«E ora l’Asl abbassi certi toni»

Parlano i vertici dell’Associazione Cure Palliative: il servizio non è in discussione, basta forzature

    LIVORNO

    «Il servizio ai malati non è in discussione». E ancora: «Certi toni perentori usati dalla Asl devono essere ridimensionati». Esce allo scoperto l’Associazione Cure Palliative dopo il consiglio direttivo convocato d’urgenza lunedì sera e andato avanti per ore. La nota arriva dopo che la direttrice della Asl, Monica Calamai, ha annunciato un taglio ai finanziamenti previsti dalla convenzione (circa 250mila euro destinati soprattutto ai servizi domiciliari) e l’internalizzazione del personale oggi operanrfe all’esterno (ma in simbiosi) con medici e infermieri dell’ hospice. L’annuncio è arrivato dopo la battuta di Calamai su alcuni promotori del comitato che ha raccolto 6mila firme (di cui fanno parte anche rappresentanti dell’associazione): «Raccolgono le firme contro le liste di attesa e poi fanno da mediatori per accorciare i tempi degli amici...». Così sono scoppiate le polemiche.

    Ora ecco la reazione dell’associazione. Prima di tutto, si preoccupano di sottolineare dal consiglio direttivo con una nota inviata dal presidente Miliano Mattei, «il servizio di assistenza domiciliare a chi soffre di patologie croniche evolutive in fase di termilnalità non è in discussione». «La Legge 38/2010 – continua la nota – per la prima volta tutela e garantisce l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell'autonomia». «Per l’associazione – si legge – tutto ciò ha acquistato significato nel momento in cui l'articolo 4 ha previsto il coinvolgimento delle associazioni private senza scopo di lucro». «Dei cardini della struttura normativa – rivendicano dal direttivo – ne abbiamo fatto l'ossatura della nostra organizzazione, puntando al consolidamento dei risultati raggiunti (...) sempre nel ligio rispetto del protocollo d'intesa che vede l’associazione convenzionata erogatrice del servizio di assistenza domiciliare in sinergia con l'Asl 6».

    Ed ecco la polemica: «I toni perentori usati per sottolineare un eventuale riassorbimento del personale dedito a tale servizio devono essere ridimensionati e ricondotti a un progetto riorganizzativo aziendale, in un sistema sanitario in evoluzione, che vede l'associazione ben disposta a un ulteriore miglioramento qualitativo del servizio e disponibile a confrontarsi con le eventuali fasi di attuazione».

    Ma «discutere sul modello organizzativo di un servizio è una cosa, creare vibrazioni perché diventino funzionali a manovre diverse è un aspetto da cui l'associazione prende le distanze. La polemica genera attriti , la critica stimola la crescita. I dati dell'attività e i bilanci sono disponibili in rete per chiunque voglia collegarsi al sito ufficiale». «Tutelare i diritti del malato resta un elemento fondamentale di una democrazia – chiudono – ma se poi non facciamo in modo che questi diritti si trasformino in qualcosa di concreto non si sarà ottenuto niente». Poi ai livornesi: «L’associazione è e rimane vostra».

    Juna Goti

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

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