienti stanno provando a ridare indietro le loro vetture chiedendo di scendere di cilindrata - conferma Alberto Nelli, uno degli amministratori del Gruppo Nelli, distributore di marchi prestigiosi come Bmw e Toyota ,con sedi tra l’altro a Pisa, Livorno, Pontedera ed Empoli - ed il motivo principale è proprio il timore di diventare obbiettivi della guardia di finanza. E quest’ultima possibilità influenza anche chi paga regolarmente tutte le tasse, perché, dicono quelli che vengono per rivendere l’auto o il Suv, “qualcosa salta sempre fuori”. Alla fine, più che la spesa e la crisi economica che giocano ovviamente la loro parte, è l’effetto psicologico che spinge quindi in questa direzione. Ma l’atteggiamen to blocca tutto: siamo pieni di auto usate e facciamo fatica a ritirarle con ripercussioni negative anche sui modelli più piccoli». «L’effetto si riflette inoltre sule prezzo - conclude Nelli - con la svalutazione che, specialmente dal luglio scorso ad oggi, ha accelerato di un buon 10-15 per cento. Insomma, chi vuole comprare una bella macchina adesso può fare davvero il grande affare».
La rabbia degli operatori. «Mi raccomando, lo scriva chiaramente sul suo giornale - incalza Alessio Gneri, responsabile amministrativo di Auto Italia, concessionaria Mercedes di Ospedaletto, a Pisa -. Dica che gli effetti dei controlli sul nostro mercato sono devastanti perché se in altri momenti arrivare con un’auto con una cilindrata di 4mila centimetri cubici e chiederne una che ne ha la metà serviva anche a muovere i soldi, adesso si devono fare i conti con le difficoltà economiche del settore. Tra l’altro, l’80-90 per cento di ciò che ritiriamo, nel nostro caso più Porsche e Jaguar tradizionali che Suv, non resta in Italia, ma finisce in altri mercati dell’Unione Europea, ad esempio Francia, Germania e soprattutto Belgio». Simile il trend rilevato alla Gt Auto di Livorno, concessionaria Suzuki, dove tra i tanti casi di restituzioni strategi ricordano anche qualche situazione clamorsosa, come il rientro di un Suv Mercedes ML da 70mila euro in cambio di una piccola utilitaria. Ma dalla “sindrome da controllo” non sembrano salvarsi neanche le prestigiose Ferrari «perché - come sottolinea un rivenditore molto noto in Toscana - le vendite delle “rosse” sono praticamente ferme».
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