Dopo la Caporetto del dicembre 2010 Rfi ha investito 2 milioni. Ora bisogna intervenire sulla costa
di Carlo Bartoli
FIRENZE. Dopo il mercoledì mattina da cani dei pendolari toscani, ieri neve e gelo hanno messo solo limitatamente i bastoni tra le ruote dei treni regionali, mentre il traffico a lunga percorrenza ha risentito del maltempo in altre zone d'Italia. Ieri, infatti, i problemi che si sono verificati a Bologna hanno provocato ripercussioni sulla linea Porrettana e sulla linea storica Prato - Bologna, con servizi sostitutivi per i pendolari.
Le cancellazioni (20 su 170) sono state determinate quasi esclusivamente dai piani di riduzione di Rfi che scattano con i piani di emergenza neve. Sulla Porrettana, tre treni sono stati sostituiti con altrettanti bus; sulla Faenza-Borgo San Lorenzo le tre cancellazioni hanno provocato maggiori disagi, dato che i passeggeri hanno dovuto utilizzare treni successivi.
Quattro le cancellazioni sulla Bologna-Prato, due sulla Chiusi-Siena, tre sulla Empoli- Firenze Porta a Prato e altrettante sulla Siena-Empoli. Sulle altre linee la circolazione è stata regolare.
Per quanto riguarda i ritardi superiori ai quindici minuti se ne sono registrati 9, con una punta massima di 28 minuti sul convoglio 6649 partito da Firenze e che sarebbe dovuto arrivare a Empoli alle 6,36 e di 25 minuti per il Piazza al Serchio-Lucca delle 5,40. Resta il problema di una mattinata, quella di mercoledì, nella quale i pendolari della Toscana costiera si sono trovati a far fronte a disagi sproporzionati rispetto all'entità delle nevicate. Sul banco degli accusati Rfi, l'azienda che gestisce la rete ferroviaria, che dopo il mega flop del 17 dicembre 2010 è corsa ai ripari solo nella Toscana centrale. Lo scorso anno, infatti, sono stati investiti 2,2 milioni di euro sul nodo fiorentino, provvedendo a ammodernare gli scambi, dotandoli di sistemi di riscaldamento automatico. La giornata di mercoledì ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la neve può cadere anche lungo il litorale e le temperature possono scendere sottozero anche sul versante tirrenico. I disservizi si sono verificati a causa degli scambi ghiacciati tra Livorno e Pisa e malgrado l'intervento delle squadre di Rete Ferroviaria per sghiacciare a mano gli scambi. Insomma, la lezione del dicembre 2010 è servita solo per mettere in sicurezza l'area fiorentina, ma ha confermato che lo scongelamento manuale degli scambi non è in grado di garantire la regolarità del servizio. «Per questo - spiega l'assessore regionale Luca Ceccobao - serve un investimento adeguato sulle tecnologie ferroviarie, almeno sui principali punti nevralgici e sugli scambi principali. Abbiamo già fissato a fine mese un incontro con l'ad di Rfi per ottenere un piano di investimenti analogo a quello fatto sul nodo di Firenze».
Al blackout di Livorno, mercoledì si sono poi aggiunti altri due problemi: da una parte il ritardo nella fornitura di carrozze e locomotive da Liguria e Emilia, a causa dei problemi che si sono verificati a Faenza e Spezia; in più si sono aggiunti nel pomeriggio problemi alla circolazione ferroviaria nel Pistoiese a causa della caduta di alcuni alberi.
L'altra criticità riguarda l'assistenza ai cittadini. «Le Ferrovie - spiega Ceccobao - ci avevano assicurato che al momento di far scattare il piano neve, con la conseguente riduzione del servizio, sarebbero state assicurate informazioni esaurienti ai viaggiatori». In ogni stazione media e grande, avrebbe dovuto essere messo a disposizione dei clienti personale adeguato e disponibili delle tabelle con i nuovi orari dei treni in transito. Così, in molti casi, non è stato. «A Santa Maria Novella le persone che si rivolgevano all'accoglienza clienti si sentivano rispondere che potevano fornire info solo sui convogli a lunga percorrenza e non sui treni regionali. Una situazione inaccettabile».