Vendite e sacrifici ecco il piano per la Compagnia

Il consulente finanziario delle banche ha lavorato con Raugei & C. a una profonda revisione organizzativa

    LIVORNO

    In un porto in grave crisi – “E’ suonata l’ultima campanella”, hanno detto un po’ tutti in un recente convegno – la Compagnia portuali è impegnata a rifare i conti. E preparare in tempi stretti un piano di scelte importanti e dure per trovare un nuovo punto di equilibrio. Un piano che sta velocemente prendendo forma sotto la spinta di un consulente esterno, caldeggiato al vertice di Cpl dal mondo bancario, a cominciare da Fidi Toscana.

    A passare al setaccio conti, attività e prospettive è infatti arrivato dal 3 gennaio Alberto Bruschini, una carriera dentro Fidi Toscana, Cassa di risparmio di Prato e Monte dei Paschi, e che oggi rappresenta quel pool di istituti di credito capeggiato dalla Cassa di risparmio di Firenze (che comprende tra l’altro Popolare di Vicenza e Mps) con cui lo scorso anno la Compagnia ha consolidato un finanziamento di 8 milioni e mezzo di euro. Bruschini ha messo a punto un piano e ne sta discutendo con il vertice della Compagnia per arrivare alle decisioni finali e a tutti i passaggi formali, a cominciare dall’assemblea dei lavoratori. «Ancora non c’è niente di deciso, stiamo valutando le scelte da fare», dice il presidente della Compagnia Enzo Raugei. Ma «Il Tirreno« è in grado di anticipare le linee di fondo dell’intervento che è sul tappeto.

    I bilanci. Per la Compagnia il 2011 non è stato un anno facile, avendo perduto almeno un 20% di valore della produzione, legato in particolare ai traffici legati alle auto. Non ugualmente sono scesi i costi. E il tema centrale è proprio lo sbilancio strutturale della gestione operativa. Nel bilancio consolidato del 2010 la Compagnia aveva chiuso in utile per 2 milioni e 154mila euro ma grazie a operazioni straordinarie di vendita per oltre 6milioni e mezzo di euro. La gestione operativa (ricavi per 62 milioni e 371mila euro e costi per 63milioni e 432 di cui 30 di personale) invece aveva segnato un deficit di 1 milione di euro oltre a interessi passivi per quasi 2 milioni e mezzo.

    A quanto è dato sapere, il bilancio 2011, in via ancora di definizione, arriverà a un sostanziale pareggio finale grazie ancora a operazioni straordinarie: in questo caso alla cessione in leasing per quasi 6 milioni dei terreni del Reefer, il polo per il trattamento dell’ortofrutta che è appena partito e che è uno degli altri punti critici. Insomma, la gestione corrente delle molte attività che fanno capo alla Compagnia non produce utili. E’ evidente che le cessioni di beni non possono proseguire all’infinito anche se il patrimonio complessivo è importante e nell’insieme fa da garanzia.

    La cessione di asset. L’analisi messa a punto dal consulente delle banche porta dunque a individuare per la Compagnia la necessità di recuperare in tempi molto stretti 10 milioni di euro attraverso proventi straordinari che possono derivare dalla cessione di qualche asset. Così da darsi il tempo per intervenire sugli altri fronti della galassia imprenditoriale e puntare già a fine 2012 e soprattutto entro il 2013 a una gestione operativa in utile. Ma oggi c’è la necessità di far cassa. Anche perché a fine mese la Cpl dovrà restituire 3 milioni di euro a Negri, il socio genovese al 50% in Darsena Toscana. Qualche settimana fa si diffuse la voce che la Compagnia avesse già ceduto un 20% della TDT e dai sindacati aziendali e non solo partì addirittura una diffida. In verità, a fine febbraio Cpl può semplicemente rimborsare i 3 milioni avuti in prestito. Se non lo fa scatta la cessione del 20% delle quote ma anche qui senza automatismi.

    Che cosa vendere. Tre sembrano essere le opzioni per la Compagnia per fare cassa e sulle quali si starebbe discutendo nel consiglio. La vendita del Palazzo dei portuali (già messo in garanzia alle banche per il maxi finanziamento), la cessione del Faldo o appunto la vendita delle quote di Tdt. Quest’ultima sembra la soluzione più invisa tanto ai sindacati quanto ai vertici istituzionali della città che in questi giorni stanno seguendo con grande attenzione l’evolversi della situazione. Visto l’andamento del mercato immobiliare, è anche difficile immaginare la vendita del Palazzo dei portuali – senza oltretutto previsioni urbanistiche chiare sulle destinazioni d’uso possibili – e dunque un’opzione molto caldeggiata è l’attività del Faldo, il grande centro di smistamento delle auto, ritenuto non strategico e valutato in 60 milioni di euro. Si dice che ci siano contatti esplorativi in corso con qualche operatore internazionale e realtà imprenditoriali locali. Insomma tre fronti - tutti complessi - sui quali il vertice della Compagnia starebbe facendo verifiche in tempi strettissimi.

    I costi del personale. La riduzione dei costi del personale, un piano di sacrifici e di piena consapevolezza della complessità della situazione economico-finanziaria, è l’altra richiesta forte che arriva dal sistema bancario. Precedente a qualunque vendita. Tanto che si terrà entro il 15 febbraio un’assemblea straordinaria dei soci. All’ordine del giorno la necessità di andare oltre i risparmi ottenuti con il contratto di solidarietà già in atto, attuando una riduzione del costo del lavoro del 20% per quest’anno e di un 10% invece per il prossimo anno. E’ evidente che è il passaggio più importante e complesso. Ma è ritenuto una condizione irrinunciabile dal mondo bancario: meno costi e ottimizzazione dell’impiego della forza lavoro come base per ricontrattare i finanziamenti con gli istituti.

    La ricerca di nuovi ricavi. Riuscire a migliorare la redditività del Reefer – per il quale la Compagnia ha un leasing di 20 milioni di euro – è l’obbiettivo numero uno. Visto che il contesto economico e commerciale è profondamente cambiato rispetto al momento della partenza dell’investimento. Ma anche cercare nuove alleanze nel porto per essere complessivamente più competitivi.

    La riorganizzazione interna. Entro aprile dovrebbe essere poi messo a punto un definitivo piano industriale che vedrebbe anche una complessa riorganizzazione gestionale per rendere più manageriale il gruppo Compagnia. L’ipotesi messa nero su bianco è di separare i ruoli tra controllore e controllati. Oggi il consiglio di amministrazione della CPL (eletto dai 400 soci) è al tempo stesso anche il consiglio della Cilp srl, il braccio operativo che fa da impresa terminalista. Cilp dovrebbe invece avere un consiglio indipendente e un manager a guidarla per svolgere un ruolo industriale senza interferenze. Stesso discorso per le altre società controllate da Cpl e Cilp, così da scindere i ruoli e dare a ciascuna società un chiaro budget di esercizio da raggiungere, sottoposto a verifica.

    Inoltre, è ipotizzata anche una semplificazione del sistema delle controllate, in parte incorporate, per razionalizzare funzionalità e costi. Insomma, la capogruppo – la Compagnia – dovrebbe alla fine di questo processo avere il ruolo centrale di indirizzo e controllo delle società controllate e partecipate che invece avranno obbiettivi di budget definiti da perseguire in piena autonomia funzionale.(a.l.)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 febbraio 2012

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